RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

lunedì, maggio 31

 
No, dico, ma siete già collegati con la radio di Pietro?
CORRETEEEEEEEEEEEEEEEE!!!. C'è tempo fino a stasera, comunque. :)
 

 

 
Defecatio creativa
Ovvero: perché in agenzia tu sei solo una junior e lui un senior.(*)

Tolto il tempo di lettura brief e riunioni interne, tolto il tempo di un brain storming, alla fine è proprio quando sei sul cesso che ti vengono le idee migliori: fulminanti come la mappazza causata dalla cioccolata in eccesso che ti ci ha mandata in preda a brividi freddi e sudorazione esplicita.
Allora sfili dalla tasca la penna che solo una vera junior porta sempre con sé, perché non si sa mai, e decidi, rapita dalla quiete vespasiana, di fissare l'attimo su una striscia di carta igienica per poi svilupparlo in ambito più consono. Già pregusti il figurone che farai con il tuo senior e allunghi la mano per strappare un foglio.
Ma è in quel momento che scopri che la carta è finita e che dovrai urlare come una matta per fartene portare un rotolo nuovo: bella scena che farai dopo appena tre giorni nella nuova agenzia: staranno tutti fuori dalla porta e ridacchiare come dei bastardi.
Ma per fortuna il tuo senior, il tuo vate, il tuo guru ti sente per primo e accorre in aiuto.
Senior (da dietro la porta chiusa): Dimmi?
Junior: Errr... è finita la carta igienica.
S.: Ah si?... e a che ti serve?
J. (imbarazzata): eh, tu per cosa la usi di solito?
S. (deciso): Per appuntarmi le idee. E' quando sono in bagno che mi vengono in mente le migliori.
J. (pensa): cazzo, lo sa anche lui!
S.: Per cui, rifaccio la domanda: a cosa ti serve ESATTAMENTE?
J.: Uff... hai presente la campagna per la banca xxxx?
S.: si...?
J.: Pensavo che non sarebbe male giocare sulla casualità che di solito accompagna la cessione di un fido. Ora mi dai la carta igienica?
S.: uhm... dimmi di più. Non riesco a valutare quanti strappi te ne serviranno. (ridacchia)
J. (rassegnata): Immagina la foto di un pendolino magico e a un head-line tipo: "C?è un modo migliore per prevedere la valutazione del Responsabile fidi", una roba simile...
S.: Che cagata!
J.: A chi lo dici! Ora che lo sai, passami la carta igienica, per favore.
S.: Facciamo così, invece. Tu rimani lì dentro e quando avrai partorito qualcosa di decente ti passerò quello che ti serve.
J.: NON FARE IL BASTARDOOO!
S.: Buon lavooooro...
Il tuo senior si allontana e se tu non fossi blindata in un cesso senza cartaigienica, potresti vedere il rigonfiamento della tasca posteriore dei suoi jeans che hai sempre pensato fosse dovuto un generoso portafogli: è, invece, il rotolo di carta igienica che solo un vero senior porta sempre con sé nei giorni seguenti un brain storming. Perché non si sa mai, appunto.

(*) tratta da un'email spedita a lei
 

 

 
Quasi le solite cose.
Nemmeno li sentiamo, ci viviamo bene con gli amici immaginari di Beatrice. Questo finché non esagerano, come è successo sabato notte.
Per ora non riporto i dettagli. Ma delle due l'una: o Eva e io ci siamo rincoglioniti contemporaneamente, o davvero succedono cose strane quando c'è di mezzo nostra figlia.
Però, oltre a tirare fuori le cose dagli armadi e badare alla piccola, potrebbero pure passare l'aspirapolvere e sbrigare qualche faccenda al posto di farci venire gli infarti, no?
 

 

venerdì, maggio 28

 
Sono ovunque.
Sporchi bolscevichi, hanno ammorbato ogni ganglo vitale della cultura, dell'industria, dell'informazione.
Neppure lui s'è salvato (se avete problemi di collegamento, qui ne trovate un estratto su Repubblica.it).
Per fortuna che ieri notte il TG4 ha trasmesso tre ore ininterrotte di congresso di Forza Italia.
Non ho mai riso tanto, Totò era un semplice dilettante.
 

 

giovedì, maggio 27

 
Dai Maltusiani ci si diverte con poco
Lettera P
Passeggiando per Pavia, Pulzella pareva pirleggiare per prati.
Peraltro, proprio per poco, potei parlarle: "Pulzella, proponi".
"Poi... probabilmente." proferì pavoneggiandosi.
Pian piano, provai: "Pulzella, pompino?"
"Porco!", paupulò(*) potente.
Provai palpandola: pianse, poverina. Paventando pugni, proseguii.
Perciò proferirò poche parole per prefigurare pulzelle pavesi: prima provocano, poi procràstinano.
(*) il verseggiare del pavone

Aggiornamento: risponde benone riccionascosto (avrà un blog?):
Povera pulzella paupulante, poteva porgerle più pacate profferte!
"Prima portare piccoli presenti, poi provare più piccanti palpeggi".
Parrebbe prudente postulato, progredire pian piano, per piccoli passi...
 

