RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

venerdì, giugno 25

 
Fresca fresca.
"Francamente - aggiunge il premier - sono convinto che gli elettori, avendo eletto un governo di coalizione, si meritino di vederlo arrivare fino alla fine del mandato".
(Silvio Berlusconi)

Ok, abbiamo sbagliato ma francamente questo, come metodo educativo, mi sembra un po' forte...
(Gigi)
 

 

 
Mal comune
Fraps apre le iscrizioni per il Centro Vittime Talebane del Fankoil. Aderisco fin da ora.
 

 

giovedì, giugno 24

 
Del non (ti)tubare
L'Amore non può fare paura, non ammette dubbi, non sarebbe Amore.
L'Amore è quando ti butti a capa in giù senza protezione, tanto non ti farai nulla.
Perché c'è lei, perché c'è lui. E questo è tanto, se non tutto.
 

 

 
Parlano le immagini (senza accenti).
Della pattinata di ieri sera poco da dire, se non allegare istantanee e rispettive didascalie.
01.jpg - Fraps che salta il Naviglio Grande per il lungo spingendo una stagista e trainando altri sette colleghi: Darsena Ticinese->Abbiategrasso con ristoro volante a Gaggiano. Premio Trenino 2004.
02.jpg - Gaia imbavagliata dagli astanti in una delle sue evoluzioni (video hard già disponibile, trattative riservate).
03.jpg - Stefania in tuffo plastico nel canale. Voto artistico: 10-9.5-9-9-8.5-9.5
04.jpg - Amir mentre cerca di spiegare che 'egiziano' è un riferimento anagrafico, non un lavoro, non ancora. Premio Miglior Pattinatore Straniero.
05.jpg - Silvia che ride
06.jpg - Silvia che ride
07.jpg - Silvia che ride. Ma che si fuma?
08.jpg - Io mentre tento di coprire l'intero percorso su un ginocchio solo. Premio Mi Vesto Fico, Non Cado Mai.
09.jpg - Marco che in souplesse edita l'intera rivista 'Il Pattinator Cortese'. Nove abbonati all'attivo.
10.jpg - Mario mentre fuma un'osteria.
11.jpg - Masciu in fissa per mezz'ora ad aspettare un cartello stradale pensando fosse me. Premio "Border line" della critica.
12.jpg - Mario, Silvia, Stefania, Fraps in ritardo di un'ora a bordo della Masciumobile, apparentemente a causa di un incidente. Curiosamente ignorata dal conducente l'ipotesi che la sola presenza di Fraps a bordo si DOVEVA per forza tradurre in un plateale ritardo, pena la conferma dei caratteri temporali di un mondo altrimenti noiosamente puntuale.
 

 

mercoledì, giugno 23

 
Question time
Che fine avranno fatto i miei accenti?
 

 

martedì, giugno 22

 
Non è proprio il giorno del mio compleanno...
Oggi, pioggia di regali inaspettati in formato mp3.
Questo l'audiopost dell'ultima performance di Samuele (645Kb, mp3).
Questo il corsivo di qualche post fa (1012Kb, mp3).
Brividi, come quando a Natale non ti aspetti niente e invece trovi l'albero affollato di doni.
E poi altro ancora, ma da definire insieme.
Grazie, grazie davvero ad Adeletta e all'incredibile Zuzu.
 

 

 
Anche Silvio legge Broono
C'è stata "la cancellazione di schede elettorali a nostro favore", una manipolazione scientifica della volontà popolare organizzata da "un esercito di professionisti del centrosinistra a danni dei nostri dilettanti, che puntualmente vengono fatti fessi".

A parte che broono l'aveva già previsto e che se ci avesse scommesso sopra, il bottino sarebbe stato ghiotto (lo dava come probabile al 5-10%), se non altro SB ha finalmente ammesso il dilettantismo della CDL. Come dire: impareremo anche noi, prima o poi.

