Dubbi solubili

Una vecchia registrazione ritrovata nel mio ‘argh’ disk
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‘Fanculo a Montauk

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L’essenza di ciò che siamo qui e altrove

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Olive nere, Gutturnio e un’inaspettata telefonata di lavoro fino a mezzanotte e mezza. La medicina che non ti aspetti.

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“Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta.”
(Alessandro Baricco, Oceano mare)

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Prendila così

Gli amici sono quelli che alla fine ti addormenti sul sedile posteriore di un’auto perché finalmente ti senti in pace dopo tanto tempo.
Sono quelli che ti cercano lo sguardo quando lo hai perso oltre una vetrata, sono quelli che ti ripetono la frase che hanno appena pronunciato e non hai nemmeno sentito e sembri sordo o idiota e invece sei solo entrambe le cose.
Gli amici sono anche quelli che non sanno cosa dire perché presi alla sprovvista e poi attaccano a parlare e dicono esattamente quello che andava detto.
Sono quelli che sanno e non ti cercano, quelli che camminano in silenzio lungo l’orizzonte in punta di piedi per non disturbare ma tu lo sai, li senti ed è come averli a fianco – sono al tuo fianco.
Loro sono quelli che lo capiscono che il vuoto è questione che va ben oltre la capienza, sono quelli che la vita scorre, che prima c’è il sorriso e poi la felicità e che poi tanto il tempo guarisce tutto, vedrai, e noi saremo migliori, noi saremo gli stessi.
Sono serate di vino, gli amici. Sono serate di birra, sono serate fredde di settembre, giacche sulle spalle e battute che si ripetono sempre e ti fanno sentire a casa.
Nel vociare dei loro commiati rivedi gestualità ataviche e ti chiedi distrattamente quando li rivedrai questi amici che partono, questi amici che rimangono.
Ma non importa più così tanto: si è fatto tardi e siamo quasi solo un pensiero, ormai. La portiera si chiude con un clack ovattato, il motore ci culla e un istinto di fuga-da-cosa ci attraversa la schiena un attimo prima di chiudere gli occhi.

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Anche un viaggio di migliaia di chilometri inizia con un primo passo.

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Al campeggio – Ultimo giorno

“In campeggio il giorno della partenza è quello più incasinato perché devi liberare la piazzola entro le dieci e se hai fatto le cinque del mattino per discoteche con gli amici nn è semplice. Per fortuna che io nn avendo amici subito dopo cena ero in tenda anche se fino a mezzanotte ho dovuto chiedere silenzio con dei rumorosissimi SSSSHHHHHT!
Fare SSSSHHHHHHT! mi fa sentire importante dal momento che siccome il regolamento del campeggio impone il silenzio io quando faccio SSSSHHHHHHT! ho solo ragione e nessuno può dirmi niente. Anzi può ma
ha torto come ieri sera che mi hanno mandato tutti a quel paese, incluso l’uomo ananas che strillava così tanto che a un certo punto ho temuto che mi mangiasse la tenda.
Io come al solito mi sono protetto sotto l’anonimato datomi proprio dalla tenda ma devono averlo capito che sono io perché uno di loro ha detto che ero quel mona che ha occupato per tre giorni il secondo bagno a destra.
Non sono un mona, volevo dirgli. Scegliere lo stesso bagno ti da delle garanzie anche motivazionali.
Comunque a proposito di bagni, volevo dirti che ieri ai cessi una signora di Cavezzo che ha la casa tutta distrutta dal terremoto mi ha spiegato un trucco che non sa nessuno e che è tramandato solo da alcune badanti dell’est che anche se sono badanti lei dice che sono intelligenti: le macchie di unto dai vestiti si tolgono con lo Svelto. Cioè hai capito? Io è una vita che butto via magliette macchiate di unto e bastava una goccia di detersivo per piatti. Fosse anche solo per queste perle di saggezza, al campeggio io ci tornerò anche la prossima estate.
Un altro motivo per cui tornerò è per il gelato al fiordilatte e per i bomboloni caldi di notte che anche se nn è ho mai mangiato uno so che qui è un piatto prelibato. Ci mettono dentro tanta di quella crema che il giorno dopo puoi capire chi li ha mangiati anche solo a guardare come han ridotto i cessi.
Un’ultima cosa. Non ti spaventare ma credo proprio che ti lascerò qui in campeggio perché sono convinto che qualcuno ti troverà prima o poi e condividerà con i suoi amici i miei pensieri e il prossimo anno quando tornerò tutti mi abbracceranno piangendo e mi diranno scusa John il Duro, non potevamo sapere quanto fossero profondi i tuoi pensieri, non ti chiameremo mai più mona.
Firmato John il Duro.

(Dal diario di John il Duro, trovato nei bagni del Camping Mare Pineta di Lido degli Estensi, Ultimo giorno).

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Desiderio, mio bel desiderio
Sei ben condiviso?

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Al campeggio – Giorno tredici

“Oggi stavo lavando la tazza ai cessi. Passano una bambina con il suo fratellino e lei gli fa: ti devi lavare i denti. E lui risponde: gli ho già lavati. E lei dice: ma come hai fatto che dobbiamo ancora prendere lo spazzolino in roulotte. E lui: ho usato quello di un tizio che era ai lavandini.”
(Dal diario di John il Duro, trovato nei bagni del Camping Mare Pineta di Lido degli Estensi, Giorno tredici).

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