RILLO BLOG

La via d'uscita è dentro di te, ma è sbagliata

mercoledì, dicembre 30

 
Forse è stata la fame, forse la pioggia, fatto sta che sono entrato.
Ci sono ponteggi sospesi, i soffitti sono in parte divelti. La proprietà sta ristrutturando. Un modo come un altro per dare manforte a quell'apparenza che da sola giustifica la presenza di così tante persone in un centro commerciale che poteva anche non esistere.
La luce fastidiosa e fredda mi provoca un mal di testa istantaneo. Dovrei uscire.
Invece, compro una birra e mi siedo su una panchina. Subito, trovo una buona ragione per restare: una bambina rovescia una grande palla di gelato alla fragola sul pavimento in marmo. La madre le dà un manrovescio e la trascina via, in lacrime. Quell'enorme pozza di gelato rende scivoloso il pavimento. Solo due giorni fa avrei chiamato il personale del centro per segnalare il pericolo. Ora non mi importa. Un vecchio cammina con una donna al braccio, forse sua moglie oppure la badante ucraina trent'enne o entrambe le cose. Vanno dritti vero la pozza di gelato, sono distratti dalle vetrine.
Immagino la scena, lui e lei gambe all'aria, il carrello fuori controllo che urta contro una vetrina, la quale va in frantumi seminando il panico tra i presenti.
All'ultimo momento, il vecchio e la donnamogliebadantetrentenne abbassano lo sguardo contemporaneamente evitando, così, il disastro. Chissà che cosa li ha portati a guardare in basso nello stesso istante? Forse sono fatti l'uno per l'altra e hanno sviluppato un senso della sopravvivenza speciale per restare incolumi anche in mezzo ai pericoli di un centro commerciale
Il fiume di gente non bada a me, così io bado a loro. Mi piace osservare le persone, lo faccio senza morbosità. Pura curiosità verso il genere umano.
A volte faccio o dico cose volutamente fuori contesto, solo per vedere come reagisce chi mi sta di fronte. Ti capita mai? Non provarci mai con le masse, però. Poi ti racconterò.
Passa un collega con sua moglie. Anche loro sono diretti verso la macchia di gelato.
Con gli amici la cosa è diversa. Alzo il braccio per fare segno di fermarsi. Poi lo riabasso. Chi ha detto che con gli amici è diverso? E poi stiamo parlando di un collega, ufficio polizze vita, piano secondo.
Vorrei tanto avere fatto studi di sociologia, perché ancora non mi capacito di come faccia la gente a promuovere questi non-luoghi a terreni di aggregazione sociale.
Ma tant'è, inutile opporre resistenza ai movimenti di massa. L'importante è restare ai margini: seguire il flusso senza perdere la lucidità e la voglia di capire, di immaginare le alternative.
Anche il mio collega e sua moglie si accorgono della macchia di gelato, la evitano, lui guarda verso di me e mi fa un sorriso beffardo o di intesa, non capisco. Ma non mi saluta. Spettacolo rimandato. Anche loro condividono il medesimo istinto di sopravvivenza del centro commerciale. Che si stia sviluppando una nuova specie umana? Un gene altrimenti recessivo che permette di essere superiori agli altri esseri umani, ma solo dentro i muri di un centro commerciale.
La birra è finita e pure il mio malditesta. Anche la pausa pranzo è terminata. Non ho mangiato niente. Esco sotto la pioggia battente, fuori è grigio, ma in qualche modo è tutto più naturale. Attraverso la corsia pedonale, vedo l'anziano di prima che urla qualche insulto in milanese a un automobilista. Lo stava per investire.
Questo rafforzerà in lui la convinzione che solo dentro il centro commerciale si troverà al sicuro. La sua donnamogliebadantetrentenne sculetta col carrello verso la macchina. Ha l'aria serena di chi vive nel migliore dei mondi possibili.
 
Commenti:
Un consiglio da un amico che a pranzo mangia spesso in solitudine da cavallo: portati dietro un bel libro.
Passare il tempo guardando (anche se con spirito decoubertiano) la gente che passa, potrebbe farti scoprire a deridere o comunque compatire quell'immagine di quel buffo solitario tizio che ingurgita il suo laido panino, con ii suoi modi goffi e sgraziati, lo sguardo cinico e disincantato per la pletora che lo circonda... per poi scoprire che guarda la sua immagine riflessa nello specchio del supermercato...

pao
 
Ciao Roberto, ti ricordi di me? Ci siamo fatti Milano-Pavia insieme a altri dieci disperati, c'era anche Michele, il Gheddaffi. Vedi più nessuno? Sei passato ai roller peccato. Magari non eri il più veloce (anzi, eri lento hihihihi) ma non ti fermavi mai. Pattini ancora?
 

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