(...) Da dov'è che hai detto che viene l'amore?, mi chiedesti quel giorno e io me lo ricordo come se fosse ieri e in quello stesso giorno, il giorno più lontano che io ricordi, tu scopristi tutto quello che c'era da sapere sul mio conto. Mi guardavi e ridevi. La mia figura allampanata e goffa ti ha sempre fatto ridere. Come darti torto. Durante l'amore mi dicevi fermati, non ci riesco, devo ridere, mi fa male lo stomaco se non rido.
La vita è vita, mi dicevi spesso, e all'interno di essa non c'è spazio per la morte.
E' vero, la morte non mi riguarda, e io lo capisco solo adesso, tutto quello che noi viventi possiamo dire della morte è di seconda mano, non vale niente - lascia stare i pensieri, mi dicevi ridendo.
Adesso, in questo preciso momento, mi sento completo, realizzato. La tua morte non ha nessun impatto sulla mia vita.
(...)
Ti ho chiesto se avevi paura, hai detto di no, te lo ricordi? Del resto è successo solo poche ore fa. E poi mi hai sorriso. Per l'ultima volta.
(...)
Nell'atto, disperato e retrospettivamente inutile di riportati in vita, pronunciai con forza il tuo nome, una volta, due volte, ma tu non hai mosso un solo muscolo e in me si aprì l'abisso.
(...)
Hai conservato fino all'ultimo respiro la tua lucidità e il tuo umorismo. Fortuna ha voluto che la barzelletta che ti è morta in gola, già la conoscevo.
(...)
Certe cose non cambiano, così, dall'oggi al domani. Le mie dita cercheranno ancora la tua pelle screpolata, le mie labbra cercheranno ancora, invano, le cicatrici sulla tua schiena.
(...)
Mi stiracchio ricordando al mio corpo di non barcollare e alla mia mente che nella relatà manca lo spazio, e il tempo, per le rappresentazioni, che nei casi di necessità, occorre sapere dove siamo, quindi chiudo gli occhi per un momento, faccio un respiro profondo. L'orologio che porto al polso mi dice undici e cinquantacinque.
Bisogna anzitutto toglierti il pigiama (...) Ovunque tu sia, sconosciuto autore del brano di cui riporto questo stralcio, io ti devo qualcosa, se non altro un grazie.
Conservo da anni la stampata del tuo post e ieri l'ho ritrovata e riletta.
E come ogni volta che la rileggo, mi sono ritrovato in una dimensione altra.
Raramente ho letto parole tanto efficaci, involontariamente efficaci.
Per questo, vorrei poterti dire o scrivere un bel grazie di persona, se solo sapessi chi sei.
Per questo ho bisogno di una mano. Magari qualcuno ti conosce, magari qualcuno sa di te. Il post di intitolava
Rappresentazioni ed è, a mio avviso, quanto di più intimo e profondo e giusto e sublime e dannatamente, magistralmente bello sia stato scritto a seguito, ahimé, della morte di una persona amata.
Chi sei? mi chiedo quando ti leggo. Cosa sei, ora?
Perché non so più qual è il tuo blog? Le tue parole meritano di continuare a esistere oltre il mio cassetto.
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