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RILLO BLOG darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido |
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venerdì, luglio 30
Mi piego, ma non mi spezzo
Non è stato solo pattinare in una pista gigantesca, solo noi sei, noi sette. Nemmeno è stato che, alla fine, Aladin mi ha insegnato l'incrociato all'indietro. Neppure i birilli e forse nemmeno la sconfitta bruciante a quel gioco buffo con la palla rimarranno per sempre in questa zucca a perdere. Certo la delusione per i miei pattini nuovi nuovi piegati a banana è stata forte ma la telefonata di poco fa al negozio mi ha soddisfatto ("ripariamo a nostre spese, li avevamo garantiti indistruttibili e non veniamo meno alla parola data"). Mi sono divertito a giocare con voi. La doccia e il tuffo nella piscina vuota subito dopo e poter girare in mutande davanti a degli estranei, come pure la birra bevuta in piscina, le patatine e le sigarette, in un Forum deserto che potevi tenere in una sola mano, tutto questo bello, sì. E giocare a calcio con Sergio. Ma. La Notte. È per te che non mi leggi mai.
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mercoledì, luglio 28
Le cose non succedono per caso
Agosto, doveva essere il 19, l'anno di sicuro il 1985, casa dai miei libera e gli amici quasi tutti partiti per le vacanze tranne due, uno dei quali aveva deciso che l'altra doveva diventare la sua ragazza, quell'estate. Ricordo Baglioni che cantava Notte di Note e la voce di lei che implorava di spegnere lo stereo: era venuta da me per il pranzo e aspettavamo che l'altro citofonasse per il solito pomeriggio a zonzo nelle vie assolate di Milano: tapparelle giù e chiacchiere e silenzi come solo quando hai quindici anni o sei innamorato sai sostenere. Di preciso non ricordo come successe, ricordo che ci fissammo negli occhi per lungo tempo e che poi ci ritrovammo avvinghiati sul grande sofà di pelle che ci accolse come fosse un rifugio. Ricordo labbra morbide e umide al punto giusto. Non avevo mai baciato una ragazza e nel giro di 10 minuti rimanemmo in mutande. Il citofono trillò una volta, non sentito, due volte, ignorato, poi tre, quattro. Alla quinta pensai, baciandola, che alla sesta avrei risposto ma rimandai alla settima. Che non arrivò: seguirono così cinque ore di baci ininterrotti, forse dovevo recuperare sugli amici che millantavano due anni di baci e anche altro, forse semplicemente si fermò il tempo. Fino ad oggi, direi, figlio più, figlio meno. (E tu, ricordi il tuo primo bacio?)
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Mi scopro invidioso.
"Gente come Neri, Lia, Lablogospia, Settolo, Puliafito, Di Ciaccio, Anija e Marco Cortesi sono l'orrendo aborto morale di tale liceità omertosa. Il mondo del software per la rete é già regno degli squali, questi personaggi sono come mine vaganti disposte ad uccidere pur di ottenere privilegio per se stessi." Mi vedo già a deporre testimonianza giurata (su che cosa che non sono nemmeno battezzato?): "Vostro Onore, ho condiviso un pasto con almeno due dei personaggi citati. Sono sopravvissuto e non sono stato in alcun modo sodomizzato (o perlomeno non me ne sono accorto) o importunato o fotografato. Vengo in quest'aula di tribunale, perciò, non solo in veste di testimone ma per querelare Neri e Di Ciaccio e ottenere da loro ciò che mi spetta di diritto e che non negano mai a nessuno: un post dissacrante e un palo nel culo".
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Il potere genera mostri
Avrei voluto fare dell'umorismo di bassa lega sulla sentenza dell'Aja che dichiara il nuovo Muro della vergogna sostanzialmente illegale. La sentenza rimarrà inascoltata, come le precedenti relative allo sgombro dei territori palestinesi, ed è anzi condannata già dal governo statunitense e chi alzerà il ditino per controbattere qualcosa sarà antisemita senz'appello. Avrei voluto fare una vignetta con una ruspa manovrata da Sharon mentre abbatte una casa e uccide il vecchio palestinese che non poteva (e non doveva) abbandonare casa sua e sotto una didascalia che dicesse più o meno 'Io faccio di tutto per abbattere i muri, sono loro che me lo impediscono'. Oppure una in cui Berlusconi tranquillizza Sharon mostrandogli la proroga sul condono edilizio. Ma non l'ho fatto. Segnalo, perciò, questo post del buon vecchio Leo.
