RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

venerdì, marzo 28

 
Joseph Ratzinger, omelia al centro giovanile internazionale San Lorenzo, 9 marzo 2008: «L'uomo è sempre uomo con tutta la sua dignità anche se in stato di coma, anche se embrione».
Già, ma Magdi Allam?
 

 

 
Imbarazzante


Sembra quasi che me ne stia lì sopra a pisciare in testa a tutti quanti.
Fortuna che non si va a votare, quest'anno.
 

 

martedì, marzo 25

 
Faccio a maglia
Primo. E' proprio vero, ho messo feed. Utili. Navigo più blog, ma forse è solo per via della tanto agognata connessione da casa. No, non mi sono convertito. Sono come gli ex terroristi. Allora ero un altro, non ero io a dire che eravate tutti scemi a mettere feed. Merito l'indulto.
Secondo. Ho messo feed. E così facendo mi sono scordato di passare a trovarti. Hai presente quando passavo a trovarti digitando direttamente l'url nell'apposito campo?
Lo so, ti innervosiva la cosa perché non sapevi chi diavolo fossi. Ma per me era come citofonare senz'altro preavviso, dopo cena, giusto per un caffé e magari ti trovavo in mutande, tua moglie in bigodini. E a me piace trovarvi così, come siete realmente. Mi sta sulle palle tua moglie truccata. La preferisco in mutande, te in bigodini.
Terzo. ora invece sono tutti in ghingheri, non becco mai più nessuno in tuta, barba incolta, rutto libero. Un po' mi manca il rutto libero. Molti blog sembrano come i nuovi barbieri di Milano. Un taglio, venti euro. Cazzo!
Quarto. Da quando non ti capitava? A me da parecchio. Per questo faccio a maglia.
 

 

venerdì, marzo 21

 
Che fretta c'era...
Per il fatto di essere in modalità bisestile, quest'anno la primavera pare che se la sia regalata con un giorno d'anticipo, cioé ieri. Ora mi sento come quando ti scordi di mettere il rudo fuori casa il lunedì sera. La mattina dopo il camion della nettezza passa per tutti, ma il sacco nero ti rimane in casa fino all'equinozio successivo.
(appunto.)
 

 

giovedì, marzo 20

 
Planata verticale
E dunque tu sei lì, con indosso la tua polo Fila, gli scarponi da trekking firmati, il cellulare infilato nella tasca del tuo Seven d'alta montagna, anche se a dire il vero stavi solo facendo una passeggiata lungo il ciglio d'un burrone, colpevolmente inconsapevole del pericolo. Ti eri anche portato qualche portata di aragosta, tartine al salmone e un paio di bottiglie di champagne, alimenti un po' insoliti per una gita in montagna. Ma potevi permettertelo e allora perché no?
E poi, sul più bello, ecco che con uno scivolone improvviso ti sei trovato attaccato al classico rametto, ciondolante sull'abisso. Fortunatamente i tuoi compagni di passeggiata erano attaccati a te e la carovana non si è sfracellata. E ora quegli stessi compagni contano tutti su di te.
Passerà qualcuno, stai pensando. Passerà un cavolo di montanaro che ci tirerà fuori dai guai.
E infatti passa e chiede, con una erre rotonda rotonda:
- Serve una mano?
- Beh, sì - fai tu con dignità, senza agitarti perché non vuoi sembrare uno che ha troppo bisogno d'aiuto. In più i tuoi compagni, quelli resistono bene, non ti mettono fretta, che nel frattempo hanno aperto il tuo zaino e stanno mangiando caviale e salmone. Ma la situazione è alquanto imbarazzante, la tua mano è sempre più sudaticcia e il salmone sta finendo.
Al ché il montanaro ti guarda e proiettandoti in un mondo paradossale ti dice: - Se ti fai salvare, ti pago.
Tu lo fissi per pochi attimi. O non hai capito bene, o quell'uomo ci fa.
Allora azzardi: - E quanto potresti darmi?
L'uomo ci pensa su e poi: - Beh, tirandovi in salvo avrei in cambio del buon salmone, una bottiglia di champagne e qualche tartina. Per tutto questo potrei darti mille euro.
Tu non puoi crederci. Il pollo per antonomasia si è materializzato davanti ai tuoi occhi. Certo, in un frangente scomodo, però c'è e ne vuoi approfittare.
Valuti di poter resistere ancora qualche minuto (intanto di sotto senti lo schioppo di una bottiglia che si apre e rumori di gran baldoria).
E così tratti il tuo salvataggio.
- Senti, a me va bene. Però voglio almeno duemila euro.
Il montanaro ci riflette qualche secondo e intanto anche i compari allungano le antenne, capiscono che è in ballo il loro futuro. Si interessano della cosa.
Ma il montanaro, che scemo del tutto non è ribatte: - Per duemila euro salvo solo te. Pago di più, ma voglio fare meno fatica.
Ma tu, avido, insisti, dimenticandoti di essere a un passo dalla morte. In più i tuoi compari ti istigano a non mollare e tu: - No, facciamo così. Mi dai tremila euro e salvi tutti. E poi gli offri anche il pranzo al Savini.
Il montanaro a questo punto guarda oltre la linea dell'orizzonte e torna in sé.
Capisce che forse a lui non cambierebbe niente che tu e i tuoi compari vi salviate o meno. Per quanto riguarda lo champagne, invece, ha appena finito di berne un paio di calici su al rifugio che gestisce con la maggior parte dei rifugi d'Europa. E a ben pensarci, tutto quel vino gli ha pure stimolato una bella pisciata.
L'ultima immagine che ti rimane è quella della sue mani che lente si portano alla zip dei pantaloni e ne tirano fuori il più grosso uccello che ti sia mai capitato di vedere mentre le tue, di mani, rimangono improvvisamente vuote a seguirti in un fulmineo precipitare, tu, i tuoi compari e i vassoi di tartine ormai vuoti.
 