Ovviamente SB non fornisce alcuna prova di quanto dice, in perfetto stile fascista nazista (chi conosce la storia recente trova eccellenti precedenti nella Germania del Terzo Reich).
 

 

 
Il giocattolo indemoniato.
Poco fa, al cellulare:
- Rillo, devo andare a prendere Samuele, mi hanno telefonato dal centro estivo.
- Cos'è successo?
- Si è messo a mordere tutti i bambini
- Anche lì?
- A tre ha fatto uscire il sangue.
- Eva, possibile che non riescano a tenere a bada un bambino di sei anni?!? I responsabili che fanno?
- Nulla, lui li tiene lontano a sassate.
- Cazzo... ne ha colpito qualcuno?
- No, ora vado, ciao.
- click

Domani gli compro una fionda.

 

 

lunedì, giugno 21

 
L'ultimo anno.
Si chiamava Mortimer ed era un anziano bidello dell'istituto Kandinsky, quello in cui sto insegnando, lo stesso in cui mi diplomai.
È stato un dettaglio a ricordarmelo, giovedì scorso, mentre uscivo dall'edificio dopo essere passato all'Ufficio Amministrativo per definire il mio compenso per i corsi tenuti al sabato mattina nell'anno scolastico appena concluso. Mi sono ritrovato davanti alla rampa che porta ai sotterranei della scuola, in un angolo poco frequentato e stranamente vuoto che ancora attende di essere colmato. Mortimer stava sempre li' e forse era stato lì da sempre: ai tempi del mio diploma le cronache della scuola lo registravano seduto in quell'angolo già dal 1975. Stava immobile su una di quelle sedioline che hanno formato le natiche di tutti gli studenti italiani in maniera indelebile: quattro tubi di ferro malritorti, una spalliera in finto legno (in realtà ghisa preformata) e una seduta che aveva pretese ergonomiche ma che era la peggior nemica del nostro fondoschiena.
Impassibile, aveva lo sguardo congelato; mai un cambio di postura, gambe perennemente accavallate e braccio sullo schienale a reggere una testa che da sola non sarebbe mai rimasta eretta.
Mortimer era il soprannome di successo che qualche studente gli aveva dato in un'epoca precedente perché nessuno aveva mai saputo il suo vero nome. A dire il vero, di lui nessuno sapeva proprio niente e neppure si riusciva a capire se era o meno sul libro paga della scuola o se ne era semplicemente parte integrante della struttura, così come la colonna di cemento armato che stava a pochi metri da lì, a confinare un corridoio affollato di studenti e professori che andavano a ristorarsi al bar di Saverio, interno all'Istituto.
Fermo come una quercia di plastica impolverata, non si poteva immaginare la scuola senza Mortimer: l'anno scolastico poteva pure iniziare senza i professori di ruolo, ma la sua statica presenza era di buon auspicio per tutti quanti.
Grembiule blu di servizio, pantaloni grigio scuro e scarpe nere, nessuno lo avvicinava, né gli dava confidenza e neppure i prof e gli altri bidelli sembravano notarlo: come quei mimi che passano ore immobili a raccogliere qualche euro lungo il Corso, Mortimer era osservato con curiosità solamente dai primini che all'inizio escogitavano divertenti quanto vani tentativi per smuoverlo: urla, scherzi, gavettoni, perfino gli short di Viviana erano impotenti. Come una figura mitologica costituita per la parte superiore da uomo e per quella inferiore da sedia, Mortimer rimaneva impassibile ad ogni stimolo. Pareva una sfinge.