 

 
-Lascia un messaggio dopo il segnale acustico-
"Ma dove sei che non ti trovo mai?!?
Senti, se ti dicessi che oggi, proprio oggi, ho con me sia i pattini, sia la borsa del nuoto?
Per i pattini al solito: piazza San Babila alle 21. No, la compagnia non c'è: è giovedì oggi, saremo solo noi.
Se però preferisci, ci si fa una nuotata al Forum. Sì, sempre alle 21, prima è chiuso.
Io in linea di massima preferisco le ruote anche se è un paio di giorni che ho la caviglia sifula, poi vediamo. Comunque fammi sapere, ok?" -click
 

 

mercoledì, maggio 26

 
Mentre tu sei via.
Lei cerca un blogsitter.
Con un'ammirevole lungimiranza, Wile aveva già previsto tutto: La Badante dei blog.
(a proposito: benvenuta Faina!)
 

 

 
In punta di lingua (in continuo update).

Ri-update:
Lettera N
Non nascondiamoci nei noviluni notturni.
Non narriamo, neanche, nereggianti novità.
Naufraghi nelle nebulose nascòse, navighiamo nella narcotica nebbia.
Nicchiamo, nonostante nitriti e note non neghino nulla nella notte nuova, nodosa.

Nostra Natura negligente, nido nauseante, nomade nebulosa, nobilitato Nulla.
Nessuna nemesi necessaria: nuovamente nasciamo nonsénsi.

Update:
Lettera M
Malattie, melanomi, miserie meschine. Male. Male. Male. Male. Mille mali.
Mi mancano molto malignità mai mondate, mai mediate: meretrici maiale, molli melasse, manufatti mediatici.
Ma mesto mi meraviglio, maldestro: mia magnanima manina, manipolami mesta. Masturbami, magari.

Lettera C
"Chi consumerà codesto convegno concorderà che chiunque coopererà, chiaramente, con celata curiosità.
Calamai? China? Cancellàti!
Converrà con cuore crudele considerare computer creativo?
Capo chino, cauti cospiratori!
Come castori, costruiamo con costanza costruzioni culminanti chiacchiere: chiassosi cianciamo.
Così come cammellai chiamiano cammelli, chiamiamo clamori come creatori."

Lettera E
"Ehi, egli è estenuante eccezionale ed eclettico. È eccitante ed esaltante: effervescente!
Edifica, elide ed elabora: eleva.
Eppure, ecceblogger: egli è ebbro, eccentrico, egocentrico, etereo ed effigiatore emerito.
Ebbene, è evidente: egli è èdito."
Effe, aggiunge tt)

ABCDEccetera
"Arrossendo, balbettando, considerandomi domo e felice: già hai implicitamente, latifah, meritato nobili (ohimé!) pensieri. Questo rillo sospira: timidi universi, vicini, zagagliano?"

Ragazzi, di là (via Zu) e di là ci si sta divertendo con la lingua.
E sono solo i preliminari, ovviamente.
 

 

lunedì, maggio 24

 
Le scommesse si pagano

 

 

 
Blogger con le palle
La disfida del BlogRodeo si è anche giocata al calciobalilla. Io in fondo a sinistra con pizzetto. Al mio fianco, in camicia bianca, Gaspar "pibe de oro", capocannoniere inconstrastato e incantatore del pubblico pagante.
Davanti a lui il diggei che tanti cuori ha fatto sobbalzare.
Da notare che questa immagine è anche l'unica testimonianza autentica che vede Strelnik, di fronte a me, ancora sobrio.
 

 

 
"Una roba tipo... gentiluomo"
Sto ancora cercando l'anonimo blogger che al BlogRodeo sussurrava nell'orecchio di Eva: 'bella gnocca!'. Lei dice che aveva l'aspetto così... così da 'bravuomo'.
 

 

 
Impressioni
Fare la nuda cronaca del BlogRodeo è pressoché impossibile e non già perché io non mi ricordi nulla. Tutt'altro: mi ricordo tutto e tutti come se avessi fotografato nomi e volti. Pure quelli nuovi. Pure quelli a cui non ho voluto stringere la mano e non certo per snobismo.
- Ciao, io sono il rillo
- Ah sì? E chissene frega? Scansa la pelata che mi copri Arkangel...
- Eh, proprio lei. Vedi cos'ha in mano? Un rasoio elettrico! Tra poco forse mi taglierà il pizzetto.
- Rasoio? Ero certo che fosse un vibratore.

Ho anche viva l'immagine di Leo che ballava tenendo il centro della pista come un consumato Tony Manero. Sorpresa e ulteriori punti per lui nel mio personalissimo taccuino.
 