 

mercoledì, marzo 19

 
A pugno chiuso
Dunque Effe chiude il blog. E devo dire che è il minore dei mali perché mi avrebbe procurato maggiore dispiacere, ad esempio, se fosse morto senza accomiatarsi. Era, il suo, il blog che seguivo volentieri insieme ad altri, ma rapporti personali ce n'è stati pochi.
Così facendo, quindi, ha posto in essere quella condizione preclusa ai più: accomiatarsi per tempo anche da chi non si conosce da vicino. Quindi, ciao Herzog.
Mi stimola, questo, una riflessione, giusto per tornare a parlare di blog a distanza credo di sei anni dall'ultima volta che lo feci credendoci.
"Herzog finisce perché le molte iniziative comuni e collettive realizzate grazie e insieme a voi hanno dimostrato in modo definitivo che la rete è un Autore Plurale, in cui la scrittura individuale deve alla fine fondersi per sublimazione.".
Per quanto mi riguarda, nel tempo ho sviluppato un'idea diversa. La scrittura è un atto individuale e il blog personale, in quanto tale, dovrebbe rimanere l'angolino privato, il proprio posticino riflessivo, il bagno munito di chiave in cui rintanarsi per farsi due pippe, due parole, due risate, due linkate. Credo di avere annunciato anche io la chiusura del blog un paio di volte nei primissimi tempi. Ma come dice Flounder, è veramente chiuso solo quando viene rimosso, vedi LaPizia il cui blog, per quanto mi riguarda, resta una sorta di figura mitologica, ormai.
Diverso è forse il blog per come lo si è cominciato a vedere all'incirca dal 2003, ovvero una sorta di palco per il proprio scrivere, nella speranza di vedersi riconosciuta la capacità di gestire una platea a parole: noi che prima nemmeno nostra moglie voleva leggere i nostri puzzosi racconti, ora avevamo un discreto pubblico, non importa di quanti individui si parlasse, l'importante era che fosse di qualità. Lettori, quasi sempre altri blogger, molto attenti ed esigenti che ti facevano sentire importante anche quando capivi che per loro eri il tuo blog e niente altro.
La scrittura collettiva, che esiste da sempre e che il mezzo, la Rete, ha promesso di sviluppare alla velocità del fulmine, è solo l'estroflessione di quanto allenato in proprio, estroflessione 'depersonalizzata'. Diciamo che il blog può essere visto da alcuni come un atto masturbatorio, da altri come una sana ci*lata con la propria anima gemella. Mentre la scrittura collettiva, come un'orgia creativa capace di plasmare creature di differente bellezza come solo un team affiatato è in grado di fare.
Ma rimane che alla pippa non sostituisco né la ci*lata, ne l'orgia che provai a suo tempo e che non mi manca più di tanto. Le ho praticate tutte quante con il dovuto equilibrio nel rispetto delle energie che riuscivo a dedicare loro.
Ma ad oggi, per quanto mi riguarda, visto che le mie energie le ho distolte del tutto o quasi dalla Rete per concentrarle con soddisfazione su altro, non ho tempo se non per chiudermi occasionalmente nel mio angolino privato, girare la chiave, aprire blogger e, di mio pugno, trovar soddisfazione.
 

 

domenica, marzo 16

 
Un passo indietro
Non era bella quella sensazione. Eppure da quando era riuscito a isolarla da tutto il resto, rumori del traffico, battito cardiaco, pulsioni alle orecchie, rombi areoplanari, pianti bimbosi, persino il rumore delle piante che crescono, da quando tutto il resto era passato in secondo piano, non riuscì a fare a meno di pensarci incessantemente.
Ne era certo e ormai ne parlava liberamente e ad alta voce sia in ufficio sia in strada, sui mezzi pubblici e persino al bar dove, però, non diedero peso alla cosa, che lui non era che uno tra i tanti ubriachi, lì. Ma lui non era ubriaco, lui. Forse era stanco e confuso dal tanto pensare e forse gli pesava quella grande responsabilità. Ma era un astemio convinto.
Quella sera, infatti, ordinò un caffé, uscì dal bar deciso come non mai. Lo avrebbe fatto: tornato a casa, si sarebbe seduto. Avrebbe smesso di camminare. Di fare rotolare il mondo come un tronco sull'acqua. Che ci pensassero gli altri, d'ora in avanti. E azzardò perfino un passo indietro, solo una finta prima del tuffo.
 

 

giovedì, marzo 13

 
La gente tende a morire.