Simona era certa che fosse morto e che il suo corpo avesse subito un processo di mummificazione dovuto all'umidità e agli speciali aromi provenienti dai sotterranei, ma erano fantasie bell'e buone: Moritimer era vivo e, soprattutto, vegeto e lo testimoniava il respiro lento e regolare che gli muoveva il petto sotto al grembiule e che appannava lo specchietto che Max ogni mattina gli infilava sotto al naso, come aveva visto fare in un film poliziesco.
Il nostro ultimo anno al Kandisnky scorreva sereno e Mortimer era piu' stabile di Papa Wojtyla, solido come l'edificio che lo conteneva.
Fino al giorno in cui all'intervallo notammo un capannello di gente intorno alla sua postazione, ci avvicinammo e scoprimmo che non era più al suo posto. Lo smarrimento era generale e pur non ricordando i volti, ancora oggi ricordo i silenzi eloquenti: i professori erano sconcertati, noi studenti confusi e senza guida. Il preside si faceva negare ai comitati che andavano via via formandosi e che pretendevano spiegazioni.
Era maggio e tutti i nostri pensieri erano proiettati alla maturità, sicché un'evento del genere venne immediatamente interpretato come infausto: la maturità senza Mortimer non si poteva fare, e subito uno dei comitati di studenti cominciò a raccogliere firme per prorogare le date degli esami, in attesa che si facesse chiarezza sull'avvenimento.
Simona sottolineò la cosa con un acido "l'avranno portato al Museo Egizio".
A margine e solo come dettaglio curioso, ricordo che pure il bar fu chiuso a tempo indeterminato dal preside perché qualche sciacallo (forse il gestore dei distributori automatici di snack) aveva malignato l'ipotesi che Mortimer venisse fatto a fette da Saverio per imbottirci panini e focacce.
Passarono due settimane in cui, dove prima stava Mortimer, rimase solo la sua sedia vuota che, infine, un'anima pietosa rimosse per esorcizzare il dolore.
Con il passare dei giorni la tensione per la maturità ebbe la meglio e tutti si dimenticarono di Mortimer, anche se in realtà nessuno ne faceva più parola per rispetto alla memoria di un monumento nazionale che pensavano perduto per sempre.
Tutti i miei compagni passarono gli esami e ognuno di noi imboccò strade diverse.
Dopo aver rivisto il suo angolino, sono salito da Gerardo, il tecnico di laboratorio che già lavorava lì durante quegli anni, per farmi raccontare la verità, se ne esiste una.
"Ah! Parli di Mortimer!", mi ha detto. Anche loro lo chiamavano così, ma in realtà si chiamava Angelino, all'epoca aveva quasi settant'anni e non lo vedemmo più perché andò, semplicemente, in pensione. Che fessi che fummo a non pensarci!
Però non si fa: dall'oggi al domani, un monumento nazionale in pensione. Senza dirci nulla, con il richio di non passare la maturità per lo sgomento.
Ebbene, giovedì scorso ho salutato Gerardo e sono tornato alla rampa dei sotterranei immaginando che sarebbe carino appendere una targa alla parete per ristabilire la verità e dare un nome a quel luogo che fin dalla chiusura del bar, mai più riaperto, viene ormai trascurato. Così come hanno nominato i corridoi Corridoio due giallo, Corridoio tre rosso ecc, allo stesso modo potrebbero intitolarlo, ad esempio: Piazza Mortimer, Bidello d'un pezzo, ma in pochi capirebbero.
Ci rimarrà, a noi che sappiamo, l'intima certezza che con Mortimer al suo posto i voti finali sarebbero stati più alti e che il segreto degli ottimi panini del bar del Kandinsky era davvero tutto nella salsa cocktail fatta a mano da Saverio.
 

 

