RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

venerdì, aprile 30

 
Delle torture ai prigionieri iracheni
«Anche l'inviata speciale per i diritti dell'uomo in Iraq, Ann Clwyd si è detta scioccata, rifiutando tuttavia qualsiasi paragone con il regime di Saddam. "Un piccolo numero di casi, benchè orribili, non possono essere paragonati con le decine di migliaia di persone che Saddam Hussein ha fatto torturare ed uccidere"».
E dillo prima che contano i numeri:
"Bambini, tutti qui da papà e mamma che dobbiamo spegnervi le sigarette sulla schiena!"
 

 

 
Sentita sul tram
- Ieri ho visto La Passione di Cristo
- Davvero? ...e finisce bene?
 

 

 
A scuola di sFascio
Al di là di ogni retorica, comincio a sbattermene di tutto.
Mi vengono in mente, ogni tanto, alcuni fatti, ad esempio:
- il Palio dell'oca di Lacchiarella;
- la frase di Quattrocchi prima di morire: "vi mostro come muore un italiano";
- la gara di caccia alle zanzare;
- il ministro Castelli che saltella cantando alla Camera "Chi non salta italiano è/chi non salta italiano è";
Fa tutto ridere, ma fino a un certo punto. Patriota non sono, ma non sono neppure tenuto a sottostare a una combricola di coglioni, seppure di maggioranza.
Di questo passo, e credo che la strategia tra l'altro vincente di certa politica sia questa, si perde di vista il confine tra realtà e paradosso, dove il paradosso e la realtà, ora come ora, collimano tragicamente. So che non si percepisce facilmente, ma neppure bisogna essere degli eletti, quale io non sono affatto, per capirlo.
Intanto L'Indipendente, ossimoro per eccellenza@, pubblica la sua Storia a puntate. Leggetela al posto di guardare Zelig, ma poi bruciatela: i vostri figli potrebbero crederci.
 

 

 
Ze ConZert
Eva e io saremo già nei paraggi. Se riuscirò a convicerla che ne varrà davvero la pena e se riuscirò a scoprire dove si trova il Covo nonostante le indicazioni di Leo, credo proprio che saremo lì anche noi.
Avrò l'occasione per dimostrarle che i blogger non sono tutti pazzi. Non solo.
"Organizzare concerti, come scrivere sui blog, è un?attività moralmente discutibile. Tempo che si potrebbe impiegare meglio in? cosa? Ti fai forte dicendo che un bel giorno potrebbe diventare un mestiere, e sarebbe un modo come un altro per diventare grande in extremis, ma quel giorno non arriva mai. Il tempo passa, e resti il ragazzino che si appassiona a un disco strano, o che scrive racconti per la gloria. Moralmente molto discutibile."
(da leo)
 

 

mercoledì, aprile 28

 
I commenti sono stretti
Solo per questo rispondo con un post ai commenti del post precedente.

Credo che iniziative come il Blogrodeo siano prese con entusiasmo perché socializzanti al di là del sociale.
Che siano massificanti, lo può dire solo chi non vi partecipi affatto. Si scrive lì, si scrive qui. E' solo questione di stimoli e qui non ne avevo fino a che non ho letto il commento di Pietro.
Che poi io la notte, dopo aver accarezzato i miei figli e dato loro un bacio, vada in totale solitudine (tanto per non massificarmi) a tirare molotov sulle roulotte dei profughi islamici o a sparare contro le ambasciate americane, non credo sia interesse di un blob qualunque.

