<?xml version='1.0' encoding='ISO-8859-1'?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340</id><updated>2008-12-14T16:04:38.437+01:00</updated><title type='text'>rilloblog</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://www.rilletti.it/atom.xml'/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>801</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-3210268531628880332</id><published>2008-12-03T09:33:00.003+01:00</published><updated>2008-12-04T18:30:20.848+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Tra pochi secondi vestirò la calzamaglia e cambierò personalità, professione, postura e atteggiamento. Tornerò quello di prima, però migliore. Poi rientrerò a casa, riporrò con cura la calzamaglia nello zaino, stilerò il preventivo dell'Uomo Ragno, indosserò mutande di ghisa e lo consegnerò al cliente che pure a lui converrebbe indossarle, le mutande blindate.&lt;br /&gt;Solo dopo, di nuovo a casa, potrò riaccendere il camino. Per ripartire quasi subito, destinazione Camera di Commercio: altra vita, altro abito, altra personalità.&lt;br /&gt;Tutto questo, mi diverte. Qualcuno è incredulo. Io pure, del suo angosciante modo di vedere una vita sola.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/3210268531628880332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/3210268531628880332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/12/tra-pochi-secondi-vestir-la-calzamaglia.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-6139705137776009003</id><published>2008-11-26T20:52:00.004+01:00</published><updated>2008-12-14T15:56:36.861+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Vorrei essere Villari.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6139705137776009003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6139705137776009003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/11/vorrei-essere-villari.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-585487560012591400</id><published>2008-11-14T00:20:00.002+01:00</published><updated>2008-11-17T23:24:20.006+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>prova</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/585487560012591400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/585487560012591400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/11/prova.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-6913112756334594422</id><published>2008-11-07T14:08:00.009+01:00</published><updated>2008-11-07T15:27:30.942+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;Del pregiudizio e del fumo (grazie socio)&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.anobii.com/books/0160b1dbdf317bcf6d/" title="Per saperne di più su E' facile smettere di fumare"&gt;&lt;img src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=0160b1dbdf317bcf6d&amp;time=0" title="Per saperne di più su E' facile smettere di fumare" border="0" alt="Immagine di E' facile smettere di fumare" style="padding: 5px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non so se te l'ho già detto, ma anni fa smisi di fumare e andai bene per qualche tempo, forse due anni o più. &lt;br /&gt;Poi, durante una notte passata a casa di un amico a lavorare fino all'alba su una stronzissima campagna pubblicitaria, feci un tiro di Marlboro e riiniziai a fumare.&lt;br /&gt;Il tempo passò e il beneficio di quella mia lunga pausa dalle sigarette sfumò non senza lasciare un seme, però: quello della consapevolezza che al mondo esisteva qualche cosa di molto più forte della mia volontà e che mascheravo come piacere, compagna, stampella e con altri mille nomi e moventi. Ad esempio, mi ripetevo che io non ero un fumatore come gli altri, io le sigarette me le rollavo da me. Quindi fumavo diverso.&lt;br /&gt;La scorsa estate, il mio socio mi regalò un libro. Mi disse che era grazie a quello che da due anni e nell'arco di un solo fine settimana decise di smettere di fumare definitivamente. Mi disse che come fossi arrivato all'ultima pagina, avrei smesso di fumare. Garantito.&lt;br /&gt;Ne iniziai la lettura mentre ero immerso in &lt;i&gt;L'eleganza del riccio&lt;/i&gt; (se non lo hai letto, ti manca davvero qualcosa) e di &lt;a href="http://www.anobii.com/books/E_poi_siamo_arrivati_alla_fine/9788854501416/01a5ce1796824fb843/" class="linktxt" target="_blank"&gt;&lt;i&gt;E poi siamo arrivati alla fine&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;. Immaginate voi.&lt;br /&gt;Ovviamente lo richiusi quasi subito, annoiato da quell'impianto così americano, da venditore televisivo di aspirapolveri o Tupperware. Mi sembrava di leggere i discorsi di Berlusconi, quelli per il pubblico del TG4 ma senza le consuete menzogne: pochi concetti, ripetuti e spiegati a prova di imbecille.&lt;br /&gt;Però, siccome non sono ancora del tutto idiota, ho continuato a leggerlo poco per volta. Infine, terminai di leggerlo in tre mesi. E, indovinate un po'? Finito di leggerlo tutto, smisi di fumare.&lt;br /&gt;Ora, io non è che voglia convincere tutti i fumatori a smettere, ma mi piacerebbe convincere i miei &lt;b&gt;amici fumatori&lt;/b&gt;, e quindi anche te, a spendere l'equivalente di due pacchetti di sigarette per comprarsi questo libro: ti ho consigliato tanti bei romanzi, no? Ora ti chiedo solo di leggere &lt;a href="http://www.anobii.com/books/0160b1dbdf317bcf6d/" class="linktxt" title="Per saperne di più su E' facile smettere di fumare"&gt;E' facile smettere di fumare&lt;/a&gt; fino alla fine.&lt;br /&gt;Posso rassicurarti sulla mancanza di terrorismi relativi al cancro ai polmoni o a che altro e ti posso garantire che non è un metodo basato sulla forza di volontà di smettere che tanto né tu né io abbiamo mai avuto veramente, visto che quella mia pausa di due anni non fu smettere, bensì astensione.&lt;br /&gt;Te ne dovevo parlare perché è così assurdo, credimi. Non è normale tutto questo. Poi capirai.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6913112756334594422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6913112756334594422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/11/del-pregiudizio-e-del-fumo-grazie-socio.