 
Le amiche del cuore.
L'Uomo in pattini le nota subito mentre aspetta che Mario vada a comprare The Simps: la Rossa veste tailleur blu Chanel, camicia bianca Nara che forza un seno più che sessantenne a incorniciare un collier probabilmente Bulgari; la Mora è più spontanea, e così vuole apparire, saio finto indiano con vistosa etichetta made in China, collana etnica made in Milano, capelli Jean Loius David-Fiordaliso.
Rossa e Mora sfogliano le riviste esposte, sebbene la Direzione delle Messaggerie lo vietò più di tre anni fa quando si accorse che le 'rese' superavano il 'venduto'. La Guardia le osserva distratto, chi direbbe qualcosa a due signore così per bene?
L'uomo in pattini scende le scale mobili, consulta i cd. Poco dopo le due amiche del cuore sono sietro di lui, guardano divertite le cover dell'ultimo cd di Bolton, ridono come hanno sempre riso, ridono così da cinquant'anni, quando il destino decise di farle diventare compagne di banco prima, amiche di una vita poi.
Mario è chino sui cd dei videogiochi, cerca The Simps.
Si risale, l'uomo in pattini attende il compare. Le due amiche raggiungono la cassa, pagano.
L'uomo in pattini, guardandole, ricorda che anni prima Fabio gli insegnò un giochetto: "Tu infili il cd nella borsa di una signora, la fai uscire dal negozio e quando è lontanta la raggiungi in pattini e le dici che nella sua borsa c'è qualcosa che ti appartiene. In genere la sorpresa è tale che lei ti darà il tuo cd. A loro nessuno le controlla, chi può dire nulla a una signora per bene?".
Fabio era una specie di ladro per interposta persona, ma sui pattini era il migliore.
La Mora varca l'uscita e attende che la Rossa faccia lo stesso, dopo aver raccolto il resto.
D'un tratto il bi-biiip, bi-biiip del sistema antitacheggio risuona sotto i portici di Vittorio Emanuele. La Guardia richiama gentilmente la Rossa e la invita a ripassare tra gli archi magnetici: di nuovo quell'umiliante sirena. La Guardia pensa "ma guarda te, una signora così distinta...".
La Rossa osserva gli archi magnetici come fossero una forca, cerca con lo sguardo la Mora che, spietata, le volta le spalle.
La Rossa è sola davanti alla Giustizia, rientra nel negozio. La Guardia fa una battuta perché la signora le sembra troppo agitata, dice gli archi ogni tanto sono difettosi non si preoccupi: è alla fine del turno e la Rossa mantiene ancora il fascino di quando aveva vent'anni. Non si sa mai, pensa la Guardia.
La Mora estrae il cellulare, scrive "hanno beccato la Rossa a rubare alle Messaggerie", seleziona Invia->Amiche del Club del Golf di Tolcinasco, ma qualcosa la distrae per un attimo, forse l'Uomo in pattini, così buffo che se ne vedono pochi a quell'ora per il centro. Ma poi invia.
Mario ritorna, non ha acquistato nulla, varca l'uscita e pattina per il corso, l'Uomo in pattini gli dice mi fermo qui. Si incontreranno più tardi nel Corso.
La Mora al telefono dice sai che figura mi sta facendo fare, rubare alle Messaggerie, alla sua età e qui e là e su e giù.
La Rossa è imbarazzata, si fruga nelle tasche mentre la Guardia le studia i glutei. Un commesso apre il sacchetto alla ricerca del bottino "ma lei non si preoccupi, spesso suona per errore", anche lui fisso sui glutei.
Il cellulare della Mora sembra impazzito, le amiche del Club sono impazienti, avide di aggiornamenti e mentre tutti sembrano fissare i glutei della Rossa, la Mora pensa che forse era stata veramente lei ad averle rubato le matite in terza media ma che non le aveva mai detto niente perché in fondo erano amiche. E poi, comunque, lei per ripicca le aveva scopato il moroso, due anni dopo.
Passano dieci minuti e la Rossa esce dalle Messaggerie col sacchetto stropicciato, i capelli spettinati e il volto visibilmente sconvolto: la Guardia le ha trovato in borsa un cd di The Simps di cui non poteva dimostrare l'acquisto. Per stavolta può andare, sottolinea duro la Guardia.
La Mora spegne il cellulare, prende sotto braccio l'amica di sempre, la rincuora ad alta voce per farsi sentire dalla Guardia e dice che la gente non ha più rispetto per le signore per bene. Grattandosi il cavallo davanti e dietro, la Guardia pensa che il suo turno è terminato e sbadigliando fissa il culo di entrambe, il Corso ormai deserto.
Mario riappare sfrecciando davanti a loro, deluso un po' dalla serata e un po' da quei seni più che sessantenni.
 

