RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

venerdì, aprile 25

 
Quello che apprezzo di un bravo giornalista è non solo il substrato culturale di vita e non che traspare dal suo lavoro, ma l'impegno e lo studio che mette nel momento in cui si debba trovare a scrivere o comunque pubblicare al riguardo di un argomento dato.
Poco o nulla fa che il giornalista sia pagato per dire ciò che dice (se lo fa di lavoro, è di fatto così) e poco o nulla fa se scrive ciò che scrive perché è pagato.
Io stesso, ad esempio, faccio spesso cose che diversamente non farei.
Siccome il committente mi chiede di eseguirle, mi piego alla logica del denaro e provvedo a soddisfare la richiesta. Ma non senza averci studiato su. Perché un conto è lavorare per i soldi, un conto è, scusate il francesismo, sputtanarsi.
Nel settore in cui lavoro, come in quasi tutti quelli della libera professione, sputtanarsi è un attimo. Basta fare due lavori malfatti. Perché il primo può riuscire male per pura sfortuna. Il secondo no: è perché non hai studiato e quindi sei fuori, la voce gira e nessuno ti vuole più.
Tornando ai giornalisti, sere fa, quasi per errore, Eva e io abbiamo acceso la TV e ci siamo soffermati su Matrix venti o trenta secondi. Io lo so che non devo guardare le trasmissioni TV, lo so. So già che sparano solo cazzate perché sono le uniche ammesse e per cui le persone e gli autori sono pagati.
Ma Facci.
Filippo Facci supera tutti, nel bene e nel male. E ancora mi sto chiedendo come una persona i cui articoli, condivisibili o meno, sono comunque per me quasi sempre lucidi e stimolanti, in TV si trasformi in un inetto totale. E visto che fare finta di essere intelligenti è impossibile, sono quasi certo che Facci simuli di essere inetto e quello lo fa benissimo.
Voglio dire, io capisco che Berlusconi e i suoi picciotti Mediaset debbano mantenere il pessimo standard qualitativo faticosamente raggiunto dalle loro reti e giustificato come 'richiesto dal mercato', ma certe cose sono troppo plateali perché, non so per quanto tempo, ma la gente è ancora in grado di capire quale sia il limite e forse certe uscite è meglio tenerle per la TV che sarà fra un'altra decina di anni.
Come è possibile, tanto per essere chiari, che in una trasmissione che millanti di essere a carattere informativo, un giornalista possa dire liberamente che Vittorio Mangano, il mafioso stipendiato da Silvio Berlusconi, non è mai stato condannato?
Ma voglio dire, qui siamo al delirio. Delirio che però viene sdoganato presso milioni di cittadini telecoglionati. Nessuno, dico nessuno, che si sia alzato a ridergli in faccia e dargli del pazzo, di uscire subito dallo studio, che quelle frasi offendervano l'intelligenza dei telespettatori. Già, l'intelligenza dei telespettatori...
Subito dopo ,Travaglio è intervenuto e ha indicato per cosa e per quanti anni Mangano fu condannato e incarcerato.
Ma intanto Facci la sua cosina l'aveva detta e in più, quando lo hanno inquadrato, giurerei di avere intravisto sul suo viso il sorrisetto tipico del bricconcello pescato a sparare balle e che, di fronte all'evidenza non può che stare zitto e, per l'appunto, gigioneggiare.
Perché questa è la tecnica ed è collaudata tanto da apparire normale: dire una cosa del tutto falsa, poi smentirla o lasciarsi smentire. Ma intanto la palla è stata detta. E siccome l'ha detta uno come Facci che, come dicevo, pare pure lucido quando scrive, chissà mai che non sia vera.
Ma voglio dire, quale serio direttore farebbe mai tornare in trasmissione un giornalista che fa finta di non conoscere ciò che tutti sanno? O peggio, uno che faccia affermazioni su un agomento di cui non conosce nulla? Mentana, esatto.
E cos'è peggio per un giornalista, non sapere o mentire palesemente?
Quello che ancora fatico a credere vero, e cioè che esiste una maggioranza di italiani che si bevono in buona fede l'informazione telvisiva in italia, spinge forte tutto intorno a me, ai miei figli.
Non mi resta che ignorare che loro abbiano solo otto e dieci anni e cominciare a raccontare loro la Storia d'Italia così come vorrei mi fosse stata raccontata fin dall'inizio, partendo dal fondo, dall'oggi, magari rendendo ineressante il tutto con gustose biografie.
Oggi, ad esempio, Samuele mi ha chiesto cosa fosse la Mafia e così ho cominciato a raccontargli la vita del senatore Dell'Utri.
 
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