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lunedì, luglio 26
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mercoledì, luglio 21
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martedì, luglio 20
Hai presente noi?
"Mia madre spalanca gli scuri - li sento sbattere sul muro - e il giorno, lì fuori, è un bel giorno. C'è luce. Mi metto a sedere sul letto e la prima cosa che metto a fuoco è la cesoia?, la tenaglia?, sempre dubbi sul nome corretto da dare agli oggetti, dai manici verdi stampata sulla copertina del libro malamente appoggiato sopra il comodino. Prendo il libro e in quarta di copertina riesco non senza fatica a leggere: In copertina: Rosario Morra, litografia, 2000." (lieveansia) Io, la mattina vado in camera da Meme e lo osservo per qualche tempo prima di svegliarlo. È buffo e singolarmente fragile e bianco. Indifeso, durante la notte si rannicchia tutto sotto le lenzuola, il suo dinosauro di pezza stretto stretto al petto. Se ne stanno entrambi sprofondati in un sonno mortale che gli devi cercare gli occhi tanto sono chiusi e indovini solo un ciuffo di capelli e creste ossee nella penombra della stanza. Vorresti lasciarli lì, che in fondo potrei stare a casa con loro. Mi siedo, così, sul letto di mio figlio, lo accarezzo sulla fronte e gli bisbiglio il buongiorno, ma piano, per non svegliarlo, per illudermi che potremmo restare davvero a casa magari per giocare a scacchi o per plasmare un altro salvadanaio di creta a forma di foca o di giraffa o di pesce palla. Mi volto e osservo la sua libreria, ormai condivisa in toto con la sorellina, la sua cesta dei giochi che quando lui dorme pure questa riposa e penso che anche a me, che dormivo già così prima di lui, qualcuno veniva a guardarmi dormire nel letto e io non lo sapevo. Mentre penso queste cose sento i passetti leggeri di Beatrice scricchiolare sulla scala di legno mentre ridendo bisbiglia a Eva vado a svegliare quel dormiglione del meme e lei che le raccomanda fai piano e lei mentendo si mamma Ecco, sono questi gli istanti in cui mi godo la pace di una casa né di città, né di campagna e pensare che così sarà per tutto l'arco della giornSVEGLIAMEMEEEEEEEEEEEEEE!!!. Ecco, appunto, noi.
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venerdì, luglio 16
E se non altro cuccherai. (commercial gratuito)
Se il prossimo autunno il tuo/la tua partner ti lascerà solo perché si è iscritto a un corso di vomito al quale tu, no, no, no, il corso di vomito no.
Se non lo farà ma tu vorrai rimanere lo stesso senza di lui/lei, almeno un giorno la settimana. O anche due o tre ma non vuoi lasciarlo/a perché dai, in fondo a letto non è poi tanto male. Se invece vorrai provare insieme a lui/lei qualcosa di nuovo, o anche di vecchio ma sempre con lui/lei. Se non vuoi arrivare a settant'anni e rimanere come uno scemo/a seduto/a su una panchina da solo/a a dire 'me misero, me tapino' quando invece tutti i tuoi amici/che settantenni/e che hanno seguito il consiglio che ti darò tra poco piroetteranno su una pista avvinghiati/e a prestanti e giovani lui/lei. Se tutto questo, io ho la soluzione, o perlomeno te la posso indicare: il corso di Salsa Portoghese tenuto da Max&Silvia. Le iscrizioni sono già aperte e sappi che: 1. una lezione di prova è gratuita per tutti; 2. Silvia è pure una bella figliola: scaricati la locandina e giudica tu ma occhio a Max che 3. è sempre contento (una paresi lo costrinse a un imperituro sorriso, pare) ma se gli tocchi la ballerina lui dopo si incazza; 4. poi forse ci troverai pure Eva, la consorte di questo blog alla quale potrai chiedere se tutte le fesserie che scrivo qui sopra sono vere oppure frutto del Ritalin che quotidianamente assumo via basilico. Insomma, non hai scuse, salvo la distanza. Se abiti sotto il Tevere lo troveresti un po' scomodo da raggiungere tutti i giovedì sera. La palestra stà, infatti, a Cernusco sul Naviglio, provincia di Milano. Il resto sulla locandina (168kb).
