Tessitori di voce, pensieri sparsi in Humanitas

Ieri, in occasione di Book City, abbiamo fatto un piccolo giro da Tessitori di voce in Humanitas tra Oncologia e Degenza.
Su quaranta porte a cui abbiamo bussato, in una sola stanza abbiamo trovato chi avesse voglia o forza di leggere con noi.
Molti pazienti, magari pur volendolo, erano purtroppo impegnati in una lotta personale che non prevedeva distrazioni.
Altri, molti, hanno affermato il loro orgoglio nel non leggere mai un libro, quasi faccia male alla salute.
Una sola persona ha anteposto la sua fede alla lettura di libri generici: “noi possiamo leggere solo la Bibbia, la Verità”. Poi però seguiva come un ebete la sua antitesi in televisione.
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Alessandro invece ha detto sì.
Quando siamo entrati nella sua stanza e ci siamo presentati, la sorella ha sorriso per lui e ha risposto per lui perché lei praticamente deve fare tutto per lui. Alessandro non può leggere in autonomia perciò le sue letture dipendono esclusivamente da altri.
(nota della mia compare più esperta: i sì saranno sempre in questa proporzione)
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Non avevo portato una lettura per ragazzi, le preferite di Alessandro, ci ha detto la sorella, così ho attaccato con Hornby. Talvolta mi fermavo per controllare il grado di coinvolgimento ma a differenza di tanti altri che manifestano il proprio interesse con il comune linguaggio del corpo, Alessandro questo non può farlo se non per il tramite della sorella la quale mi guardava e mi faceva un impercettibile cenno col capo con un sorriso accennato che voleva dire vai avanti così, si sta divertendo.
(nota: portati letture per ragazzi, proprio come ti ha detto il tuo capocorso)
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Ci siamo letti un primo capitolo imbottito di pensieri di un ragazzo che parla di trick e di altre figure di skate e di uscite con la fidanzatina Alicia e di confidenze con la madre e del fidanzato rompipalle della mamma e di andare a scuola e di tutte quelle cose che Alessandro non penso riesca a fare davvero nella vita ma che per una decina di minuti credo proprio che si sia divertito a immaginare, una delle poche cose che per fortuna può fare ancora tutto da solo
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L’esperienza è stata a dire poco folgorante. Ancora due pomeriggi di corso e a dicembre inzieremo con costanza.

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