Un passo indietroNon era bella quella sensazione. Eppure da quando era riuscito a isolarla da tutto il resto, rumori del traffico, battito cardiaco, pulsioni alle orecchie, rombi areoplanari, pianti bimbosi, persino il rumore delle piante che crescono, da quando tutto il resto era passato in secondo piano, non riuscì a fare a meno di pensarci incessantemente.
Ne era certo e ormai ne parlava liberamente e ad alta voce sia in ufficio sia in strada, sui mezzi pubblici e persino al bar dove, però, non diedero peso alla cosa, che lui non era che uno tra i tanti ubriachi, lì. Ma lui non era ubriaco, lui. Forse era stanco e confuso dal tanto pensare e forse gli pesava quella grande responsabilità. Ma era un astemio convinto.
Quella sera, infatti, ordinò un caffé, uscì dal bar deciso come non mai. Lo avrebbe fatto: tornato a casa, si sarebbe seduto. Avrebbe smesso di camminare. Di fare rotolare il mondo come un tronco sull'acqua. Che ci pensassero gli altri, d'ora in avanti. E azzardò perfino un passo indietro, solo una finta prima del tuffo.
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