 

 
Se mi leggi
Se mi leggi è perché, probabilmente, te la passi bene: hai la vista, che non è poco, hai le mani per digitare un url e la fortuna di avere frequentato una scuola. E comunque sai leggere.
In più, hai un pc davanti a te, hai accesso alla Rete e quindi, in potenza, a una mole di informazioni e di dati la più vasta possibile e mai realizzatasi nella storia dell'umanità.
E allora, perché mi leggi, con tutto il meglio c'è in giro?
Probabilmente, lo fai per gli stessi motivi per cui io leggo te: per curiosità, interesse o per altri motivi che ancora ignoro, magari per trovare spunti anche di vita da condividere o da raccontare ad un amico, a un'amore o ai tuoi figli, se ne hai.

"assomigli sì a un giocoliere che butta verso il cielo le idee e poi le fa girare. però sei un giocoliere particolare: butti al cielo e lasci in balia delle correnti ascensionali e dei vortici d'aria. confidi proprio nell'aria che gira e che respira. e ogni tanto poi torni ad aprire la mano proprio quando magicamente uno degli oggetti del tuo lancio iniziale sta ritornando a te, trasformato dal viaggio e dal vento, e dalle altre mani che lo hanno rilanciato, e tu allora lo accogli e lo ribalti di nuovo verso il cielo, immancabilmente imprimendogli una rotazione differente, tanto per scombinare le traiettorie che così lo porteranno a infrangere nuovi orizzonti e a solleticare nuove mani. e nel contempo pattini, sorridi, ti incazzi, lavori e ami. ogni tanto qualcuno degli oggetti volanti casca per terra e si rompe. vabbè. fa parte del gioco. e può essere che i pezzi a terra mettano radici in cespugli di rose rampicanti o in allevamenti di lombrichi. o che attirino l'attenzione di una principessina bionda che li userà come monili. o che finiscano nelle mani di un folletto indagatore che li farà volare di nuovo, diversi ma uguali, di padre in figlio."

Si chiama open source del vivere quotidiano, le mie, le tue parole, i miei, i tuoi, i loro gesti.
È vero, ci si moltiplica vivendo negli altri, degli altri, e sarebbe triste non avere anche questa fortuna (e scusami se ogni tanto violo l'intimità).
Così, allo stesso modo Eva, Fraps e io, del tutto incapaci a costruire un soppalco e a controsoffittare una scala alta quasi sei metri, lo stiamo facendo, pezzo dopo pezzo. Talvolta qualcosa va storto, è vero, ma si impara e si ripara quasi tutto, per noi che ci ostiniamo a vivere non da soli, non in coppia, ma nella moltitudine.
E mi fa sorridere pensare che a Beatrice, oggi ancora piccola, tra qualche anno sembrerà che la casa sia sempre stata così: un camino rosa, un soffitto basso e quell'enorme vano sospeso che ci entra tutta una mamma per il lungo.
Ma è l'essenza delle cose che rimane, nonostante i mutamenti: casa nostra conterrà per sempre questi fine settimana, il mio sudore dai gomiti, le foto di fraps, la birra di Ricky al momento giusto, la 'versatilità' di Eva e le viti spanate come la mia cocciutaggine.

Di fronte a casa dei miei, qualche anno fa, demolirono la cascina dove di sabato mio padre, mia sorella e io andavamo a prendere le uova fresche: in poco tempo costruirono palazzi, supermercati e parcheggi e oggi di quella realtà rurale rimane solo un albero di magnolia che ai tempi vantava una fronda strepitosa e che per la sua salvezza gli abitanti del quartiere firmarono una petizione che raccolse moltissime firme.
Eppure, quando guardo quell'area ormai del tutto cementificata, in trasparenza come su di un foglio di astralon vedo chiaramente campi coltivati e vecchie costruzioni di mattoni, vedo due grossi cani legati alla catena, strade polverose che portavano chissà dove e un cartoccio di carta di giornale ripiegato ad arte da tenere tra le mani, con attenzione, che le uova si possono rompere.
 