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-8520524640855235351</id><published>2008-10-30T00:35:00.001+01:00</published><updated>2008-12-14T16:04:38.456+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>ancora non ci si stanca di questa pioggia grigia</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/8520524640855235351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/8520524640855235351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/10/ancora-non-ci-si-stanca-di-questa.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-6064047049898947452</id><published>2008-10-29T14:19:00.004+01:00</published><updated>2008-10-30T00:31:10.145+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;In sospensione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La telefonata che rimando.&lt;br /&gt;Il cliente che non richiamo.&lt;br /&gt;Le chiavi che perdo, che cercherò più tardi.&lt;br /&gt;L'amico a cui non scrivo, ancora.&lt;br /&gt;Il bacio che non le ho dato stamattina.&lt;br /&gt;Il bacio che non gli ho &lt;i&gt;mai&lt;/i&gt; dato.&lt;br /&gt;Le storie che non ho raccontato.&lt;br /&gt;La passeggiata che non ho fatto.&lt;br /&gt;I parenti che non ho più sentito.&lt;br /&gt;Quel cassetto che non ho ancora messo in ordine.&lt;br /&gt;Il corso che non ho ancora frequentato.&lt;br /&gt;I complimenti che mi sono rimasti in gola.&lt;br /&gt;Quel saluto che non mi costava nulla se non rimanere qualche secondo in più fuori, ad aspettare.&lt;br /&gt;Tutte le cose che ho lasciato in sospeso sono lì, in orbita sopra la mia testa.&lt;br /&gt;Mi basta alzare un braccio.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6064047049898947452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6064047049898947452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/10/in-sospensione-la-telefonata-che.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-7231036898331963587</id><published>2008-10-12T08:50:00.004+02:00</published><updated>2008-10-14T16:19:39.325+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;Feisbùc&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Se devo dire la verità, non so se mi va di sapere che cosa fai oggi, potevi addirittura essere morto.&lt;br /&gt;Non voglio neppure sapere che a diciotto anni ti fidanzasti con Chiara, che hai conseguito un Master in comunicazione e che a soli 27 sei diventato il più giovane dirigente di una banca svizzera.&lt;br /&gt;Nemmeno voglio sapere che razza di stronzo eri considerato dai tuoi colleghi.&lt;br /&gt;E neppure che ingrassasti venti chili subito dopo la nascita del tuo terzo figlio, avuto da un secondo matrimonio.&lt;br /&gt;Mi accontento di quello che ricordo e che spero durerà a lungo nella mia memoria, ovvero di un bambino nero nero di capelli, di un nero che non si era mai visto in via De Ruggero. Di una erre moscia e di una voce squillante e profonda, quella del leader. Prendevi a calci il pallone e sembravi Maradona appena arrivato al Napoli.&lt;br /&gt;Tuo padre, dicevi, aveva cinque automobili e comunque sempre una in più di quello di Tiziano L.&lt;br /&gt;Non so come mai, ma fra tante persone che ho conosciuto da ragazzino, questa mattina mi sei venuto in mente tu che sei stato in classe con noi sì e no qualche mese, giusto il tempo di cambiare casa ancora una volta.&lt;br /&gt;Tuo padre era dirigente di una compagnia petrolifera e cambiava città come noi cambiavamo mutande, almeno una volta all'anno. Così un giorno ci dicesti ciao, senza troppi preavvisi e salamelecchi, proprio come si fa da piccoli. Ciao e basta. Puf, mai più. Puf, un banco vuoto.&lt;br /&gt;Ricordo però che la tua presenza, intendo quella fisica, continuò a manifestarsi tra noi per qualche tempo ancora. I cross di Giuseppe andavano sempre a cercare la tua testa, le piccole risse scherzose che mettevamo in scena tra noi cercavano sempre i tuoi pugni, gli scambi di figurine ti vedevano sempre come protagonista assente.&lt;br /&gt;Poi, non so bene quando, un bel giorno sparisti del tutto: nessuno ti citava più, qualcun'altro al tuo posto prendeva a testate i cross di Giuseppe e le risse si fecero vere. &lt;br /&gt;E di te, fino a ieri, nessuno conosceva più persino l'esistenza. In altri tempi, saresti rimasto per sempreun buco invisibile nella nostra memoria.&lt;br /&gt;Oggi, grazie a Facebook, sono in grado di ricordarmi di te e di tutto quello che abbiamo condiviso: i compiti, le barzellette, le partitelle, quel mazzo di figurine Panini 1983 che ti prestai e che, partendo, non mi restituisti mai più. &lt;br /&gt;Ridammelo, bastardo.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/7231036898331963587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/7231036898331963587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/10/feisbc-se-devo-dire-la-verit-non-so-se.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-4308575792022870349</id><published>2008-09-26T06:12:00.005+02:00</published><updated>2008-09-26T22:58:20.708+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Capita di svegliarmi alle quattro di un mattino senza sonno e incominciare a girare per casa cercando cosa farne di questa veglia inaspettata.&lt;br /&gt;Ora, ti confesso, vorrei uscire. Anzi, vorrei che fosse caldo, per la precisione fine luglio e quindi vorrei uscire, prendere la bicicletta e fare quel giro che facevo in pattini da Montalbano per Marcignago, poi dentro a sinistra nella stradina tutta curve e risaie dove c'è quella quercia che sembra piantata nell'asfalto finché non ti avvicini e la strada fa uno scarto all'improvviso per evitare quell'enorme indigeno ligneo che è li da sempre, perlomeno a memoria d'uomo.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il legno.&lt;/b&gt; Quando ti avvicini a un albero di una certa età, uno di quelli dinanzi ai quali ti devi scappellare e fare la riverenza, avere indosso un paio di pattini è imbarazzante.&lt;br /&gt;Sei fuori luogo, specialmente se sono dei pattini in linea.&lt;br /&gt;Fortuna che la quercia mi ha visto con i quad, scarpe Chester nere e parapunta di pelle, che una volta me li personalizzavo tutti. Così sembro un po' più antico e vero.