 

 
La colonna sonora è il tuo respiro.
I due camminavano fianco a fianco,che la strada era ampia e bianca. Alberi sopra di loro. Guardando dall'alto si poteva indovinare un disegno nel perimetro di quel paesaggio naturale: la pianta di una cattedrale, forse.
- Così pensi che la vita sia questo?
- Non lo penso, lo so. La vivo ogni giorno e anche tu dovresti capirlo: la vita è questo.
Dicendolo ebbe un brivido di freddo anche se non ce n'era motivo. L'insolito maggio, infatti, aveva premiato i pochi ostinati del passeggio domenicale con un sole caldissimo e lui provava un sentimento che interpretava come il più prossimo alla felicità.
Non si vedevano da qualche mese, forse da un anno e due giorni prima si erano incrociati a una festa alla quale erano stati invitati altri amici dai quali erano stati subito rapiti per tutto il tempo. Così erano riusciti solo a scambiarsi un saluto: rivedersi era scontato.
- Ieri l'altro mi sei sembrata splendida.
- Ieri l'altro ero in mezzo a persone, fra loro c'erano degli amici, eravamo lì per divertirci. Avrei forse dovuto rubare il microfono al deejay e raccontare a tutti i cazzi miei?
Si alzò un vento leggero che spazzò via quello sfogo fuori luogo in uno sbuffo di polvere.
- Scusami, amico mio. Non ci vediamo mai e quando ci vediamo...
- Non importa. Piuttosto, hai letto il nostro copione?
- No... non l'ho letto. Ma so che è stato un successo, vero?
- A qualcuno è piaciuto. Ne ho una copia in borsa, te la lascio.
Lui tirò fuori un fascicolo e ne trasse dei fogli che lei prese e iniziò a leggere ridacchiando fra sé e sé.
Commentava le battute e chiedeva chiarimenti e interpretazioni, trasmetteva entusiasmo ma quella maschera di preoccupazione stava sempre lì a ricordare che non era ancora venuto il momento di lasciarsi andare, che le cose andavano ancora vissute fino in fondo e che le parole per condividerle con qualcuno non erano ancora state inventate.
Lui la osservava come dietro un vetro appannato e si sentiva distante: distante dai suoi sfoghi, dalla sua vita e dai suoi pensieri che gli arrivavano di lontano con cupi e sordi rimbombi. Ma era contento di averla lì. E poi c'era il sole a Milano. Voleva dire bene.
 

 

sabato, maggio 22

 
BlogRodeo
Solo questo, per ora:
grazie MENTE SUPREMA.
 

 

giovedì, maggio 20

 
Tempo perso.
È la ragazzina dei tuoi sogni, perlomeno quelli ad occhi aperti che quelli notturni sono ancora popolati da Doraemon e raggi gamma.
Il tuo compagno di scuola Tiziano te l'ha fatta notare durante l'intervallo mentre masticavi l'intramontabile Girella®. Prima di allora ti eri accontentato di cavoli e cicogne, da quel momento non c'è che il suo volto, bellissimo.
Allora scopri tutto su di lei.
Il nome: Silvia.
La classe: seconda b.
Ti basta, è già tua. Da sempre.
Escogiti decine di piani per farti notare da colei che nemmeno sa che esisti.
Giochi ogni giorno sotto casa sua, a scuola passi l'intervallo davanti alla sua classe, vai perfino a messa, anteprima assoluta, perché ci va lei e tutti ti guardano storto pensandoti un kamikaze.
Poi l'illuminazione: l'oratorio, lei ci va SEMPRE.
Così varchi quella soglia e valuti le facce conosciute: una sola, quella del tuo vicino di casa che ti ruba sempre le biglie 'fortunelle'. Ingoi amaro e te lo fai amico.
Frequenti l'oratorio una volta la settimana, poi due, poi ogni giorno. Ti iscrivi alla squadra di pallavolo episcopale per avere un punto d'osservazione privilegiato. Mediti di battezzarti e capisci ancora più cose sulla tua bramata:
1 - adora i pop-corn. Ne compra a chili ed è in grado di consumarne tre cartoni maxi da 150 lire in meno di un'ora;
2 - ha un'amica, Marzia, che le sta sempre addosso e capisci che senza averla uccisa Silvia non sarà mai tua;
3 - non gradisce i lumaconi: in molti le si apressano, in pochi godono del suo saluto.
Dopo tre mesi sei capitano della squadra di pallavolo del San Babila ma stai per perdere di vista l'obiettivo primario. Tiziano se ne accorge e mentre effettui un bagher vincente ti comunica che in quartiere TUTTI sanno che le stai dietro.
Diventa così una questione di orgoglio e strategicamente fai passare altri due mesi per non far capire che lo fai perché tutti se lo aspettano. Tu lo chiami 'stile', Tiziano 'codardia'.
Intanto ti candidano a vicesegretario della Federazione Italiana Pallavolo Cattolica: ritieni così di avere più chance con Silvia.
Finalmente ti fai forza e una domenica pomeriggio, ormai idolo di tutte le folle, decidi che è arrivato il momento di avvicinarla.
La curi attraverso la porta a vetri zigrinati mentre entra nel bar dell'oratorio: lei da dentro non ti può distinguere ma tu sai che lei è lì e che tra 75 secondi esatti ne uscirà con due cartoni maxi di pop-corn e una boccetta di succo d'uva tra le braccia. Marzia non c'è: in cambio di sei pacchetti di figu, infatti, hai convinto Tiziano a invitarla a una disfida di lippa laica.
Il piano è che tu ti avvicini all'ingresso mentre Silvia sta per uscire, la guardi dritta negli occhi e ti scansi a lato cedendole il passo. Stimi eccessivo l'inchino, ritenendolo plateale. Tutto ciò ti farà notare da lei che, rapita, ti si butterà ai tuoi piedi.
E' il momento, quindi, sta per uscire. Sono sei i passi che ti separano dalla porta, hai calcolato tutto: meno cinque, quattro, tre, due...
Ma il barista dell'oratorio, dio lo fulmini, aveva già pronto il resto e Silvia ha anticipato l'uscita buttandotisi ai tuoi piedi, certo, ma non come speravi. Lo scontro è inevitabile, i pop-corn volano ovunque e il succo d'uva si rovescia sulla tua e sulla sua maglietta colorandole di una macchia indelebile come l'onta.
E' il momento di maggiore afflusso all'oratorio e la scena viene vista da non meno di duemila tra ragazzi e preti.
Tutti ridono e Silvia sbotta in un fragorosissimo "Mavaffanculo!". Da quel momento sai di per certo che ti ricorderà come lo stronzo che le ha fatto cadere i pop-corn.
Mentre si allontana la osservi da dietro e pensi che non la facevi così volgare. E pensi che in fondo non ne valeva poi tanto la pena.
 