E infatti rispondo a Pietro, giacché non è anonimo e nemmeno ha posto questioni personali.
Credo che la funzione del 'frastuono' intorno al BlogRodeo (che chiamerei 'suono', in contrapposizione al vero frastuono, quello degli spari) sia solo nella testa del singolo che decide di emetterlo o di prestargli ascolto, senza considerare, per totale menefreghismo o per altri motivi, che quel suono potrà essere percepito da altri ancora come un semplice petàre o peggio.
Le incursioni nel sociale, nel politico, nella lotta, non sono turbate da quanto si fa per BlogRodeo o altre iniziative simili (ce n'è tante e di ogni genere).
Chi voglia dedicarsi anima e corpo a una qualunque di quelle iniziative 'impegnate' non credo che si diletti a farlo su ring cialtroneschi (e lo dico con affetto). Probabilmente popolerà piazze più consone o coverà un odio del tutto introverso per poi, e solo poi, fare pause con la morosa o, hai visto mai, proprio con un BlogRodeo.
Entrando nel personale (mi tiro in ballo da solo, Pietro), sottolineo anche l'intimo pensiero che le mie parole, su questo blog, non sappiano modificare di una sola virgola le ragioni di chi non la pensi come me su guerre o paci o che altro. Non che mi chiami fuori dalla mischia: qui non voglio proprio entrarci perché non è mia intenzione affollarla con pensieri che reputo modesti e dedicati allo svago, il mio in particolare.
C'è chi ci scrive convinto di poter contribuire a migliorare le cose e c'è anche chi scrive per riflettere con sé stesso, come spesso capita in un blog come questo, da altri definito diaristico, da altri ancora un'accozzaglia di cretinate.
Per fare un esempio fuori tema, ho visto su Vocablogario gli interventi su "Sudditi" di Massimo Fini che pure io ho appena finito di leggere. La tentazione di scriverne qui c'è stata, ma se lo farò sarà in un luogo più adatto (proprio da te, magari).
Temo, però, che già domani o dopo mi sarò contraddetto con uno dei miei sfoghi incoerenti e istintivi.
Ah, grazie per la fiducia.
 

 

lunedì, aprile 26

 
Tra poco, a pranzo.
Nuova sessione del blogrodeo online, dalle 13.00 alle 14.00.
 

 

 
Il mare a quadretti
Per chi pensi che i pavesi siano buoni solo a cucinare tinche, per la rubrica "L'angolo di mare" vi segnaliamo la Trattoria della Vigna, un ristorante situato in mezzo alle risaie ma dedicato quasi esclusivamente ai piatti di mare,
Se apprezzate il pesce cucinato come lo fareste a casa vostra se solo voi foste in grado di cucinarlo come si deve, questo è ciò che fa per voi: una trattoria simile a quelle finte che costruiscono a Milano su format registrato all'Ufficio Brevetti. Solo che è vera. Tiene qualcosa come 46 coperti, è poco più di un salone e non vi dirò che si mangia bene e si spende niente, perché questo è relativo.
Le porzioni sono generose e una zuppa di cozze non vi lascia con la fame come succede altrove.
Vi dirò, anche, che quando hanno i gianchetti (quelle due o tre volte al mese), li trattano da dio e che il fritto non ha eguali, è una spanna sopra quello del rinomato "Porto" di Milano. A metà prezzo.
Dei difetti dirò che uno dei cuochi nonché titolare, talvolta si incazza con l'altro cuoco e litigano e si insultano in cucina. Ma fa parte della cornice e non ritarda il servizio: dopo pochi secondi la smettono e ricominciano a cucinare.
La lista dei vini è quella visibile appena si entra nel salone, appena sotto i dolci (a volte ne fanno di strani davvero).
Da un annetto si può anche pagare con la carta di credito, che dalle nostre parti non è poco.
Se volete andarci, fate la ex Statale 35 dei Giovi, quella che porta da Milano a Pavia e, dopo la Certosa di Pavia, ma dopo un bel po', anche dopo Borgarello, dovreste trovare la strada sulla destra che indica 'Cassinino'. Subito lì, sull'angolo, c'è il ristorante Cassinino che non è quello che state cercando. La Trattoria della Vigna, infatti, sta più avanti, in una viuzza sulla sinistra.
Quindi: Trattoria della Vigna - Via Cassinino, 46 - Tel. 0382/422000.
 

 

 
Il test
Ho fatto anch'io il test (via fraps da serendip), il terzo in vita mia.
Il primo fu su Amica "Sai soddisfare il tuo uomo?" (causa colite intestinale e, in quei casi, si legge quel che c'è!), l'altro su GQ "Sai soddisfare la tua donna?" (identica patologia, ma stavolta questa fu un effetto, più che la causa).
Come allora, anche qui non mi riconosco nel risultato che, quindi, tacerò.
 

 

venerdì, aprile 23

 
Solo per i suoi occhi
Stasera, performance di Fabi e Nana: Digital Art expo - Sky's the Limit Hip Hop Night. A due passi da Milano!
 

