RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

venerdì, luglio 30

 
Mi piego, ma non mi spezzo
Non è stato solo pattinare in una pista gigantesca, solo noi sei, noi sette.
Nemmeno è stato che, alla fine, Aladin mi ha insegnato l'incrociato all'indietro.
Neppure i birilli e forse nemmeno la sconfitta bruciante a quel gioco buffo con la palla rimarranno per sempre in questa zucca a perdere.
Certo la delusione per i miei pattini nuovi nuovi piegati a banana è stata forte ma la telefonata di poco fa al negozio mi ha soddisfatto ("ripariamo a nostre spese, li avevamo garantiti indistruttibili e non veniamo meno alla parola data").
Mi sono divertito a giocare con voi.
La doccia e il tuffo nella piscina vuota subito dopo e poter girare in mutande davanti a degli estranei, come pure la birra bevuta in piscina, le patatine e le sigarette, in un Forum deserto che potevi tenere in una sola mano, tutto questo bello, sì. E giocare a calcio con Sergio.

Ma.
La Notte.
È per te che non mi leggi mai.
 

 

giovedì, luglio 29

 
plin-plon!
Stasera e solo stasera avremo a disposizione la pista di pattinaggio del Forum di Assago (quella del ghiaccio ora a riposo, pista in cemento, quindi).
Orario: dalle 20,30 in poi (il 'poi' lo si tratta insieme a Sergio, il tizio che ce la apre).
Portate birilli, mazze, rampe, quello che vi pare, spazio ce n'è. E i pattini, ovviamente.
Ingresso euro 5,50 a testa.
ATTENZIONE: c'è il festival latino americano là fuori, quindi il parcheggio si dovrebbe pagare, a meno di dimostrare che si sta andando effettivamente a usufruire dell'area multisport (e magari fanno entrare dal retro, in quel caso).
plin-plon!
 

 

mercoledì, luglio 28

 
Le cose non succedono per caso
Agosto, doveva essere il 19, l'anno di sicuro il 1985, casa dai miei libera e gli amici quasi tutti partiti per le vacanze tranne due, uno dei quali aveva deciso che l'altra doveva diventare la sua ragazza, quell'estate.
Ricordo Baglioni che cantava Notte di Note e la voce di lei che implorava di spegnere lo stereo: era venuta da me per il pranzo e aspettavamo che l'altro citofonasse per il solito pomeriggio a zonzo nelle vie assolate di Milano: tapparelle giù e chiacchiere e silenzi come solo quando hai quindici anni o sei innamorato sai sostenere.
Di preciso non ricordo come successe, ricordo che ci fissammo negli occhi per lungo tempo e che poi ci ritrovammo avvinghiati sul grande sofà di pelle che ci accolse come fosse un rifugio. Ricordo labbra morbide e umide al punto giusto. Non avevo mai baciato una ragazza e nel giro di 10 minuti rimanemmo in mutande.
Il citofono trillò una volta, non sentito, due volte, ignorato, poi tre, quattro. Alla quinta pensai, baciandola, che alla sesta avrei risposto ma rimandai alla settima. Che non arrivò: seguirono così cinque ore di baci ininterrotti, forse dovevo recuperare sugli amici che millantavano due anni di baci e anche altro, forse semplicemente si fermò il tempo.
Fino ad oggi, direi, figlio più, figlio meno.

(E tu, ricordi il tuo primo bacio?)
 

 

 
Mi scopro invidioso.
"Gente come Neri, Lia, Lablogospia, Settolo, Puliafito, Di Ciaccio, Anija e Marco Cortesi sono l'orrendo aborto morale di tale liceità omertosa. Il mondo del software per la rete é già regno degli squali, questi personaggi sono come mine vaganti disposte ad uccidere pur di ottenere privilegio per se stessi."
Mi vedo già a deporre testimonianza giurata (su che cosa che non sono nemmeno battezzato?): "Vostro Onore, ho condiviso un pasto con almeno due dei personaggi citati. Sono sopravvissuto e non sono stato in alcun modo sodomizzato (o perlomeno non me ne sono accorto) o importunato o fotografato. Vengo in quest'aula di tribunale, perciò, non solo in veste di testimone ma per querelare Neri e Di Ciaccio e ottenere da loro ciò che mi spetta di diritto e che non negano mai a nessuno: un post dissacrante e un palo nel culo".
 