 

 
Al BlogRodeo
BlogRodeo ha un inno (bellissimo) proposto e composto da Zu.
Avrà i rodeanti e eventuali cose di contorno.
Avrà, anche, la moglie non blogger del blogger, Eva.
Immagino il suo stato d'animo: sarà come entrare a una festa dello Star Trek Fun Club senza orecchie a punta e pigiama bicolore.
 

 

 
E poi.
In realtà le gomme non erano tre, almeno crediamo. Per averne la certezza avremmo dovuto riincollare tutti i pezzettini, ma quello manco i cinesi lo farebbero.
Samuele è così. Tempo fa ci scrissi sopra un post fiume, mai pubblicato. Eravamo in piena emergenza, le maestre chiamavano Eva al lavoro per farla andare a scuola: non riuscivano a gestire un bambino di nemmeno sei anni.
Il fatto, stringi stringi, era che Samuele svolgeva le schede in classe in pochi minuti invece dei tanti messi a disposizione, si rompeva le scatole e cominciava a riempire la noia con il suo modo esuberante e certamente fuori luogo.
Da una parte, quindi, il suo carattere particolarmente vulcanico, creativo, dirompente, permaloso, saputello e geniale.
Dall'altra delle maestre che, parole loro, non avevano mai avuto a che fare con una personalità del genere. Ci guardavano, infatti, come fossimo marziani, chiedendosi come avessimo fatto a sopravvivere fino ad allora.
Piano piano, però, le cose si stanno risolvendo.
Ci siamo confrontati con uno psicoterapeuta infantile perché il clima in casa era davvero teso: credo che solo una coppia ben collaudata possa superare certi ostacoli e, mani sulle palle, finora ce la si è fatta.
Con l'aiuto _anche_ del dottore abbiamo fatto capire alle maestre che erano loro a dover catturare l'attenzione del bimbo e non Eva o io da un ufficio distante chilometri. In sostanza, ci volevano solo un po' più di palle del solito e una buona dose di scaltrezza e sincerità perché avevano di fronte un bambino che delle versioni ufficiali dubitava assai e cercava sempre di indagare oltre.
Le maestre, punte nel vivo, hanno reagito ed ecco la magia di un bambino che da travolgente che era si è trasformato in un bambino solo un po' più vivace del comune. Un lavoro, posso assicurare, molto lungo.
Il sistema delle stelline, una specie di raccolta punti quotidiana, ha aiutato Samuele a rendersi conto delle conseguenze dei suoi comportamenti: perdo il controllo=punizione, mi controllo=beneficio. Dove la punizione era la privazione totale e incondizionata di tutto: libri, giochi, televisione, bici ecc. E dove il beneficio era un lungo e paziente lavoro di raccolta stelle per ogni giorno di quiete. A un numero concordato di stelle, un premio: dormire con me, un libro nuovo, dormire dai nonni ecc.
Uno dei tanti banali ma efficaci espedienti che le maestre hanno adottato è stato quello di dargli altra roba in pasto. Se, infatti, un bambino termina una scheda in 5 minuti invece che in 50, perché lasciarlo lì a morire di noia?
Così hanno cominciato a dargli più schede, a concedergli la lettura di libri extra portati da casa e, il massimo per lui, il permesso di disegnare sulla sua lavagnetta magnetica, lavagnetta che lo accompagna da anni, catalizzatore delle sue esuberanze, ottima valvola di sfogo per i suoi sogni, i suoi viaggi e i suoi interrogativi ("Papà, mi disegni Dio?").
Poi accadono cose come quella di ieri l'altro e scatta la repressione: sdegno, sgridate, punizione e il giorno dopo tutto è dimenticato. O quasi.
Ieri, però, sono uscito prima dall'ufficio per farmi un giro in bici con lui, il secondo in assoluto fuori del cortile: Eva mi ha telefonato per dirmi che era stato particolarmente bravo. Abbiamo infilato una stradina sterrata che neppure io conoscevo e abbiamo passato un campo di mais e qualche risaia. A un certo punto, in una risaia meno allagata delle altre, uno spettacolo da mozzare il fiato: centinaia di uccelli di tante specie diverse popolavano l'acquitrino, forse in cerca di cibo.
Ci siamo fermati senza dirci niente, entrambi rapiti da quello spettacolo della natura.
Il sole abbagliava sull'acqua mossa dal nervoso zampettio dei volatili e, messo il cavalletto alla sua bici, Samuele mi si è avvicinato, mi ha preso la mano e mi ha detto "Papà, io non voglio più arrabbiarmi, è troppo bello andare in giro con te. Quando sarò grande ti comprerò un binocolo e andremo a fare gli esploratori in inglese" (in Inghilterra, nda)".
Poi come niente è risalito sulla bici e mi ha richiamato, "Allora, andiamo?".
Come spiegarlo? Sono questi semplici momenti che fanno inorgoglire un uomo e che fanno dimenticare, più del solito, tutti i problemi del mondo. Il resto, dico davvero, non esiste più.
 