 

giovedì, aprile 22

 
Sfoghi di memoria.
Fu come un frullare d'ala improvviso e fugace che gli sfiorò il dorso di una mano. Poi il silenzio di sempre si fece carico di attesa. Il buio era insondabile e l'ambiente accogliente, ma non riusciva a percepire molto altro: temperatura, umidità, un vago profumo di colla, di quella che i bambini usano per fare le finte caccole, e la sensazione di essere compresso in una specie di utero delimitato da pareti di velluto trapuntato. Ma nient'altro.
Non ricordava da quanto se ne stava chiuso lì dentro. E pure il concetto di 'chiuso' e di 'dentro' cominciavano a vacillare in lui a furia di ripassarseli a memoria e di ripetere a sé stesso, come un mantra: sono in trappola.
Neppure, ricordava con esattezza di avere mai vissuto un 'fuori', antitesi necessaria all'esistenza di un dentro, ma sapeva di per certo che questi erano due stati che gli erano familiari fin da quando aveva memoria di essere: di essere 'dentro', nel caso specifico. Il 'fuori' era la logica conseguenza che la ragione gli offriva, la concretizzazione di una stasi altrimenti paradossale: era costretto in un contenitore e non trovava il modo per uscirne, per potere ritornare a un esterno che neppure conosceva ma che era l'unica immagine in grado di tranquillizzarlo.
Per far breccia in quelle pareti aveva urlato, battuto calci, pugni, testate fino a svenire, ci aveva consumato le unghie, pianto, urlato risate isteriche, implorato dio e demoni, senza ottenere nulla.
Infine, si era costretto a un'analisi sempre più minuziosa della sua vita, partendo dal passato più recente e in particolare dalla domanda che più di ogni altra lo assillava, ovvero: come diavolo sono finito qui dentro?
A ben pensarci, il ricordo più antico che serbava, e che aveva cercato più volte di disegnare con un dito nel buio velluto delle pareti, era il risveglio. Dopo una notte di sonno pesante e senza sogni aveva riaperto gli occhi per nulla stupito del buio intorno a sé, aveva allungato una mano per accendere la luce e aveva capito fin da subito che qualcosa non andava.
Da lì la memoria delle cose si faceva confusa tra i pensieri che lo affliggevano e le azioni che via via tentava per riacquistare il suo stato originale di... nemmeno lui sapeva di cosa, ma era certo che la vita non poteva essere tutta lì, e che la fine del violino abbandonato in una custodia non era fatta per lui.
Silenzio.
Riordinò le idee, controllò i suoi sentimenti e inspirò profondamente. Anche questa storia del respiro lo aiutava a sperare in una soluzione e allo stesso tempo lo sprofondava in uno stato di frustrazione. Dove mai poteva arrivare, infatti, l'aria che gli era necessaria per sopravvivere? C'era dunque un fuori. E chi mai, allora, lo costringeva a restare chiuso in quel.. in quella...
Forse lo avevano addormentato nel sonno e lo avevano rapito per chiedere un riscatto, forse poteva sperare nelle persone che fuori, certamente, a quest'ora erano preoccupate per lui e stavano tentando di tutto per liberarlo. Ma se cercava di dare un volto a queste persone, ebbene, non arrivava ad alcunché.
Dunque non era stato rapito, perché il rapimento prevede un riscatto e se non riusciva a ricordare qualcuno disposto a cercarlo e, quindi, a pagare il dovuto, ebbene, il sequestro era da escludersi.
Respirò di nuovo, cercando di non correre dietro ad altri pensieri. Sì, perché ogni gesto o riflessione facesse, questi erano furieri di altri pensieri sempre più angoscianti.
Era chiuso da qualche parte e respirava, solo questo sapeva. E, anche, che aveva una certa libertà di movimento. Poteva, ad esempio, allargare un po' le braccia, flettendo i gomiti e lasciando le mani sui fianchi. Oppure poteva, con un certo impegno, alzare una mano e arrivare a toccare quello che, stimava, doveva essere la parte superiore del suo contenitore. E poco altro, come, ad esempio, fare delle smorfie, piegare le dita, fare roteare appena appena i piedi o anche contrarre gli addominali, così, ghhh- ghhh.
Con il tempo, però, aveva imparato a cogliere anche i lati positivi di questa sua situazione. Ad esempio non aveva impegni, non aveva responsabilità e, sensazione piacevolissima, infischiarsene della gravità e dei punti cardinali, perché lì dentro non aveva percezione di quale fosse l'alto o il basso o l'est o che altro. Un contentino che in realtà lo rimandava subito dopo a ben altre riflessioni: cosa se ne poteva fare di queste informazioni, lui, chiuso lì dentro?
Respiro.
Magari era morto e lo aveva dimenticato. Ecco, sì, era morto. Lo avevano chiuso in una bara e si erano scordati di seppellirlo. E da qui si aprivano altre strade. Ad esempio, poteva non essere davvero morto: si era svegliato 'incassonato' e la logica conseguenza era che, prima o poi, qualcuno se ne sarebbe accorto e l'avrebbe liberato.
Oppure, era proprio morto e quello era il suo piccolo e angusto purgatorio o, non poteva pensarlo senza provare terrore, quello era essere morti: un perverso esistere senza memoria e stimoli se non quel lieve frullare d'ala che talvolta percepiva sul dorso della mano, uno stimolo a non scordare del tutto di essere stato vivo, almeno una volta.
Respiro. Frullo. Silenzio.
...
(Nota del rillo: di questo racconto non esiste un finale vero, uno sfogo. Non si trova facilmente, così come troveresti l'uscita di sicurezza che sta propriò lì, dietro la tenda di un cinema. Lascio a chi lo leggerà la facoltà di decidere tra sequestro, morte o esperimento, tre metafore a cui si potrebbe, per gioco, ricondurre ogni esperienza esistenziale. In cuor mio vi svelo la quarta via, che fisso non già come finale, ma come reale inizio del racconto: la lingua lessa di maiale che ieri sera ho tirato giù quasi intera e che ancora mi si propone sullo stomaco pressoché intatta. "Del maiale non si butta via niente" dice Livio, il mio macellaio. Ma neppure io sono una cloaca, checazzo.)
 