 

venerdì, giugno 18

 
Sai quelle sere in cui a un certo punto devi telefonare a qualcuno?
Ieri sera, pattinando, ho ingoiato una zanzara grossa così senza neppure masticarla e quella, nel disperato tentativo di salvarsi, dev'essersi ancorata alla lingua con il pungiglione prima di cascarmi nello stomaco. Altre mi si sono infilate nella maglietta, un paio le ho ritrovate stamane nelle orecchie, tutte abbagliate dalle nostre fantastiche striscioline catarifrangenti.
Partenza dal km Zero di fronte alla Canottieri Olona sull'Alzaia del Naviglio Grande, direzione Abbiategrasso, destinazione, più o meno, Vermezzo.
Trenta chilometri secchi, in prevalenza al buio, da un lato il canale, dall'altro i campi coltivati a chissà cosa. Finale alla birra e una nuova adepta, Stefania.
Una favola di pattinata. Chi non è venuto si è perso qualcosa, baciocca sulla lingua compresa.
Un sorriso per Amir e Narsil, lei davvero sempre più nuda, sui pattini.
 

 

giovedì, giugno 17

 
Non è che non abbia nulla da dire
È che mi manca la voglia di accendere il pc e scriverti addosso, magari per raccontarti degli aggregatori sociali del mio paesello o del mio status di elettore di ritorno (ha fatto meno male di quanto pensassi) oppure dei lavori che con fraps si stan facendo in casa da noi, lavori pesi oserei dire.
Ma è estate e chiudersi in casa e su sé stessi è un po' da sfigati.
Stasera si pattina, forse fino ad Abbiategrasso. L'invito è sempre valido, anche ai ciclisti. Siamo pure lucinemuniti e pieni di bande catarifrangenti: alberi di Natale su rotelle, palle comprese, lasciatemelo dire.
 

 

mercoledì, giugno 16

 

Dopo 16 anni ho votato



e ancora mi sento sporco.

(foto: fraps)

 

 

lunedì, giugno 14

 
O della vergogna
Bel reportage di Bruna Orlandi, sulla costruzione del Muro.
 

 

venerdì, giugno 11

 
Boomerang
Cappato denuncia gli amici di Urbani per avere violato la Urbani.
 

 

 
Tanti auguri!
 

 

giovedì, giugno 10

 
(E' un post ad personam, potevo rispondere 'sì' o 'no' via sms. Ma per le domande importanti si richiede una risposta... sincera.)

Secondo te, dovrebbero riattaccarle le braccia?
La Venere di Milo è considerata quasi universalmente il simbolo della perfezione scultorea. La statua originale risale al II secolo a.C. e fu scoperta nel 1820 da un contadino dell'isola di Milo. Fu acquistata dal marchese De Rivière, ambasciatore francese a Costantinopoli, e donata a Luigi XVIII. Oggi risiede al museo del Louvre, più o meno così come la vedi qui a sinistra.
Devi anche sapere, però, che nella Roma antica il commercio di opere d'arte, di sculture in particolare, era viziato dalla pratica di restaurare eventuali imperfezioni dovute a incidenti o alla semplice usura del tempo.
Forse non lo sai, ma un sistema molto in uso nel I e II secolo d.C. era quello di levigare e riempire le imperfezioni del marmo delle statue con della cera bianca miscelata a polvere di marmo o ad altre diavolerie e c'erano artigiani così abili nell'operare simili interventi che pure i più affermati esperti del ramo rischiavano di prendere grosse cantonate.
Questo faceva sì che a difetto rivelato la nomea dell'esperto venisse messa per sempre in discussione senza, per questo, abbassare di nulla il valore intrinseco la statua.
Tanto era lo sdegno nei confronti di tale usanza e tanto questa era diffusa che perfino i più famosi scultori furono costretti, e non senza vanto, a esporre un cartello fuori della loro bottega che indicava che le loro statue erano prive di cera. Erano, diceva il cartello sin cera. Senza cera, sincera, appunto.
In seguito ad analisi effettuate in anni recenti, venne fuori che la Venere di Milo non subì mai trattamenti del genere. E nonostante questo, è considerata lo stesso un'icona del bello, pur segnata dal tempo e da altri eventi che ne hanno modificato il suo aspetto originale. Un motivo ci deve pur essere.
Insomma, se le riattaccassero le braccia forse non sarebbe più la stessa che tutti hanno imparato ad apprezzare fin dal primo sguardo. Ma questo, ovviamente, sempre che non sia lei, in tutta sincerità, a chiederlo.
 