&lt;br /&gt;Quando ti avvicini a un albero simile, ti dicevo, ti fermi e lo guardi e ti chiedi chi o cosa diavolo gli permise mille anni fa di crescere indisturbato in mezzo a tutto quell'arato.&lt;br /&gt;Immagini il padre e la madre e la loro conversazione masticata su di un tavolaccio, davanti a una stufa, pelando patate:&lt;br /&gt;- Cosa ne facciamo dell'albero?&lt;br /&gt;- Lo piantò il nonno per delimitare il terreno.&lt;br /&gt;Poi ci sarebbe silenzio, pulizia del tavolaccio e un buonanotte sussurrato, forse anche del sesso sottovoce e poi dei figli che si arrampicheranno su quel tronco.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I figli.&lt;/b&gt; Non si chiederanno che fine farà quella vecchia quercia perché fu anche la loro mamma. La sua corteccia li grattò e li cullò dai tre anni in poi.&lt;br /&gt;Stanno là, sotto la sua ombra. Di lontano sembrano silenziosi, come dietro una barriera antirumore. Uno di loro sfila distrattamente uno stelo di graminacea e lo ciuccia. Sembrano eterni nella loro spensieratezza, una risata echeggia lontana.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il passante.&lt;/b&gt; Li osserva e non dovrebbe essere là. Indossa dei buffi e antiquati schettini da pista, ridicolmente elaborati. Sulla punta delle scarpe, un ritaglio di cuoio nero, la piastra avanzata un po' retrò. Passa e si ferma, attratto da quelle pennellate e da quella rustica colazione sull'erba.&lt;br /&gt;Loro forse lo notano ma tornano subito ai loro discorsi, ai loro silenzi che forse non avevano nemmeno lasciato. Lui, un'ombra di nuvola passeggera, lo sbattere d'ali di un macaone.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La quercia.&lt;/b&gt; Ci osserva e mette i brividi pensarla altrove. Il cielo sembra appoggiarsi alla sua fronda: giù lei, giù tutto. La strada pare investirla, ma fa uno scarto all'improvviso, te l'ho mai detto? Dovevano abbatterla, quasi mille anni fa ma poi il padre, la madre, il tavolaccio, i figli.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/4308575792022870349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/4308575792022870349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/09/capita-di-svegliarmi-alle-quattro-di-un.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-1913350198545698489</id><published>2008-09-14T18:22:00.003+02:00</published><updated>2008-09-14T18:34:22.585+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;L'aspersione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;A Chioggia, un uomo ha sorpreso &lt;a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=30959&amp;sez=HOME_INITALIA" class="linktxt"&gt;la moglie a letto con il prete&lt;/a&gt;, intimo amico di famiglia.&lt;br /&gt;Intervistato dalla redazione del nostro blog, il curato si è difeso così: "La stavo solo benedicendo".&lt;br /&gt;&lt;i&gt;fonte: &lt;a href="http://www.cieloditraverso.blogspot.com/" class="linktxt"&gt;cieloditraverso&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1913350198545698489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1913350198545698489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/09/laspersione-chioggia-un-uomo-ha.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-5121952812905195118</id><published>2008-09-09T22:40:00.003+02:00</published><updated>2008-09-10T14:16:01.445+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;La giusta distribuzione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La soluzione del maestro unico è evidentemente un ingrediente fondamentale per cercare di tornare ad avere una scuola un minimo decente, pure i banchi lo sanno e coloro che protestano in proposito sono chiaramente interessati o semplicemente manipolati. &lt;br /&gt;Se proprio non si riesce a capire con il semplice buon senso, basta un calcolo facile facile.&lt;br /&gt;Posto che, diversamente dal regime di Maestro Unico, i maestri attualmente sono tre per classe e fatto cento il numero dei maestri, tra questi indubitabilmente il 30% è inadatto alla professione o semplicemente idiota  o comunque  grato al fato di avere vinto un conscorso nonostante quanto appena detto (accade in ogni professione, mica ce l'ho con i maestri).&lt;br /&gt;Risulta che, nel caso del maestro unico, solo il 30% delle classi si troveranno ad avere un maestro idiota.&lt;br /&gt;Nel caso dei tre maestri, invece, statisticamente ogni classe, il 100%, avrebbe un idiota in cattedra. Uno su tre, ma comunque almeno uno.&lt;br /&gt;Matematica, mica niente, eh?</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/5121952812905195118'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/5121952812905195118'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/09/la-giusta-distribuzione-la-soluzione.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-6060110623244937603</id><published>2008-08-22T10:19:00.003+02:00</published><updated>2008-08-22T10:53:31.677+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;Il sole in corte&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;In cortile, c'è aria nuova. Sono arrivati, infatti, i nuovi vicini ad abitare una casa che andava vuota da ormai venticinque anni. &lt;br /&gt;Il precedente proprietario, come spesso usa da queste parti, era attaccato alla casa come un Malavoglia ai lupini e non cedeva l'abitazione a nessuno, neppure ai parenti, amministrando ragni, Ici ed echi lontani dalla sua residenza di Milano.&lt;br /&gt;D'un tratto, forse presagendo chissà quale catastrofe, ha deciso di venderla al lontano parente che abita qui il quale, dopo averci a lungo lavorato ha deciso di cederla in locazione.&lt;br /&gt;L'arrivo dei nuovi vicini ci è stato annunciato ieri l'altro: 'Non parcheggiate in corte, domani ci sarà il trasloco'. L'evento mondano.&lt;br /&gt;Mezza Giovenzano, puntuale come a Teatro, si è così riunita in parte fuori in parte dentro la corte, chi perché ci abita, chi perché ha dentro un parente, chi con scuse che più bieche non si può ('Scusa, ho finito da leggere, mi presti la Metamorfosi di Kafka?').&lt;br /&gt;Ha fatto così la sua apparizione il camion. Targato Napoli.&lt;br /&gt;Ora, dovete mettervi nei panni di chi abita qui da secoli senza mai neppure avere visto Milano (che dista si e no venti chilometri).