 

mercoledì, maggio 19

 
Eppure è migliorato.
Beatrice ha la febbre e così ieri non è andata all'asilo. Samuele si è opposto fin da subito all'ineluttabile: "se sta a casa lei, nemmeno io voglio andare a scuola".
La discussione, diversamente dal solito, ha avuto breve vita: si è brancato il primogenito e lo si è lanciato prima in macchina e poi nella scuola.
All'uscita, nel pomeriggio, una maestra accigliata ha consegnato tra le mani di una Eva imbarazzata:
1 - l'elenco dei compagni feriti o solo contusi, con tanto di reclamo da parte dei rispettivi genitori;
2 - parte dell'abbigliamento di Samuele, datosi che aveva deciso di stare nudo in classe, ma nudo nudo;
3 - di quello, una felpa lacerata come fosse un libro di Socci;
4 - varie pagine di diario strappate, con note di demerito, accartocciate e masticate furiosamente;
5 - tre gomme da cancellare tritate e una dozzina di matite spezzate. A morsi.
In ultimo, e qui la maestra non ha trattenuto un sorriso acido:
6 - il modulo per la campagna iscrizioni 2004/2005 di una scuola privata di Pavia.
"Hai visto mai", ha sibilato.
 

 

 
Di sbavucci e di altre cose ancora
Meglio di Obolgo, solo l'Otello.
"Brutto rozzo sporco unto bisunto che sbiascica saliva e scoreggia e si gratta le pulci e gira anzi trotterella e che se ti incontra per strada prima ti insulta poi ti picchia ed infine sceglie un aiuola e piscia.
Grattandosi le balle.
Semplicemente vive.
"
 

 

martedì, maggio 18

 
Venerdì 21 maggio 2004, ore 21.00
 

 

lunedì, maggio 17

 
Se sei incerto sul da fare,
rimanere oppur volare,
non rinchuderti in convento:
parti via col cuor contento.

Se da solo non vuoi stare
nel tuo luminoso andare
d'ogni agio rassicura
chi abbia un po' la faccia scura.

Se il volare del gabbiano
l'alto volo non ti spossa,
occhialoni e casco indossa:
salta a bordo del triplano.
 

 

 
Alle nove
Cribbio, domani ho il blogrodeo e non trovo più gli speroni...
 