 

mercoledì, aprile 21

 
Ricordate Antonio Albanese?
Mai visto tanto ingegno nel mandare a quel paese qualcuno.
Spero solo di non doverla mai contraddire. :)
 

 

 
Biografie
Ecco una biografia di Berlusconi contro la quale l'attuale Presidente aveva tentato un po' di tutto (non saltate la premessa).
Visto che ci governa, e che per questo lo paghiamo pure (è tragicomico, lo so), conosciamolo un po' meglio.
 

 

 
Postetricia
Di dove nascono i post.
 

 

martedì, aprile 20

 
«Siamo andati avanti così rapidamente in tutti questi anni, che ora dobbiamo sostare un attimo per consentire alle nostre anime di raggiungerci».
(Michael Ende)
 

 

sabato, aprile 17

 
Promesse mantenute
Tutto questo accanimento contro il governo Berlusconi lo trovo eccessivo financo io. Un conto è la critica, un altro l'offesa.
E altro ancora è ammettere che, effettivamente, alcune promesse sono lì lì per essere mantenute.
È addirittura un rapporto della Cgil a dimostrare che il traguardo del milione di nuovi posti di lavoro in realtà non era ottimistico.
Per ora, cliccare per leggere, siamo già a 400 mila. E sono in crescita.
 

 

venerdì, aprile 16

 
Ventitré minuti
Tanti ne ho impiegati tra la lettura della traccia (?Mi tolgo le mutande, così facciamo prima?) e la pubblicazione del mio "temino".
Davvero sfizioso questo BlogRodeo. Complimenti a tutti quanti, organizzatori e partecipanti.
E se andrà avanti così, ci scommetto il pizzetto che...
Ma questa è un'altra storia.
 

 

 
Composizioni competitive.
Se oggi uscire a pranzo con il/la collega non ti garba, se i panini del bar ormai ti nauseano (o ti impoveriscono), se sei a dieta o se solo ti garba di gareggiare o di allenare la tua creatività, clicca e partecipa al BlogRodeo online. Oggi, come già ieri, a partire dalle 13.00 verrà proposto un tema comune a tutti e avrai un'ora di tempo per postare nei commenti la tua traccia.
Ricchi premi e cotechini al vincitore.
Tutti partecipano, uno solo vince (estratto a caso, però vince).
 