&lt;br /&gt;Già vent'anni fa, l'arrivo del primo marocchino che vendeva tappeti scosse non poco l'equilibrio sociale, costringendo il povero extracomunitario a imparare il dialetto locale, figuriamoci una famiglia intera di napoletani! Sempre che a essere di Napoli non fossero solo i traslocatori.&lt;br /&gt;Al camion ha fatto immediatamente seguito una Opel Zafira, anch'essa targata NA e il dubbio è stato chiarito: sono proprio &lt;i&gt;teroni&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Dopo un primo momento di smarrimento, il Gesa, il più galantuomo, si è presentato.&lt;br /&gt;A lui ha fatto seguito Bepi che, come un conquistatore sulla spiaggia colombiana, ha chiarito subito come stiano le cose qui: 'Facciamo la raccolta differenziata, &lt;i&gt;noi&lt;/i&gt;'.&lt;br /&gt;Loro hanno ringraziato e sorriso quando, alzato lo sguardo hanno scorto una bandiera del Napoli con l'effige di Maradona incisa al centro, divertiti anche dallo spettacolo offerto dal Vusa che aveva mandato a memoria qualche frase da un film di Totò.&lt;br /&gt;Come si è riunito, così il comitato di benventuo si è sciolto, lasciando i nuovi arrivati al duro lavoro del riordino delle loro cose.&lt;br /&gt;Io, per conto mio, mi sono presentato e ho detto loro di chiedere pure in caso di bisogno, ma non hanno mai chiesto nulla, organizzati meglio del Gondrand.&lt;br /&gt;Ora sono un po' al pc e un po' qui fuori a sistemare la macchina per la partenza e li vedo indaffarati, loro e gli amici che sono accorsi ad aiutarli, tutti di giù, con quel dialetto solare che, chissà perché, mi fa sentire un po' più a casa che non queste risaie nebbiose.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6060110623244937603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6060110623244937603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/08/il-sole-in-corte-in-cortile-c-aria.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-1570484637616338603</id><published>2008-07-31T22:52:00.007+02:00</published><updated>2008-08-19T21:23:31.363+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Bussi alla porta e inciampando come inciampano i tuoi pensieri, mi porti una fetta di torta.&lt;br /&gt;- E' per Eva, e mentre lo dici ti sei già impiastricciata una mano di crema chantilly. I tuoi pensieri.&lt;br /&gt;Ti volti e strappi un foglio di scottex per pulirti, ma rimani ugualmente appiccicosa. La tua vita.&lt;br /&gt;Poi saluti, sei senza parole e non so nemmeno se tu ne abbia mai avute.&lt;br /&gt;Ma la maternità ti fa più grande e indietro non si torna.&lt;br /&gt;Mentre varchi la soglia per uscire, ti chiedo se hai bisogno di qualche cosa, se ti vuoi fermare, che la tua solitudine crocchia sotto le suole.&lt;br /&gt;E, infatti, ti fermi, piantata e metà del cortile. Di là, una festa: tuo figlio compie un anno. Da noi, il silenzio e forse una parola che non sarà di nessun aiuto, ma nemmeno di fastidio.&lt;br /&gt;- Meglio che vada, mi dici. E dopo un secondo di silenzio, di quei silenzi che capisci subito essere di quella pregiata razza che precede frasi importanti, fai scappare lo sguardo come un'oliva verso un orizzonte tappato di case - Mi auguro che non ti capiti mai una sfortuna come la mia.&lt;br /&gt;Sono parole pesanti e di ghiaccio, che non rinfrescano affatto questa serata di afa melassa.&lt;br /&gt;Chiudo il portoncino e accompagno i miei ragazzi a dormire.&lt;br /&gt;Poi torno di sotto e ti scorgo dalla finestra, da sola, immersa chissà in quali pensieri, in chissà quali momenti che ti hanno rubato, che ti hanno rubata.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1570484637616338603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1570484637616338603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/07/bussi-alla-porta-e-inciampando-come.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-2932880699703307511</id><published>2008-07-21T19:09:00.003+02:00</published><updated>2008-07-21T19:21:44.072+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;b&gt;Ah, toccava a me?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Sono giorni che navigo sul mio blog, in attesa che qualcuno faccia la sua mossa: un commentatore, un associato al blog, un hacker che ne corrompa le stringhe mortali.&lt;br /&gt;Credo tutti conoscano quella vignetta in cui due scacchisti rimangono in silenzio assorti nei loro calcoli per giorni e giorni, entrambi convinti che tocchi all'altro. Quindi, credo stia a me postare, visto che non riesco a commentare il mio stesso blog...&lt;br /&gt;Beh, l'altro giorno, da sotto una tenda da settantanove euro, ho cercato di bloggare via cellulare senza successo. Avevo in mente una sorta di sonetto sul fondoschiena di mia moglie ed era anche uno spettacolo; ma ora mi è passato di mente, il sonetto.&lt;br /&gt;Piccola nota: mi rimane il dubbio che il tempo sia davvero fetente e mi scorra tutto intorno senza farsi vedere, zitto zitto. A me piace così, ma non vorrei svegliarmi un giorno a ottant'anni senza essere passato dalle altre caselle, chiaro?</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/2932880699703307511'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/2932880699703307511'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/07/ah-toccava-me-sono-giorni-che-navigo.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-1919271164123536257</id><published>2008-06-09T20:24:00.002+02:00</published><updated>2008-06-09T20:34:28.167+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Non è da tutti cercare la voce &lt;b&gt;posologia&lt;/b&gt; sulla confezione del &lt;i&gt;KitKat fine dark&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;In ogni caso, sono arrivato a sei nell'arco di tre ore e non mi si è ancora sciolto il buco del culo.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1919271164123536257'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1919271164123536257'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/06/non-da-tutti-cercare-la-voce-posologia.