 

 
Subway(*)
Chi lo ha visto, sa di cosa parlo.
Dopo un'evento ad alto contenuto emozionale come la Pazziata, uno dovrebbe scrivere post che ne riflettano la natura.
Siccome le emozioni le ho esaurite ed espresse in un bel week-end tra famiglia e amici, per quelli vi rimando a Mike, Sphera, Zu e alla confessione di Fraps.
Io sarò un po' più razionale e descritttivo per aiutare a capire coloro i quali abbiano letto di 'sta cosa e si siano un po' incuriositi.
Vorrei dire fin da subito che abbiamo ritenuto di non divulgare chiaramente l'evento per due motivi.
1- Il locale in cui si teneva è grande quanto una friggitoria di Taipei e già la normale clientela del venerdì satura l'ambiente di corpi e di odori, tutti gradevoli peraltro. Se avessimo invitato anche solo i parenti stretti, avremmo riempito il locale in modo da non poter nemmeno provare la nostra prima Pazziata. Sarebbe stato un peccato.
2- La Pazziata è stato un esperimento tra dilettanti. Ne abbiamo sviluppato il format, scritto e composto il copione, tracciato lo stile secondo i nostri gusti personali, con qualche garbata critica da parte di amici e parenti (Eva ci ha deriso due ore, la prima volta che con Fraps abbiamo provato a recitarla davanti a lei). Pubblicizzare una cosa di cui non potevamo figurarci il risultato sarebbe stato irrispettoso verso chi si fosse mosso da casa immaginando di trascorrere una bella serata.
***
La Pazziata inizia in un locale (stavolta questo): quattro amici irrompono inaspettatamente e rumorosamente, cappelli panama in testa, accompagnati da una chitarra e iniziano a parlare di uomini e donne, di rose regalate e rose negate, di ritardi, di ottimismo, di memoria e di amori conservati in ghiaccio secco. Sphera, già nel locale, fa da contrappunto ai monologhi dei quattro con letture di alcuni post altrui.
Helghi disegna per tutto il tempo e attacca disegni in giro per il locale.
Chiude la Pazziata Cinzia che legge la chiusura in rima ideata dal paroliere Zu.
'Si fa in un attimo'.
***
Si chiede Eva che fine abbia la Pazziata. Sebbene io eviti sempre di dare un perché a cose che non possono averne, provo a cercare un senso proprio nei principi.
Uno dei principi potrebbe essere un post che scrissi tempo fa in cui proponevo una lettura di post in maniera un po' più buffa del solito.
Ma se fissassi questo come principio, trascurerei tanti altri principi, altri inizi, perché la Pazziata si è talmente evoluta e ha poi assunto una vita propria grazie ai tanti inizi che l'hanno caratterizzata, da risultare appena riconoscibile in un particolare momento o idea primigena.
L'abbiamo fatta, questo ci basti. Non ho parole emozionanti per descriverla: è stato come il primo tuffo in piscina quando sei piccolo e hai paura dell'acqua. Salti e quando riemergi sei appena un po' più grande.
Io, invece, alla fine ero stanco. La tensione era stata tanta, sebbene poi tutto si sia ridotto a venti intensi minuti di rappresentazione.
Verso l'una passata ho salutato i superstiti e sono salito in scooter. Avevo sonno ed ero confuso, dubbioso. Deluso: la Pazziata non mi aveva dato alcuna emozione.
Quando dopo pochi minuti ho raggiunto la campagna, il buio era totale in prossimità di Baselica Bologna dove è tutto silenzio. C'è, infatti, un'oasi naturale e a quell'ora non passa mai nessuno e il centro abitato dista due chilometri buoni. E' il posto ideale per riflettere e per guardare il cielo, la notte è davvero nera.
Ebbene, mi sono fermato, ho tolto il casco, e senza preavviso ho cacciato un urlo davanti al mare a quadretti. Le risaie sono gonfie di storia e un urlo come quello non ha nemmeno increspato la superficie dell'acqua.
Poi mi sono messo a ridere come un cretino e ho salutato le quattro rane presenti con un inchino.
A Eva regalo questo fine, questa fine.
***
Sabato, a scuola avevo la prova d'esame per le quinte. Ero del tutto impreparato perché ero stato avvertito solo la sera del venerdì poco prima della Pazziata.
Su suggerimento dei Bimbi Sperduti ho dato loro una fotocopia del leaflet e una traccia alla lavagna: "Una compagnia teatrale di strada esordisce con una Pazziata. Ha bisogno di un sito. Entro le 14.00".
***
Il sito, appunto. Lo faremo, che ne dite?
 

 

venerdì, maggio 14

 
Blogorodeo: -7
Tra sette giorni e qualche ora, l'evento 'offline'.
Qui tutte le informazioni, indicazioni e cartine stradali comprese.
Non posso ospitare, perlomeno non nel mio letto.
 

 

 
12.30 - BREMER EVOCA UN RITIRO DELLE TRUPPE USA. L'amministratore Usa Paul Bremer ha chiaramente evocato la possibilità di un disimpegno americano in Iraq dichiarando che "non è evidentemente possibile restare in un Paese dove non siamo i benvenuti". "Se il futuro governo iracheno ci chiederà di andarcene noi ce ne andremo ma non credo che ciò accadrà".

Un po' come se Previti chiedesse a Berlusconi di dimettersi, in pratica.

UPDATE:
17.00 - FRATTINI: "RESTEREMO SOLO CON INVITO IRACHENI". "La presenza delle truppe della coalizione, soprattutto italiane, sarà una presenza che gli iracheni chiederanno. Nel caso che gli iracheni non ci volessero, noi non staremo certamente più lì": lo ha detto il ministro egli esteri italiano Franco Frattini dopo l'incontro del presidente americano George W. Bush con i ministri degli esteri del G8 riuniti a Washington.