 

 
Questione di stile
Mafe ci ha regalato due ingressi per Harry Potter, così Eva e Samuele ieri sono andati al cinema.
Beatrice e io, invece, al ristorante. Ci piace giocare alla coppietta romantica:
Cameriere - Buonasera, cosa posso servirvi?
Io - Abbiamo già ordinato direttamente alla cuoca, grazie.
Cameriere - Scusi?
Io - Sì, lo so, non si fa ma ci conosce bene e ci ha visti arrivare dalla finestra così ha chiesto cosa cucinare.
Cameriere (ossequioso ma non del tutto convinto) - Bene, e cosa avete ordinato?
Beatrice - Pasta con le gongole!
Cameriere - Bene, due piatti di spaghetti alle vongole, allora.
Beatrice - Gongole!
Cameriere (sentendosi ridicolo) - Gongole, certo. E da bere?
Beatrice - L'acqua dei rutti.
 

 

 
All inclusive
Eva sostiene che pronunciando "Vengo nel nome di Vanz", ti si aprano le porte di Cartoonia.
(Grazie, Mafe!)
 

 

martedì, giugno 8

 
"Si volta indifferente e i suoi occhi, che quando li guardi di sbiesso si invadono d'acqua, paiono stagni che riflettono tramonti che non ci è dato di sapere.
E quelle labbra di pasta di sale sono glassa alla fragola per chi ha la fortuna di sfiorarle.
Si volta, indifferente, ma di là dietro ci cura prima di concedersi: ci solletica l'anima con i boccoli di seta in attesa di quel bacio che imploriamo e attendiamo con una pazienza inusuale per noi, poverini, che pensavamo di averli provati tutti".

(anonimo)

Che poi, in realtà, un padre di fronte a sua figlia si trova sempre un po' così.
È vero, probabilmente continuerò a chiamare Beatrice 'tatona', 'provola' o 'occhi' per tutta la vita. Non la chiamo mai allo stesso modo, perché quegli occhi cambiano colore a seconda del tempo e pure l'espressione: un giorno da grande, un giorno da piccola, un giorno da angelo, un giorno da tempesta e così via.
E' piccola, Beatrice, a volte me ne scordo e pretendo da lei cose da grandi. E' lì che si impunta, senza dirmi chiaramente 'guarda che ho tre anni'. Ma si impunta, impettita e permalosa.
Succederà, però, che un giorno sarà grande d'un tratto e le tante cose che si condividono adesso, d'improvviso le chiuderà in quello scrigno segreto che dischiuderà poco dopo soltanto davanti a un altro uomo.
Forse mi chiederò anche quando fu che le nascose, forse sarò abbastanza attento da rendermene conto e non fare nulla di incauto per tenerne un po' con me.
Perciò, ben vengano quelle occhiate torve e storte che ogni tanto mi lancia, le labbra strette strette e le smorfie a due mani. Ben venga l'abbraccio di ieri, il 'papà è tutto mio' che provoca gli attacchi alla baionetta di Samuele e tutte quelle cose che la memoria, ne sono certo, conserverà con cura nel mio scrigno, questo più trasparente.
Mi chiedo chi se ne prenderà cura dopo di noi. Che pazienza dovrà avere per stare dietro a tutti quei rempentini cambi di umore. Vorrei conoscerlo subito quell'uomo, anche ora che è piccolo magari, giusto per metterlo in guardia e dirgli che lei preferisce il gelato al fiordilatte, ma caldo.
 