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-1438942529771384142</id><published>2008-06-03T23:26:00.002+02:00</published><updated>2008-06-04T00:26:06.240+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Forse sono le parole che mi sono sfuggite di mano, come un ferro del mestiere che non so più usare o che ho usurato a furia di dare colpi, raspate, spazzolate.&lt;br /&gt;Forse è proprio il mestiere che mi è mancato e quei ferri che credevo di potere maneggiare per sempre hanno preso vita, hanno capito e sono tornati da dove li presi a prestito.&lt;br /&gt;Oppure, sono io che non ho più la destrezza, la voglia, la spensieratezza di raccontare quelllo che che accade dentro o fuori di me.&lt;br /&gt;Più spesso sono gli eventi funesti a muovere le parole o le emozioni forti, quelle che muovono le giuste corde, le dita giuste sui giusti tasti.&lt;br /&gt;Io, mi dispiace, sono semplicemente felice e a questa banalità non ho molto da aggiungere e neppure so dirla con parole più ricercate, più complesse. &lt;br /&gt;Che cosa potrei volere di più? Che cos'altro potrei dire?&lt;br /&gt;Forse che Tino era il nostro preferito, quell'estate. Stavamo tutti quanti seduti per ore sul muretto del municipio che dava sulla valle, in fondo c'era Varallo.&lt;br /&gt;Se una data devo dare, non tanto l'anno quanto il periodo, questa coincideva con il Rally della Lana. E quindi c'eravamo tutti, ragazzi e ragazze. I primi per le macchine, le seconde per i piloti. E, ovviamente, c'era anche Tino.&lt;br /&gt;Tino era più grande, molto più grande di noi. La sua patente diceva che aveva già trent'anni e che, soprattutto, lui era l'unico ad avere la patente. Qualcuno dei nostri genitori diceva che era strano che un trentenne passasse il proprio tempo con dei diciassettenni ma a noi lui piaceva perché aveva la moto, raccontava dettagli molto piccanti delle sue avventure con le ragazze e, diciamolo pure, ci faceva ridere per quanto era tardo. Sapevamo tutti che le suddette avventure erano frutto della sua  fantasia solitaria e che quando partiva con la moto per Varallo non era per passare il tempo con una pollastra, ma a noi andava bene così. Tino era un mito che tutti nell'intimo sapevamo essere uno sfigato totale, ma che dava alla compagnia quantomeno il lustro della moto.&lt;br /&gt;Tino, poi, ci cullava con i racconti delle sue fantomatiche peripezie motociclistiche. Narrava di salti incredibili, tagli nei boschi al di fuori del verosmile, salite mozzafiato, discese da mulattiere impraticabili.&lt;br /&gt;Di tanto in tanto si avvicinava qualcuno della sua età e cercava di sputtanarlo in qualche maniera, giusto per deriderlo davanti agli altri. Ma il suo ottuso silenzio e le nostre proteste smorzavano ogni tentativo.&lt;br /&gt;Fino a quando, spinto da un orgoglio che non gli conoscevamo, decise di rispondere a Stefano, di due anni più piccolo di lui, che lo sfidava, la sera dopo il rally, a infilarsi in moto contromano in mezzo ad altre due moto.&lt;br /&gt;Era un giochino pericoloso, cercammo di dissuaderlo e pure Stefano e i suoi amici, non aspettandosi la sua reazione, fecero di tutto per fermarlo. Gli dissero che lo sapevano che lui era un duro e che non c'era bisogno di fare cazzate del genere e che andava bene così.&lt;br /&gt;Ma lui non sentiva più niente, aveva già infilato il casco e acceso il motore, in attesa del passaggio di due moto che, salendo da Varallo, percorressero il lungo rettilineo che portava dritto dritto verso il lago d'Orta.&lt;br /&gt;Il nervosismo era spesso, si sentiva odore di tragedia, alcune ragazze se ne andarono, qualcuna urlando insulti, qualcuna in lacrime. Ma noi rimanemmo, tesi allo stesso modo ma incapaci di allontanarci, chiedendoci se davvero Tino, per una volta, avrebbe compiuto quel gesto coraggioso che nessuno gli aveva mai visto fare.&lt;br /&gt;Poi, d'improvviso, sgasò, innescò la prima, lasciò la frizione e partì.&lt;br /&gt;Seguimmo il suo incedere grazie al fascio di luce del faro anteriore e al lumicino rosso di quello posteriore, entrambi spezzati, svelati e ancora oscurati dai rovi, dagli alberi, dai tornanti. Seguimmo pure la salita delle due moto che procedevano a velocità moderata, fianco a fianco. Un po' ci tranquillizzammo perché a quella velocità i due motociclisti si sarebbero pure potuti fermare o scansare per tempo.&lt;br /&gt;Sentimmo, chiarissimo, l'ultimo colpo di gas della moto del Tino, inconfondibile. E nello stesso momento scorgemmo, appena sopra le due moto, i fari di posizione di ingombro tipici dei TIR. Capimmo in pochi istanti l'errore, quelle due moto non erano due moto, bensì un solo, grande, ingombrante, pesantissimo TIR. Nessuno disse nulla, ancora avevamo nelle orecchie il rombo di quell'ultimo colpo di gas. E poi più niente, soltanto il silenzio che solo la montagna ti sa regalare.&lt;br /&gt;Così aspettammo, tanti e uno allo stesso tempo, incapaci di accogliere la tragedia, senza guardarci l'un l'altro.&lt;br /&gt;Poco dopo il TIR ci sfilò davanti agli occhi, ognuno di noi inquadrò la calandra dell'Iveco color pistacchio ma non vi scorse spiaccicato sopra né Tino né la sua moto. Nè il suo autista sembrava per nulla turbato.&lt;br /&gt;E mentre ancora seguivamo il TIR allontanarsi, alle nostre spalle arrivò Tino, sgasando e urlando di gioia, come un matto.&lt;br /&gt;Si fermò davanti al muretto, si sfilò il casco e con l'aria più da &lt;i&gt;Fronte del porto&lt;/i&gt; che si possa immaginare abbassò la stampella della moto in attesa dell'ovazione. Che, infatti, arrivò. Noi, più giovani, gli saltammo addosso urlanti, i più grandi non finivano più di dargli pacche sulle spalle. Eravamo tutti liberati di un peso che non avremmo potuto sopportare e Tino, ovviamente, si prese i complimenti e gli abbracci che via via si mascherarono in vero tifo per la sua impresa eroica, o meglio, per la sua mai avvenuta impresa eroica ma che tutti, tacitamente, decidemmo di concordargli.&lt;br /&gt;Fu subito dopo i festeggiamenti, proprio mentre gli altri si allontanavano, che incrociai lo sguardo di Tino che a sua volta rimase per pochi attimi incollato al mio. E fu in quello sguardo e in quella smorfia che io non dimenticherò mai, che lessi tutto il senso della vita, della follia di un uomo che tanto folle non era, di un Tino qualunque che pur di essere anche solo un po' diverso, recitava una parte che gli altri si aspettavano che lui dovesse interpretare.