 

 
Il potere genera mostri
Avrei voluto fare dell'umorismo di bassa lega sulla sentenza dell'Aja che dichiara il nuovo Muro della vergogna sostanzialmente illegale. La sentenza rimarrà inascoltata, come le precedenti relative allo sgombro dei territori palestinesi, ed è anzi condannata già dal governo statunitense e chi alzerà il ditino per controbattere qualcosa sarà antisemita senz'appello.
Avrei voluto fare una vignetta con una ruspa manovrata da Sharon mentre abbatte una casa e uccide il vecchio palestinese che non poteva (e non doveva) abbandonare casa sua e sotto una didascalia che dicesse più o meno 'Io faccio di tutto per abbattere i muri, sono loro che me lo impediscono'.
Oppure una in cui Berlusconi tranquillizza Sharon mostrandogli la proroga sul condono edilizio.
Ma non l'ho fatto.
Segnalo, perciò, questo post del buon vecchio Leo.
 

 

lunedì, luglio 26

 
Quattro anni fa...
In ritado, è vero, ma gli auguri ad Antonio li devo proprio fare.
 

 

sabato, luglio 24

 
Due arenili, domani.
Se fossero granelli di sabbia sarebbero 1.073.001.600.
Li aggiungo agli altri 252.460.800 che contare i secondi insieme a te viene molto più facile.
Auguri a noi...
 

 

giovedì, luglio 22

 
Se potessi postare con il pensiero (già pensato, già scritto mille volte, ma non si è mai realizzato). Se il mio pezzo sui genocidi l'avessi mai terminato. Se potessi ricopiare quel libro e renderlo pubblico. Se le rime che mi si formano in testa, magari mentre vivo, magari mentre scrivo, magari mentre palpo mia moglie, le ritrovassi qui a ogni mia nuova visita. Se avessi un block-notes collegato con i miei pensieri.
Se avessi, in alternativa sei mani: con due vivrei la vita, con due scriverei, con altre due palperei mia moglie. Se potessi scrivere in un lampo la mia vita, la mia esperienza, i miei segreti, i miei piccoli pensieri. Guardando te, guardando loro, inciampando o mordendo un panino, potrei immagazzinare la mia esistenza e sperare che quando non ci sarò più qualcuno potrà replicarmi solo premendo play, me e i miei pensieri e le mie espressioni e gli odori per tutto il tempo che vorrà.


Capitolo 1
Si svegliò con la morte addosso, fece una doccia e prese un caffé al bar sotto casa. Il barista, solitamente gentile, porgendole la tazzina le fece bruscamente notare la morte addosso e lei rispose non posso farci niente, mi sono lavata e questo che bevo è già il secondo caffé, cos'altro posso fare?
Imbarazzato, il barista si voltò senza dire nulla come fa il lavandaio di fronte alla macchia di ruggine. Sbatté lo strofinaccio sul bancone -splaf! splaf!-, il motivo non lo sapeva, ma lo facevano tutti i baristi nei film anni '70 e lui non era certo da meno quel lunedì mattina: troppe mosche, sempre troppe mosche in quel bar e parevano pure moltiplicarsi ad ogni nuovo tentativo di debellarle. Lei lasciò un euro alla cassa e venne espulsa dal locale, indossando l'afa milanese come fosse uno Chanel anni '50.
Una parentesi la merita il barista. Uomo ligio e timoroso di Dio, Fernando, questo il suo nome, appena undicenne valutò i vantaggi versus impegno nell'affrontare una vita di preghiera in cui questa non fosse solo ascolto ma anche desiderio.
Fu così che passarono decenni dalla quella sua prima preghiera, la stessa che poi avrebbe ripetuto immutata ogni giorno più volte al giorno fino a farne litania esistenziale. La richiesta: acquisire il dono dell'ubiquità. Il suo Dio, passato che fu quel periodo, per Lui bruscolini, per l'altro una vita, valutò positiva la scelta che fece all'inizio dei tempi di dare un termine alla storia personale di ogni essere umano. Fernando vivrà, pregherà della stessa speranza, questo è concesso ma, Io lo voglia, morirà. Nel dubbio divino che l'eventualità contraria possa sempre verificarsi, però, l'Altissimo stimò di avverare il desiderio del mortale questuante e lo trasformò in un barista stracciomunito in un bar pieno di mosche noiose: servire i clienti dietro il bancone e contemporaneamente scacciare le mosche sopra il flipper con uno strofinaccio era condizione necessaria e allo stesso tempo impietosa conseguenza del suo stesso esistere.
 