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lunedì, luglio 12
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Elementare, Watson
In America è stato messo in commercio un prodotto per scoprire l'infedeltà degli uomini. Il kit permette di rilevare gocce di sperma su tessuti di, ad esempio, slip, lenzuola e via cantando. Nonostante il produttore non riesca a stare dietro alle richieste, rimango comunque dubbioso. Gli inventori del kit, infatti, non hanno tenuto conto che, di solito, quando uno o una tradiscono, di solito, coscienziosamente, indossano o fanno indossare il profilattico. Nemmeno hanno tenuto conto che i fedigrafi potrebbero portarsi dietro uno slip di ricambio, buttando nel bidone dell'immondizia quello incriminante prima di rientrare in casa. E. soprattutto, non hanno tenuto conto che, insomma, uno potrebbe anche darsi al cosiddetto solitario e che il kit, in questo caso, sarebbe menzognero. Dati alla mano, non han tenuto conto di una sega.
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'Benvenuti nella macchina'
Soggettiva. Un cielo che sembra opalizzato, presenta dei riflessi di luce. Oltre, in un infinito indistinto, dei movimenti sfocati, indistinguibili, come nubi apocalittiche. La camera non si sofferma. Lenta, scende lungo una parete di acciaio inox. È un ambiente circolare chiuso sui lati, minimale, sembra un openspace di Langhiana memoria, asettico. La camera incrocia lo sguardo di un uomo, sdraiato poco più avanti che annuisce sorridendo rassicurante. La stanza è spoglia di arredi ma ricolma di uomini, una massa eccessiva per l'ampiezza dell'ambiente. Alcuni corpi sono schiacciati da altri. Lamenti. La panoramica scorre, cogliendo volti e smorfie, fronti sudate e sottolineando il brusìo che da indistinto si è fatto via via più presente: rumore metallico di macchinari pesanti, colpi improvvisi, passi svelti, seguiti dall'eco delle pareti di metallo. Il clima è quello di un campo profughi, ma del tutto asettico. Come se la terra fosse sotto minaccia di un cataclisma e i suoi abitanti fossero costretti a una precipitosa fuga in astronave. E come se quella fosse una delle sale d'aspetto prese d'assalto. Qualcuno tenta dei balzi lungo le alte pareti, cercando un'impossibile via d'uscita. Un campanello suona, improvviso, interrompendo ogni altro rumore esterno e azzittendo i presenti. Gli uomini si guardano preoccupati. Qualcuno ancora sorride. Dlin-dlon. Passi. Ancora dlin-dlon. Rumore di pesante portale che si apre. Suoni indistinti di voci profonde, divine. Portale che si chiude, rimbombando. Voci confuse, profonde. La soggettiva è quella di uno degli uomini seduti. Da questa si passa a una panoramica aerea che sale, sale, pareti di metallo sale ancora ed esce da un gigantesco frullatore. L'uomo, uno degli ingredienti del frullato che la donna marziana ha pensato bene di preparare ai suoi ospiti, capisce ed esplode in un urlo che si tramuta nel rumore del frullatore. (da uno dei miei tre blogrodei di ieri)
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lunedì, luglio 5
Se non giochi, non lo saprai mai.
No, dico, andate qui. Perlomeno per poter dire che ci avete tentato. Il vincitore vedrà prodotto un corto basato sul suo "rodeo".
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venerdì, luglio 2
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