RILLO BLOG

La via d'uscita è dentro di te, ma è sbagliata

martedì, marzo 16

 
Delle assenze, delle soddisfazioni
Parlavo proprio oggi con un'amica di quando, senza preavviso, monta in noi un senso di insoddisfazione personale, tanto profondo, quanto indefinibile e insopprimibile se non, immaginiamo, con epifanie di cui non possiamo decidere la genesi.
Abbiamo tutto: una famiglia o un partner, la macchina, la casa, il telefono, il computer, un lavoro e via dicendo. Che cosa vogliamo di più? Perché aspettiamo che qualcosa ci accada? Perché annaspiamo, chi più chi meno, in maniera frenetica, creativa, distruttiva e comunque agendo sempre in modo che nulla sia uguale ad ora, uguale a questo momento che tutte le insoddisfazioni contiene e ci riversa addosso?
E' qualcosa che ci riguarda ancora più intimamente e che ciascuno di noi risolve a suo modo, nei tempi che si merita o che inconsapevolmente ritiene essere maturi per.
Chi scala la montagna, chi fa un giro in pattini, chi si butta nella musica, chi nel ballo, chi nel volontariato. Chi in tutto questo e in tanto altro. E che a un certo punto, cazzo, si ritrova al punto di partenza. E magari si vergogna a dirlo, a parlarne. Perché si sente diverso in un mondo che sembra essere allegro a tutti i costi.
A volte, anch'io avverto delle assenze a cui non riesco a dare una forma definita. Non è nostalgia, non è insoddisfazione vera e propria.
Che cos'è, allora? Perché il teatro? Perché il corso? Perché la musica? Perché la scrittura? Perché il lavoro?
Forse il segreto sta solo nelle pause?
 
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