 

 
Stasera, dopo due anni.
Stasera, forse, Pietro mi farà leggere il post di qualcuno per radio.
Mi sono chiesto quale avrei voluto leggere e la risposta è stata: tutti quelli che mi hanno fatto vibrare.
E allora cerca, cerca fra i tanti blog, in particolare tra quelli che ti piacciono tanto, ma è difficile ritrovarli, perché i bei post, quelli arrivano a tradimento, magari su un blog che si aggiorna poco di frequente e che in pochi si ostinano a visitare o magari su un blog aggiornato venti volte al giorno e allora si fa fatica a ritrovare quel post.
Si sappia qui e ora, però, che avrei sempre voluto avere il dono della voce multitasking per leggere il 18 luglio del 2002 di lapizia. Uno di quei post che non si possono leggere ad alta voce, che non si commentano, che trovano da soli la modalità perfetta per rivelarsi e tramutarsi, per mio e vostro godimento, in scrittura.
E rileggendolo, solo oggi, ho capito. Dopo quasi due anni.
 

 

 
Oggi non ho impegni di sorta, non attendo brutte sentenze, non ci sono scadenze particolari. Non temo nulla.
Per questo ignorerò quello spleen denso e inesorabile che sfregia l'orizzonte milanese.
 

 

lunedì, giugno 7

 
Campagna erettorale
La mamma di Fraps ha ricevuto un mailing di Forza Italia contenente, tra l'altro, un bell'opuscolo colorato accompagnato da una lettera che è il copione definitivo del pensiero di Berlusconi (no, non sono pagine bianche, spiritosi).
Glielo invidio quel mailing, alla mamma di Fraps, perché se mi arrivasse avrei già pronta la lettera con la quale risponderei a tono. E invece non mi arriverà mai perché, lei mi dice scherzando, io non sono un 'eletto' e lei sì.
Questo nonostante tutti ormai sappiano che lei, quando le inviarono il libro azzurro di Forza Italia, lo scambiò per una pubblicazione porno o quasi e lo cestinò senza nemmeno aprirne il cellophane.
E nonostante io abbia davvero creduto in Bim-Bum-Bam e abbia avuto il prodromo erettivo proprio davanti allo sbiottamento di Lady Oscar che, correggetemi se sbaglio, all'epoca era trasmesso dagli studi di Cologno.
In pratica la scoperta del sesso la devo anche un po' a Berlusconi (e se fossi in lui, me lo rinfaccerei).
 

 

 
Le cose della vita.
Come, ad esempio, la canotta di Hotel Messico.
 

 

sabato, giugno 5

 
Curs de dialét unlain cunt el premi per il pu se brav!(*)
È qualche tempo che intrattengo un piacevole scambio epistolare nato anche grazie al dialetto e sviluppatosi a tal punto che... bon, a che serve scriverlo quando posso farlo ascoltare? (mp3 - 312kb)
Perciò, GRANDE CONCORSO:
Il più lesto a indovinare il dialetto e a postare la versione corretta in italiano riceverà un simpatico omaggio. Prima o poi.
(*) Corso di dialetto online con il premio per il più bravo.
 

 

martedì, giugno 1

 
Dei vantaggi di averlo piccolo.
Averlo grosso può comportare dei problemi.
Io, ad esempio, qui in ufficio ho cercato per due giorni il buchino adatto in cui infilarlo, un po' perché, complice la primavera, avevo una gran voglia di farlo, un po' perché perfino le mie colleghe imploravano la mia performance ma loro malgrado non erano in grado di soddisfarmi.
Ebbene, ho telefonato pure al vecchio Silver che la sa lunga. Niente da fare, letture ad alta voce rimandate, per ora: sul G5 ci vuole per forza il microfono col minijack.