Vi abbiamo tramesso, "La Valle dell'Eco".
 

 

 

Illustrato da Helghi
 

 

martedì, maggio 11

 
Una tradizione.
Valido ci spiega la Balorda di quest'anno.
 

 

lunedì, maggio 10

 
A.A.A. cameraman esperto cercasi
Videocamera digitale propria, mano ferma, occhio vispo, senso del ridicolo necessitano.
data: venerdì 14 maggio prossimo.
orario: di sera.
città: Milano.
Minimo impegno (un'ora e mezza), massimo profitto (direi un paio di drink).
Astenersi perditempo e curiosi.
 

 

venerdì, maggio 7

 
Penso lungo senza link
Esterno giorno di un sabato uggioso, forse nel 2016.
Un uomo ha in mano un badile, sta spalando. E' stato un agosto più freddo del solito e il cortile di casa è ingombro di neve. Un ragazzo entra in scena, ha gli occhi turbinosi da diciottenne curioso, le mani infilate nelle tasche del giubbotto.

- Papa, ma perché hai aperto un 'blog'?
- b-b-b-b-Blog?!? E tu che cosa ne sai?
- Me l'ha detto mamma Eva mentre mi raccontava come avevi conosciuto Mik: tu non frequentavi certo locali come quelli dove andava lui e così mi sono insospettito. E poi ruspando in libreria ho trovato Blogout e da lì ho scoperto un sacco di cose. Cinghio forte!
- "Cinghio"..?
- Sì, cinghio!
- E tu che ne sai di dove bazzicava Mik?
- Beh, esco con Katia, sua figlia! Un paio di cose ce le diciamo prima di...
- Occhio, che suo padre ti spezza una rotula. Ne so qualcosa. Ma, dì un po', anche lei ha due... come sua madre, dico...
- Papa, ma che schifo, non fare il pervertito, c'hai cent'anni tra poco!
- Eh la madonna, tutti preti in famiglia!
- Senti, è ancora online?
- Non lo so, ma da qualche parte dovrei averne una copia, forse su un dvd che avevo archiviato.
- L'ho già trovato, infatti. Cinghissimo! Ho passato due notti sveglio a leggermelo. Certo che ne scrivevi di minchiate, eh?
- Le parole, Meme! E il rispetto...
- Io? Ma se il tuo 'coso' è pieno di culi e tette e insulti a gente che nemmeno sapeva di riceverli!
L'uomo smette di spalare e si appoggia al badile, ha il fiatone e l'impressione che sarà una lunga chiacchierata.
- Io ero già adulto e poi ho passato il primo anno senza scrivere una sola parolaccia, lì sopra.
- E ti leggeva qualcuno?
- Altroché, mi lasciavano anche dei commenti come si deve. (si pavoneggia)
- Commenti che però non ci sono più. Spariti. Archiviati chissà dove.
- Lo so, lo so. Una volta la cosa non mi infastidiva. Ora però mi pento di non averli tenuti da qualche parte.
- Papa...
- Dimmi Meme.
- Mi imbarazzano le descrizioni che hai fatto di me. Non è che oltre a Mik qualcun altro che conosciamo leggeva il tuo blog, a quei tempi?
- Certamente! Fraps, ad esempio. Ma lui ti ha conosciuto il giorno che sei nato, ancora prima dei blog. E poi altri. Ma non saprei di preciso, non ricordo. Gli amici conosciuti attraverso i blog non sono diversi da quelli conosciuti per strada. Vengono, vanno, talvolta spariscono per poi riaffiorare. Altri ti rimangono fedeli e tu fedele a loro a volte con il solo pensiero e tu sai per certo che la cosa è reciproca. Quando sarai più grande capirai da solo, forse. (pensieroso) Ora tutto ti sembra eterno, seppure in turbinoso divenire.
- Pà.. e tutti i link a cui rimandavi per "Stare meglio"? Sapevi che sono ciechi?
- Come sono ciechi?!? Non portano a nulla?
- No, tutti ciechi, dal primo all'ultimo
- Cazzo... tutti tutti? Eppure, avrei giurato che... (guarda attonito nel vuoto di un remoto passato) Sai, Samuele, in quegli anni c'era gente che faceva stare davvero meglio solamente a leggerli. Potrei citarti a memoria interi post, se avessi memoria. Diciamo però che li ho nel cuore, loro e i loro pezzi di vita scritta, dalla nonna di Rachele fino alla musica in cuffia di Nicola e parlo di gente che non ho conosciuto mai di persona. Il loro scrivere sembrava eterno, eterno il mio leggere. Per non parlare di quelli che ancora vediamo spesso, anche quelli della tivù. Pensa a Mike: quando credi che abbia scoperto il teatro? E Max e Lorenzo e i loro libri? Tutto nacque in quegli anni. Chi non riuscì a realizzare il proprio sogno in quegli anni perse un bel treno.
- Come te, per esempio!
L'uomo non sembra turbato. Osserva il fumetto del respiro di suo figlio sfocare nel cielo candido. Sorride.