&lt;br /&gt;Capii, grazie a Tino, Tino il tonto, Tino lo sfigato, Tino il playboy dei miei stivali, che ci sono cose, nella vita, che non vale la pena di dimostrare, se lei sei già.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1438942529771384142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1438942529771384142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/06/forse-sono-le-parole-che-mi-sono.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-164965772785618051</id><published>2008-05-25T06:21:00.004+02:00</published><updated>2008-05-25T06:43:05.276+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>A Pavia, qualche giorno fa, c'è stato un tempo, solo poche ore, in cui una moltitudine di brevi esseri umani non si sa guidati da cosa e come, hanno deciso che &lt;i&gt;Tutti insieme appassionatamente&lt;/i&gt; doveva essere realizzato così, in quel modo unico.&lt;br /&gt;E tra Marie, nazisti e le cose che piacciono a me, sarà strano ma quello che mi ha colpito di più sono stati i cambi di scena di una semplicità incredibile. A sipario aperto, i tecnici, gli operai e gli attori si muovevano in un regime di luce ridotta come se il sipario fosse stato invece chiuso.&lt;br /&gt;Inizialmente il pubblico ha pensato a una svista, una dimenticanza del siparista, poi si è capito che era voluto e come per magia gli occhi non hanno più potuto sbattere nemmeno lì, vietato il colpo di tosse.&lt;br /&gt;Contrattemmpo all'ultimo cambio: una quinta non stava più in piedi e un tecnico ha dovuto passare tutti il tempo dietro ad essa per tenerla in bilico. Ad atto iniziato, mentre tutti cantavano e ballavano, le sue dita facevano capolino da dietro il pannello e battevano il tempo come fosse normale essere lì. Magia del teatro.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/164965772785618051'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/164965772785618051'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/05/pavia-qualche-giorno-fa-c-stato-un.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-6800846069631276657</id><published>2008-04-25T00:03:00.003+02:00</published><updated>2008-04-27T00:16:25.217+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Quello che apprezzo di un bravo giornalista è non solo il substrato culturale di vita e non che traspare dal suo lavoro, ma l'impegno e lo studio che mette nel momento in cui si debba trovare a scrivere o comunque pubblicare al riguardo di un argomento dato.&lt;br /&gt;Poco o nulla fa che il giornalista sia pagato per dire ciò che dice (se lo fa di lavoro, è di fatto così) e poco o nulla fa se scrive ciò che scrive perché è pagato.&lt;br /&gt;Io stesso, ad esempio, faccio spesso cose che diversamente non farei. &lt;br /&gt;Siccome il committente mi chiede di eseguirle, mi piego alla logica del denaro e provvedo a soddisfare la richiesta. Ma non senza averci studiato su. Perché un conto è lavorare per i soldi, un conto è, scusate il francesismo, sputtanarsi.&lt;br /&gt;Nel settore in cui lavoro, come in quasi tutti quelli della libera professione, sputtanarsi è un attimo. Basta fare due lavori malfatti. Perché il primo può riuscire male per pura sfortuna. Il secondo no: è perché non hai studiato e quindi sei fuori, la voce gira e nessuno ti vuole più.&lt;br /&gt;Tornando ai giornalisti, sere fa, quasi per errore, Eva e io abbiamo acceso la TV e ci siamo soffermati su Matrix venti o trenta secondi. Io lo so che non devo guardare le trasmissioni TV, lo so. So già che sparano solo cazzate perché sono le uniche ammesse e per cui le persone e gli autori sono pagati. &lt;br /&gt;Ma Facci. &lt;br /&gt;Filippo Facci supera tutti, nel bene e nel male. E ancora mi sto chiedendo come una persona i cui articoli, condivisibili o meno, sono comunque per me quasi sempre lucidi e stimolanti, in TV si trasformi in un inetto totale. E visto che fare finta di essere intelligenti è impossibile, sono quasi certo che Facci simuli di essere inetto e quello lo fa benissimo.&lt;br /&gt;Voglio dire, io capisco che Berlusconi e i suoi picciotti Mediaset debbano mantenere il pessimo standard qualitativo faticosamente raggiunto dalle loro reti e giustificato come 'richiesto dal mercato', ma certe cose sono troppo plateali perché, non so per quanto tempo, ma la gente è ancora in grado di capire quale sia il limite e forse certe uscite è meglio tenerle per la TV che sarà fra un'altra decina di anni.&lt;br /&gt;Come è possibile, tanto per essere chiari, che in una trasmissione che millanti di essere a carattere informativo, un giornalista possa dire liberamente che Vittorio Mangano, il mafioso stipendiato da Silvio Berlusconi, non è mai stato condannato?&lt;br /&gt;Ma voglio dire, qui siamo al delirio. Delirio che però viene sdoganato presso milioni di cittadini telecoglionati. Nessuno, dico nessuno, che si sia alzato a ridergli in faccia e dargli del pazzo, di uscire subito dallo studio, che quelle frasi offendervano l'intelligenza dei telespettatori. Già, l'intelligenza dei telespettatori...&lt;br /&gt;Subito dopo ,Travaglio è intervenuto e ha indicato per cosa e per quanti anni Mangano fu condannato e incarcerato.&lt;br /&gt;Ma intanto Facci la sua cosina l'aveva detta e in più, quando lo hanno inquadrato, giurerei di avere intravisto sul suo viso il sorrisetto tipico del bricconcello pescato a sparare balle e che, di fronte all'evidenza non può che stare zitto e, per l'appunto, gigioneggiare. &lt;br /&gt;Perché questa è la tecnica ed è collaudata tanto da apparire normale: dire una cosa del tutto falsa, poi smentirla o lasciarsi smentire. Ma intanto la palla è stata detta. E siccome l'ha detta uno come Facci che, come dicevo, pare pure lucido quando scrive, chissà mai che non sia vera. &lt;br /&gt;Ma voglio dire, quale serio direttore farebbe mai tornare in trasmissione un giornalista che fa finta di non conoscere ciò che tutti sanno? O peggio, uno che faccia affermazioni su un agomento di cui non conosce nulla? Mentana, esatto.&lt;br /&gt;E cos'è peggio per un giornalista, non sapere o mentire palesemente?