 

 
Rodeate, gente, rodeate
Oggi, dalle 12.45 alle 14.15, lo squonkrodeo estivo!
 

 

mercoledì, luglio 21

 
Prodigi della natura


 

 

martedì, luglio 20

 
Hai presente noi?
"Mia madre spalanca gli scuri - li sento sbattere sul muro - e il giorno, lì fuori, è un bel giorno. C'è luce. Mi metto a sedere sul letto e la prima cosa che metto a fuoco è la cesoia?, la tenaglia?, sempre dubbi sul nome corretto da dare agli oggetti, dai manici verdi stampata sulla copertina del libro malamente appoggiato sopra il comodino. Prendo il libro e in quarta di copertina riesco non senza fatica a leggere: In copertina: Rosario Morra, litografia, 2000." (lieveansia)

Io, la mattina vado in camera da Meme e lo osservo per qualche tempo prima di svegliarlo.
È buffo e singolarmente fragile e bianco. Indifeso, durante la notte si rannicchia tutto sotto le lenzuola, il suo dinosauro di pezza stretto stretto al petto. Se ne stanno entrambi sprofondati in un sonno mortale che gli devi cercare gli occhi tanto sono chiusi e indovini solo un ciuffo di capelli e creste ossee nella penombra della stanza.
Vorresti lasciarli lì, che in fondo potrei stare a casa con loro.
Mi siedo, così, sul letto di mio figlio, lo accarezzo sulla fronte e gli bisbiglio il buongiorno, ma piano, per non svegliarlo, per illudermi che potremmo restare davvero a casa magari per giocare a scacchi o per plasmare un altro salvadanaio di creta a forma di foca o di giraffa o di pesce palla.
Mi volto e osservo la sua libreria, ormai condivisa in toto con la sorellina, la sua cesta dei giochi che quando lui dorme pure questa riposa e penso che anche a me, che dormivo già così prima di lui, qualcuno veniva a guardarmi dormire nel letto e io non lo sapevo.
Mentre penso queste cose sento i passetti leggeri di Beatrice scricchiolare sulla scala di legno mentre ridendo bisbiglia a Eva vado a svegliare quel dormiglione del meme e lei che le raccomanda fai piano e lei mentendo si mamma
Ecco, sono questi gli istanti in cui mi godo la pace di una casa né di città, né di campagna e pensare che così sarà per tutto l'arco della giornSVEGLIAMEMEEEEEEEEEEEEEE!!!.
Ecco, appunto, noi.
 

 

venerdì, luglio 16

 
E se non altro cuccherai. (commercial gratuito)
Se il prossimo autunno il tuo/la tua partner ti lascerà solo perché si è iscritto a un corso di vomito al quale tu, no, no, no, il corso di vomito no.
Se non lo farà ma tu vorrai rimanere lo stesso senza di lui/lei, almeno un giorno la settimana. O anche due o tre ma non vuoi lasciarlo/a perché dai, in fondo a letto non è poi tanto male.
Se invece vorrai provare insieme a lui/lei qualcosa di nuovo, o anche di vecchio ma sempre con lui/lei.
Se non vuoi arrivare a settant'anni e rimanere come uno scemo/a seduto/a su una panchina da solo/a a dire 'me misero, me tapino' quando invece tutti i tuoi amici/che settantenni/e che hanno seguito il consiglio che ti darò tra poco piroetteranno su una pista avvinghiati/e a prestanti e giovani lui/lei.
Se tutto questo, io ho la soluzione, o perlomeno te la posso indicare: il corso di Salsa Portoghese tenuto da Max&Silvia.
Le iscrizioni sono già aperte e sappi che:
1. una lezione di prova è gratuita per tutti;
2. Silvia è pure una bella figliola: scaricati la locandina e giudica tu ma occhio a Max che
3. è sempre contento (una paresi lo costrinse a un imperituro sorriso, pare) ma se gli tocchi la ballerina lui dopo si incazza;
4. poi forse ci troverai pure Eva, la consorte di questo blog alla quale potrai chiedere se tutte le fesserie che scrivo qui sopra sono vere oppure frutto del Ritalin che quotidianamente assumo via basilico.
Insomma, non hai scuse, salvo la distanza. Se abiti sotto il Tevere lo troveresti un po' scomodo da raggiungere tutti i giovedì sera. La palestra stà, infatti, a Cernusco sul Naviglio, provincia di Milano. Il resto sulla locandina (168kb).
 

