RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

venerdì, aprile 4

 
Se tu avessi più tempo e ti fermassi ad asoltare la mia voce che pesca dalla memoria, gli occhi azzurri già contornati da sottili rughe, sapresti che non tutto è perduto e che, talvolta, qualcosa riaffiora.
Ti ho mai detto di quella trapunta rosa? Io ne ero innamorato e mia madre mi ci copriva quando si dormiva nella sua casa di Varazze, fuori stagione. La camera era tapezzata da poco e il mio lettino da campeggio stava in un angolo, perché ormai ero cresciuto e avevo vinto il letto più grande. La mia prima notte sul letto da grande.
La luce proveniva da un'abat-jour con il paralume sferico, avevo freddo ma su di me stava la trapunta rosa e con lei una strana eccitazione.
Anni dopo, vendemmo la casa di Varazze e quella coperta ci seguì fino a Milano, insieme a uno strofinaccio per la cucina e a qualche granello di sabbia infilato sotto le unghie dei piedi.
Ma non fu più la stessa trapunta. Con il passare del tempo questa perse di lucentezza, divenne lisa e a un certo punto si squarciò in un poco scenografico sette che svelò il vergognoso ripieno color gommapiuma andata a male.
Quando mia madre, non vista, la buttò, io persi sicuramente qualche cosa. Perché, me lo hai detto tu, noi siamo anche dentro le cose che abbiamo amato, toccato, indossato.
Anni dopo tornai a Varazze in via Calcagni per rivedere i luoghi della mia infanzia (sì, sono un fottuto malinconico) e chissà perché la prima cosa che ricordai fu quella serata speciale, il tessuto lucido della trapunta e la faccia di mia sorella che spuntava dal letto a fianco. Continuai a guardarmi intorno, riconobbi la discesa per andare a casa della signora Rioma, il nespolo e la latteria della Lucia. E anche loro, i luoghi, mi riconobbero e mi salutarono.
Quando me ne andai, con un po' più di felicità addosso e altra sabbia sotto le unghie, feci un giochino che all'epoca mi costringevo a fare. Fissai il momento che stavo vivendo e mi dissi: questo non lo devi assolutamente dimenticare, mai.
Poi, puntualmente, dimenticai tutto fino a dieci minuti fa.
 
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