&lt;br /&gt;Quello che ancora fatico a credere vero, e cioè che esiste una maggioranza di italiani che si bevono in buona fede l'informazione telvisiva in italia, spinge forte tutto intorno a me, ai miei figli. &lt;br /&gt;Non mi resta che ignorare che loro abbiano solo otto e dieci anni e cominciare a raccontare loro la Storia d'Italia così come vorrei mi fosse stata raccontata fin dall'inizio, partendo dal fondo, dall'oggi, magari rendendo ineressante il tutto con gustose biografie.&lt;br /&gt;Oggi, ad esempio, Samuele mi ha chiesto cosa fosse la Mafia e così ho cominciato a raccontargli la vita del senatore Dell'Utri.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6800846069631276657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/6800846069631276657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/04/quello-che-apprezzo-di-un-bravo.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-5618130098091915472</id><published>2008-04-24T23:46:00.002+02:00</published><updated>2008-04-25T00:02:21.095+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Non ti chiedere perché, non ancora, ma ho bisogno di un omino con una telecamera per una mattina a Milano, di un montaggista per la post-produzione e di una bara a sbafo (stavo per scrivere a babbo morto).&lt;br /&gt;Se ho avuto un autobus in regalo, che vuoi che sia una bara? &lt;br /&gt;Gira voce, Pazziata in embrione.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/5618130098091915472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/5618130098091915472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/04/non-ti-chiedere-perch-non-ancora-ma-ho.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-7317439381462398205</id><published>2008-04-13T22:18:00.004+02:00</published><updated>2008-04-14T02:00:04.397+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://www.aladingenius.com/onTheCarpet/" class="linktxt"&gt;Qu&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.bravuomo.it/" class="linktxt"&gt;a&lt;/a&gt;&lt;a href="http://ilmiomanifesto.blogspot.com/" class="linktxt"&gt;lch&lt;/a&gt;&lt;a href="http://copiascolla.splinder.com/" class="linktxt"&gt;e c&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.fraps.it/" class="linktxt"&gt;osa&lt;/a&gt; &lt;a href="http://www.sghembo.com/blog.html" class="linktxt"&gt; ci&lt;/a&gt;&lt;a href="http://narsil.blogspot.com/" class="linktxt"&gt; ac&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.blogsquonk.it/" class="linktxt"&gt;com&lt;/a&gt;&lt;a href="http://brokenbicycles.splinder.com/" class="linktxt"&gt;un&lt;/a&gt;&lt;a href="http://giuliozu.blogspot.com/" class="linktxt"&gt;a&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="355"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/fsjm42UT9S4&amp;hl=en"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/fsjm42UT9S4&amp;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;via &lt;a href="http://ilmiomanifesto.blogspot.com/" class="linktxt"&gt;broono&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/7317439381462398205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/7317439381462398205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/04/qua-lch-e-c-osa-ci-ac-com-un.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-1375671032307037406</id><published>2008-04-13T19:15:00.003+02:00</published><updated>2008-04-13T22:14:44.116+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Alla fine ho votato.&lt;br /&gt;E ho votato Italia dei Valori, solo perché alla fine ha ragione &lt;a href="http://www.fraps.it/" class="linktxt"&gt;fraps&lt;/a&gt; che dice che, tutto sommato, un motivo per votare, magari di poco inferiore ai tuoi stronzi principi, cerca cerca lo trovi.&lt;br /&gt;Quello che ho trovato è che l'IDV è l'unico raggruppamento di mangiapane a tradimento senza condanne di alcun genere.&lt;br /&gt;Tutto qui, l'unico motivo. Giusto per dargli l'occasione di delinquere anche loro.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1375671032307037406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/1375671032307037406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/04/alla-fine-ho-votato.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-4505979492216572203</id><published>2008-04-10T14:57:00.003+02:00</published><updated>2008-04-11T23:43:04.936+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Uno dei tanti candidati al senato condannati a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, come, per citarne uno, Marcello Dell'Utri, ha detto che un altro condannato per mafia, Vittorio Mangano, è stato un eroe.&lt;br /&gt;Fin qui nulla di strano, tra picciotti credo sia normale la stima alla memoria, come lo è tra persone per bene, ad esempio tra un dirigente Publitalia e uno stalliere di Berlusconi.&lt;br /&gt;Ma.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Interpellato dal pool di Palermo in seguito ad una intercettazione telefonica intercorsa tra i due ("Come mai lei nel 1980 continuava a intrattenere questo tipo di rapporto con Mangano?") Dell'Utri risponde: "Se nella telefonata ho adoperato un tono amichevole, ciò è stato solo perché in quel periodo Mangano faceva paura, ero cosciente della sua personalità criminale. (...).&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;(da &lt;i&gt;L'onore di Dell'Utri&lt;/i&gt;, ed. Kaos, 1997.)&lt;br /&gt;Questa cosa mi turba. Io devo essere sicuro che Dell'Utri sia meritevole della condanna, devo sapere se al Senato andrà un onesto associato alla mafia come si deve o uno che mi cambia idea così, quando gira a lui.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/4505979492216572203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/4505979492216572203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/04/uno-dei-tanti-candidati-al-senato.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-7763306872957726491</id><published>2008-04-09T23:52:00.003+02:00</published><updated>2008-04-10T00:01:36.531+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Tempo fa andai dal sindaco del nostro paesello con una proposta: apriamo una biblioteca.