 

giovedì, luglio 15

 
Il momento giusto
Credo di dovere cambiare vita, sai? Sto su una cima, una cima qualunque direbbe il passante, ma ora è la mia cima.
Noi altri dalle nostre cime ci guardiamo, facciamo ciao-ciao con la manina e anche con la voce, ma non ci sentiamo: troppo distanti. Piantiamo la nostra banderuola e per un po' stiamo soddisfatti nel vederla sbatacchiata da un vento che non conoscevamo, luccicare sotto questo sole che fa tutto più bello.
Poi, sopraffatti dal silenzio, rovistiamo nella bisaccia e ne tiriamo fuori un fornello. Ci cuciniamo fagioli e cotiche oppure scaldiamo una pasta che avevamo preparato prima di intraprendere la ventura. Mentre mangiamo osserviamo il panorama, tu il tuo, io il mio, accucciati su un masso e talvolta ci voltiamo per vedere se l'altro sta sempre lì o se è già ridisceso ben sapendo che no, nessuno di noi sarebbe così folle da ridiscendere. Perché, ci diciamo ogni volta, un panorama così non ci era mai stato dato di vederlo.
Terminato il nostro pranzo e sorseggiato un caffé solubile, se fumiamo ci facciamo pac-pac sulle tasche per trovare le Marlboro Light e aspiriamo. Soddisfatti.
Ma la cima, tolto il panorama, tolta l'emozione, tolto il vento e il sapore della sigaretta più buona degli ultimi due secoli, rimane una cima con il suo grave limite dell'essere culmine: è incapace di elevarsi oltre. Allora meditiamo la discesa, facciamo due conti per essere a valle entro sera, prima del buio e quando siamo rientrati in paese guardiamo con occhi diversi gli amici davanti al bar: loro non c'erano, loro non sanno.
Tu, io, solo apparentemente a valle, siamo in realtà ancora lassù, siamo l'asta di quella banderuola, siamo il pranzo consumato nel sibilo del vento, siamo il sole accecante, siamo il sudore e gli inciampi sulla pietraia. Siamo la solitudine di una cima con un panorama che non è solo il più bel panorama che ci è stato dato di vedere, ma è quello che d'ora in avanti avremo davanti agli occhi qualunque cosa decideremo di fare: scalare ancora, rimanere a valle, raggiungere una cima, magari la stessa, magari per sempre. Magari no.

Ieri ho indossato i pattini in linea che 'mi siamo' regalati. Una svolta per me che pattinavo dal 1986 con gli schettini tradizionali. Mario e Gigi, vedendomi con quei così buffi ai piedi mi hanno bighellonato: traditore. E così mi ci sentivo ancora prima e allora stamattina sono andato a salutare i vecchi pattini e ho detto loro che no, non li avrei abbandonati e che qualche volta li userò ancora giusto per non perderci il piede e riconoscere loro il ruolo di testimoni di un'età. Più d'una, direi. E ho rivisto le foto su otto-ruote.it, riguardando i volti di noi che eravamo e facendomi le solite domande per ogni nome che mi si ripresentava in testa: chissà dov'è, chissà cosa fa, chissà se c'è ancora.

Medito di raccontartela la mia cima prima o poi, che per me sarà stata più ardua da raggiungere della tua e viceversa sarà stato per te (se fossimo pescatori, la tua preda non sarà solo più grossa della mia, ma avrai fatto più fatica di me per catturarla. E viceversa). Ma non ho tempo e nemmeno tu, o forse ci manca la voglia, impegnati come siamo entrambi da quel passaggio ostile o rapiti dall'orizzonte che non conoscerò mai, che non saprai mai. Perciò ti saluto da lontano, ciao-ciao con la manina e lo dirò anche a voce alta, lo urlerò che magari l'eco la troverai un giorno a farti compagnia per un caffé solubile su un paesaggio sconfinato. Banderuola, sole, sibilo.
 

 

lunedì, luglio 12

 
Un caffé?
Auguri, pippo! ;) Centotrentadue di questi giorni.
 

 

 
Elementare, Watson
In America è stato messo in commercio un prodotto per scoprire l'infedeltà degli uomini.
Il kit permette di rilevare gocce di sperma su tessuti di, ad esempio, slip, lenzuola e via cantando.
Nonostante il produttore non riesca a stare dietro alle richieste, rimango comunque dubbioso.
Gli inventori del kit, infatti, non hanno tenuto conto che, di solito, quando uno o una tradiscono, di solito, coscienziosamente, indossano o fanno indossare il profilattico.
Nemmeno hanno tenuto conto che i fedigrafi potrebbero portarsi dietro uno slip di ricambio, buttando nel bidone dell'immondizia quello incriminante prima di rientrare in casa.
E. soprattutto, non hanno tenuto conto che, insomma, uno potrebbe anche darsi al cosiddetto solitario e che il kit, in questo caso, sarebbe menzognero.
Dati alla mano, non han tenuto conto di una sega.
 