- Non siamo destinati tutti a rimanere nella storia scritta, Samuele. Io ho voi e, chissà, proprio tu o un tuo discendente un giorno combinerete qualcosa di grande, giusto o sbagliato. E non credere che non sia sincero quando dico che non conta essere famosi per essere importanti. A te chi ti conosce, per esempio?
- Nessuno...
- Eppure hai chi ti ama.
- Bah, che cazzate, papa. Sei qui a spalare neve da quanto tempo? E la mamma gira ancora con quella vecchia Fiesta di vent'anni mentre le sue amiche girano in biemvù. Dove sta la morale, per voi?
- Lei è ancora qui con me e spero sia felice e io le voglio bene. Vorrei che mi permettessi di girarti la real sensation di quello che provo, così da farti capire che...
- Più tardi, grazie, ora sto caricando un volo in parapendio e Federico mi sta spammando con i suoi soliti orgasmi, è un cazzone, lo sai. Se non ti spiace la tua la userò per addormentarmi stasera. Beh, comunque, se è da anni che non segui la scena dei blog, vorrà dire che non ci tenevi poi così tanto.
- No, non è così. E' che un giorno mi sono fermato a riflettere, le dita sospese sulla tastiera, su quello che mi avresti detto più o meno a quest'età scoprendo il mio blog e su quello che avrebbe pensato Beatrice. Il blog nacque anche per voi e col tempo divenne una creatura che si moltiplicava, non vista, nelle notti solitarie dei miei pensieri. Era importante. Era mio, solo mio. Potevo mettere ordine, disordine, dire e disfare a mio piacimento.
- Papa.
- Dimmi.
- Spero non ti dispiaccia ma il tuo blog l'ho portato come testimonianza di archeologia informatica all'esame di Comunicazione sociale. Il prof. mi ha detto che li conosceva già, questi blog. Che erano una moda in voga a cavallo tra i due millenni e che lui stesso ne aveva uno.
- Come si chiama il prof?
- Un certo Davide Ognibene, un modenese.
- Uno che lo diresti più alto, in Rete?
- Mai visto di persona.
- Allora è lui. E ti ha dato un bel voto?
- A dire il vero non ho passato l'esame. Colpa di un congiuntivo. (sorride dello stesso sorriso furbo della madre)
- COOOOSAAAA?!?!? Con tutti i soldi che stiamo spendendo per farti studiare!!! VIENI QUI.. NON SCAPPARE EHI!!!!
L'uomo getta a terra il badile e si scaglia contro suo figlio che rimane impassibile e inizia a ridere.
- Papà, svegliati, siamo in olocomunicazione. Non ti ci abituerai mai, eh?
L'uomo si placa e scuote la testa.
- Uff, un'altra maledetta moda. Ma passerà anche questa prima o poi. E potremo finalmente parlare di persona.
- Sì, certo, come no. Stai in campana vecchio mio. Ora vado, Katia mi aspetta.
- Ricordati le rotule: Mik non scherza.
- Certo, ma prima deve prendermi.
L'immagine del ragazzo svanisce in un lampo e l'uomo rimane un po' sorpreso. Raccogliendo il badile da terra si ricorda di quando Samuele, in un torrido sabato d'agosto di dodici anni prima, cadde dalla bicicletta nuova in quello stesso cortile e gli saltò in braccio per placare il dolore e l'umiliazione.
- Papa, tu cosa provi quando mi vuoi bene? - gli chiese singhiozzando.
L'uomo prese la mano del piccolo Samuele e se l'appoggiò sul petto: il bambino ascoltò in silenzio chissà che cosa, prima di sussurrare 'ho capito' e un attimo dopo fu di nuovo in sella lanciato in una corsa sfrenata verso un futuro che nessuno poteva minimamente immaginare.
 

 

lunedì, maggio 3

 
Sembrava infinito.
Il tempo è un fottutissimo secchiello con il quale possiamo fare altissime torri che ornano e difendono i nostri castelli di sabbia. Le costruirò e le scalerò, queste torri, armato di ogni proposito, affiancato dai migliori cavalieri che, a loro volta armati di palette e protetti da formine, combatteranno al mio fianco.
Così impugnerò anch'io la mia palettina verde e riprenderò a scavare, riempire, battere tre volte e sollevare -oplà- destando meraviglie di merli e di conghiglie infrangibili ai flutti.
Poi, nelle pause, sorseggiando spuma nera sotto un sole al limone, contempleremo questo infinito arenile giocando a indovinarne i granelli: quanti miliardi?
Non mi lascerò sopraffarre, ma non posso ignorarlo: il tempo rimane solo un secchiello e quei granelli sono così tanti...