&lt;br /&gt;Gli promisi la mia partecipazione totale. All'epoca ero anche nella manica della maggiore parte delle case editrici e avevo avuto adesioni entusiastiche da parte loro nonché la promessa di un consistente invio di libri a titolo gratuito.&lt;br /&gt;Avevo stabilito una quota di abbonamento che consisteva di un libro per ogni nuovo iscritto.&lt;br /&gt;Avevo quasi tutto, mancava solo la sala che ero,appunto, a richiedere al sindaco il quale mi rispose: "Caro Rilletti, ma chi vuoi che legga, qui da noi".&lt;br /&gt;Così mi arresi al vuoto cerebralpaesano e per ogni iniziativa culturale mi rivolsi, da lì in poi, sempre ad altre realtà.&lt;br /&gt;Poi il sindaco cambiò e mi venne un'idea. Al posto dello spazio, io faccio la biblioteca su di un autobus radiato, quindi fermo.&lt;br /&gt;Mi sarei occupato io di tutto. Allestimento scaffali, ricerca sponsor, fornitura libri (con maggiori difficoltà rispetto alla prima proposta, avendo cambiato pianeta professionale). Mancava solo una cosa, l'autobus. &lt;br /&gt;Ebbene, è notizia di ieri che mi regalano un autobus, anche a due piani, se voglio.&lt;br /&gt;Ma è notizia di oggi che apriranno una vera biblioteca in paese.&lt;br /&gt;Serve un autobus?</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/7763306872957726491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/7763306872957726491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/04/tempo-fa-andai-dal-sindaco-del-nostro.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-8369349385474795766</id><published>2008-04-09T01:01:00.002+02:00</published><updated>2008-04-09T01:07:41.550+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sarò diventato cinico, ma aggredire il fiaccolista perché porta la fiaccola per le olimpiadi cinesi non fa solo ridere.&lt;br /&gt;Fa pensare che finché digitiamo su tasti madeinchina, vestiamo madeinchina, compriamo in generale madeinchina, siamo tutti tedofori e non ci sono alibi.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/8369349385474795766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/8369349385474795766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/04/sar-diventato-cinico-ma-aggredire-il.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-446479316052296496</id><published>2008-04-09T00:26:00.003+02:00</published><updated>2008-04-09T00:42:40.365+02:00</updated><title type='text'>Beatrice</title><content type='html'>Quando ti fermi a mezz'aria.&lt;br /&gt;Quando mi guardi con quei tuoi occhi azzurri.&lt;br /&gt;E il viso a volte tondo, a volte no.&lt;br /&gt;Quando sei spettinata ed è quasi sempre.&lt;br /&gt;Quando sei pettinata.&lt;br /&gt;Quando mi giuri eterno amore e quando piangi, quasi ogni giorno.&lt;br /&gt;Quando dici 'solo con te'. &lt;br /&gt;Quando mangi, quando dormi, sbadatamente bella.&lt;br /&gt;Quando fai la brava, quando non lo sei.&lt;br /&gt;Ci sarà il giorno in cui non lo farai più, non per me.&lt;br /&gt;Sarò geloso, permissivo, indifferente, non so.&lt;br /&gt;Quando mi mentirai.&lt;br /&gt;Quando sarai grande, quando sarò vecchio.&lt;br /&gt;Mi farai ciao con la mano e sarai già lontana.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/446479316052296496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/446479316052296496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/04/beatrice.html' title='Beatrice'/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3150340.post-8010634026049813423</id><published>2008-04-04T00:13:00.006+02:00</published><updated>2008-04-24T23:43:36.033+02:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Se tu avessi più tempo e ti fermassi ad asoltare la mia voce che pesca dalla memoria, gli occhi azzurri già contornati da sottili rughe, sapresti che non tutto è perduto e che, talvolta, qualcosa riaffiora.&lt;br /&gt;Ti ho mai detto di quella trapunta rosa? Io ne ero innamorato e mia madre mi ci copriva quando si dormiva nella sua casa di Varazze, fuori stagione. La camera era tapezzata da poco e il mio lettino da campeggio stava in un angolo, perché ormai ero cresciuto e avevo vinto il letto più grande. La mia prima notte sul letto da grande.&lt;br /&gt;La luce proveniva da un'abat-jour con il paralume sferico, avevo freddo ma su di me stava la trapunta rosa e con lei una strana eccitazione.&lt;br /&gt;Anni dopo, vendemmo la casa di Varazze e quella coperta ci seguì fino a Milano,  insieme a uno strofinaccio per la cucina e a qualche granello di sabbia infilato sotto le unghie dei piedi.&lt;br /&gt;Ma non fu più la stessa trapunta. Con il passare del tempo questa perse di lucentezza, divenne lisa e a un certo punto si squarciò in un poco scenografico sette che svelò il vergognoso ripieno color gommapiuma andata a male.&lt;br /&gt;Quando mia madre, non vista, la buttò, io persi sicuramente qualche cosa. Perché, me lo hai detto tu, noi siamo anche dentro le cose che abbiamo amato, toccato, indossato.&lt;br /&gt;Anni dopo tornai a Varazze in via Calcagni per rivedere i luoghi della mia infanzia (sì, sono un  fottuto malinconico) e chissà perché la prima cosa che ricordai fu quella serata speciale, il tessuto lucido della trapunta e la faccia di mia sorella che spuntava dal letto a fianco. Continuai a guardarmi intorno, riconobbi la discesa per andare a casa della signora Rioma, il nespolo e la latteria della Lucia. E anche loro, i luoghi, mi riconobbero e mi salutarono. &lt;br /&gt;Quando me ne andai, con un po' più di felicità addosso e altra sabbia sotto le unghie, feci un giochino che all'epoca mi costringevo a fare. Fissai il momento che stavo vivendo e mi dissi: &lt;i&gt;questo&lt;/i&gt; non lo devi assolutamente dimenticare, mai.&lt;br /&gt;Poi, puntualmente, dimenticai tutto fino a dieci minuti fa.</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/8010634026049813423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3150340/posts/default/8010634026049813423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.rilletti.it/2008/04/se-tu-avessi-pi-tempo-e-ti-fermassi-ad.html' title=''/><author><name>rillo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02599155779501401048</uri><email>noreply@blogger.com</email></author></entry></feed>