 

venerdì, luglio 9

 
Ricevo e più che volentieri pubblico
"Vi lascio un'idea (rubata e modificata) per una sera d'estate in compagnia, quando si ha circa un'ora per cucinare. Il bello è che si può anche preparare in anticipo e infornare all'ultimo momento.

Timballo di cuscus alle melanzane
Ingredienti:
3 grosse melanzane
polpa o passata di pomodoro
pomodori ciliegia
cacio ricotta
olio
aglio
peperoncino (se piace)
300 gr. Cuscus
acqua, sale
Preparazione
Tagliare 2 melanzane a fette per il lungo; passarle nell'olio e alla piastra (o padella anti-aderente); foderare il contenitore del timballo facendo sbordare le melanzane per metà.
Tagliare l'altra melanzana a dadini e farla saltare in padella.
Far soffriggere una spicchio d'aglio (e il peperoncino per chi volesse) in un po' d'olio, quindi fare cuocere la passata di pomodoro (salare). Aggiungere 300/400 ml d'acqua, la melanzana a dadini e, quando l'acqua bolle, il cuscus. Spegnere il fuoco e aspettare che il composto si gonfi.
Cospargere il fondo del timballo con il cacio ricotta, aggiungere qualche pomodorino tagliato in 4 (a piacere), fare uno strato con il cuscus; nuovamente cacio ricotta, pomodirini, cuscus; ultimare con uno strato di cacio ricotta e chiudere con i risvolti delle melanzane che sbordavano dal contenitore.
Infornare a 150° per 15/20 minuti. Rovesciare su un piatto da portata e servire a fette con pomodorini interi.
Buon appetito da Cieloditraverso!"

No, non sono diventato un blog di cucina, ma ieri l'ho mangiato per la seconda volta questo timballo e ho goduto forte. Nascondervi la ricetta sarebbe come scovare Dio al microscopio e buttare via il vetrino.
 

 

 
'Benvenuti nella macchina'
Soggettiva. Un cielo che sembra opalizzato, presenta dei riflessi di luce. Oltre, in un infinito indistinto, dei movimenti sfocati, indistinguibili, come nubi apocalittiche. La camera non si sofferma. Lenta, scende lungo una parete di acciaio inox. È un ambiente circolare chiuso sui lati, minimale, sembra un openspace di Langhiana memoria, asettico. La camera incrocia lo sguardo di un uomo, sdraiato poco più avanti che annuisce sorridendo rassicurante. La stanza è spoglia di arredi ma ricolma di uomini, una massa eccessiva per l'ampiezza dell'ambiente. Alcuni corpi sono schiacciati da altri. Lamenti. La panoramica scorre, cogliendo volti e smorfie, fronti sudate e sottolineando il brusìo che da indistinto si è fatto via via più presente: rumore metallico di macchinari pesanti, colpi improvvisi, passi svelti, seguiti dall'eco delle pareti di metallo.
Il clima è quello di un campo profughi, ma del tutto asettico. Come se la terra fosse sotto minaccia di un cataclisma e i suoi abitanti fossero costretti a una precipitosa fuga in astronave. E come se quella fosse una delle sale d'aspetto prese d'assalto. Qualcuno tenta dei balzi lungo le alte pareti, cercando un'impossibile via d'uscita.
Un campanello suona, improvviso, interrompendo ogni altro rumore esterno e azzittendo i presenti. Gli uomini si guardano preoccupati. Qualcuno ancora sorride.
Dlin-dlon. Passi. Ancora dlin-dlon. Rumore di pesante portale che si apre. Suoni indistinti di voci profonde, divine. Portale che si chiude, rimbombando. Voci confuse, profonde.
La soggettiva è quella di uno degli uomini seduti. Da questa si passa a una panoramica aerea che sale, sale, pareti di metallo sale ancora ed esce da un gigantesco frullatore. L'uomo, uno degli ingredienti del frullato che la donna marziana ha pensato bene di preparare ai suoi ospiti, capisce ed esplode in un urlo che si tramuta nel rumore del frullatore.
(da uno dei miei tre blogrodei di ieri)
 

 

martedì, luglio 6

 
Il negoziato.
Ieri, lunedì 5 luglio 2004, presso la Sala Consiliare del Municipio di Vellezzo Bellini è stata firmata la tregua tra il responsabile del Centro Estivo (in rappresentanza del Comune) ed Eva (in rappresentanza della famiglia Rilletti).
Il documento, che gli storici locali (le vecchie comari) hanno già ribattezzato la Pas da Veless, prevede il ritiro immediato di Samuele dal Centro Estivo in cambio di alcune condizioni a nostro esclusivo vantaggio.
Nel dettaglio:
- sconto del 25% sull'ICI dal 2005 al 2013 (guarda caso l'ultimo anno utile per iscrivere al suddetto Centro Estivo i nostri figli). Risparmio;
- scappellamento e inchino dei Consiglieri Comunali della Giunta ad ogni nostro passaggio. Rispetto;
- un occhio di riguardo per il lampione di fronte a casa che la lampadina è due mesi che è fulminata. Checcazzo;
- una targhetta in ottone con sopra inciso 'Fam. Rilletti' in Comic Sans che certifica un non meglio specificato merito civico. Da mostrare agli amici.
Dal 2018, anno del compimento del 18esimo anno d'età di Beatrice (buon sangue...), il trattato verrà rinegoziato sulla base delle specifiche esigenze delle due parti sempre che altri Rillettini non vengano alla luce nel frattempo, la qual cosa farà scattare un obbligo di confino per noi nel comune di Marcignago, storico rivale degli abitanti di Vellezzo.
La Giunta di Vellezzo, nel timore di potere rivincere le elezioni amministrative, ha presentato, inoltre, una mozione per l'astensione dei nostri minori da ogni altra attività sociale organizzata dalla Pubblica Amministrazione locale ma Eva in cambio voleva Vieri alla Roma e l'opposizione ha minacciato l'Aventino. Di mandargli Samuele, per cui nulla.
 

 

lunedì, luglio 5

 
Se non giochi, non lo saprai mai.
No, dico, andate qui. Perlomeno per poter dire che ci avete tentato. Il vincitore vedrà prodotto un corto basato sul suo "rodeo".
 

 

 
FALSETTO

Esterina, i vent'anni ti minacciano,
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
Ciò intendi e non paventi.
Sommersa ti vedremo
nella fumea che il vento
lacera o addensa, violento.
Poi dal fiotto di cenere uscirai
adusta più che mai,
proteso a un'avventura più lontana
l'intento viso che assembra
l'arciera Diana.
Salgono i venti autunni,
t'avviluppano andate primavere;
ecco per te rintocca
un presagio nell'elisie sfere.
Un suono non ti renda
qual d'incrinata brocca
percossa!; io prego sia
per te concerto ineffabile
di sonagliere.

La dubbia dimane non t'impaura.
Leggiadra ti distendi
sullo scoglio lucente di sale
e al sole bruci le membra.
Ricordi la lucertola
ferma sul masso brullo;
te insidia giovinezza,
quella il lacciòlo d'erba del fanciullo.
L'acqua' è la forza che ti tempra,
nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un'alga, un ciottolo
come un'equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Hai ben ragione tu!
Non turbare
di ubbie il sorridente presente.
La tua gaiezza impegna già il futuro
ed un crollar di spalle
dirocca i fortilizî
del tuo domani oscuro.
T'alzi e t'avanzi sul ponticello
esiguo, sopra il gorgo che stride:
il tuo profilo s'incide
contro uno sfondo di perla.
Esiti a sommo del tremulo asse,
poi ridi, e come spiccata da un vento
t'abbatti fra le braccia
del tuo divino amico che t'afferra.

Ti guardiamo noi, della razza
di chi rimane a terra.

(E. Montale - Ossi di Seppia)
 

 

venerdì, luglio 2

 
le acque, le acque!
Sta nascendo Tommaso, in anticipo! :) yeeeeeeeeeeee!!!
 

 

giovedì, luglio 1

 
Fatti sotto!
Samuele ha rotto un paio di occhiali rei di trovarsi tra i suoi pugni e la faccia del loro proprietario. Io ho chiesto ai genitori del paese di piantarla di fare indossare ai loro figli cose fragili mentre l'assicurazione, interpellata, mi comunica il rincaro del premio RC famiglia a 50 mila euro l'anno e forse mi conviene ancora.