 

giovedì, aprile 15

 
"L'operatore si libererà prima possibile". Almeno lui.
Sentita con le mie orecchie ieri sera. Alla domanda di Vespa su cosa intendesse fare il Ministero degli esteri per tenere prontamente informate le famiglie degli ostaggi italiani in Iraq, il ministro Frattini ha risposto più o meno così: «Possono chiamare il numero verde della Farnesina per avere tutte le informazioni».
Sentita questa, ho spento, pentito, e ho pensato a tre cose:
1- che Frattini è Ministro degli esteri (a questo punto rileggersi questa affermazione e la risposta data a Vespa per sei volte, alternandole l'una all'altra)
2- che quei tre là sono già morti, se a guidare le trattative c'è un tale idiota;
3- che dovrei fare qualcosa, ma contro la mediocrità espressa dalla democrazia sono impotente.
 

 

 
"Non hanno incrinato la nostra volontà di pace"
Ne parlavamo ieri, a riposo sul sagrato dopo una breve pattinata e a una mia stupida caduta a ginocchia unite. Seduti sotto lo sguardo della Madonnina, B. parlava di una bomba sopra il Duomo, ovvia risposta ai bombardamenti della moschea in Iraq. Tutto questo per una volontà di pace che spezza il cuore tanto è sentita dai governi dei Paesi coinvolti e per quanto è compresa e divulgata nelle sue motivazioni dai giornalisti italiani che, infatti, parlano in continuazione di esportazione di modelli democratici e di libertà. Se non fossero stipendiati potrei pensare che lo credono davvero e a volte io stesso cerco di crederci, per puro esercizio. Ma poi scoppio a ridere come fossi a messa.
Inconsapevole rivoluzionario, rimane Tony Capuozzo che si ostina ottusamente a usare la parola vietata "guerra" nei suoi servizi, ingenuamente ignaro che quello a cui sta assistendo di persona è l'evento che nei libri, che non saranno certo scritti dagli sconfitti, verrà ricordato come la Prima Pace Mondiale.
Di seguito riporto la trascrizione di una conversazione fuori onda tra Capuozzo e Sposini avvenuta ieri sera poco prima dell'edizione delle 20.00 del TG5. Nonostante l'audio sia a tratti disturbato, si colgono bene toni e messaggio.
(voci di macchinisti e regia indistinte)
- Tony... mi senti Tony?
(colpi secchi, revolverate, ed esplosioni lontane)
- sì... dimmi Lamberto
- Tutto bene Tony? Manca poco per il collegamento. Dacci due note che scriviamo l'attacco.
- ...Sì, Lamberto, ma facciamo in fretta, qui è un gran casino. Allora, la situazione è questa, che nessuno capisce più niente di quello che accade. In seguito alla scelta di inviare le truppe di occupazione
- forze di pace
(forte esplosione, crepitare di mitraglietta)
- come?
- dicevo, forze di pace, non truppe di occupazione. E non è stata una scelta, bensì il dovere di ogni governo democratico. Ricorda, "forze di pace"...
- ...?.. sì loro, insomma, sono psicologicamente allo stremo, ogni iracheno che gli si avvicini potrebbe essere un potenziale ribelle
- "terrorista"
- sì, scusa. I colpi di mortaio mi deconcentrano... comunque un nemico
- della pace
- ...sì, nemico della pace, giusto. Si registrano così numerosi casi di soldati in preda a crisi di nervi, e se pensi che cavalcano carri armati da 30 tonnellate e armati di tutto punto, immagina che casino se perdessero la testa
- questa non va detta, Tony
- ma è acccaduto
- non per noi
- perfetto... cosa posso dire allora?
- quello che c'era scritto sulla circolare diretta a tutti i dipendenti Mediaset
- ho letto solo qualche riga, si parlava di chiavette per i distributori di cialde e bevande, se non sbaglio
- vai oltre, al rigo 80, sulle parole chiave, leggi bene, Tony. Niente "Guerra"
- ...niente guerra
- "Missione di pace"
- ...missione di pace
- Mentre ripassi sostituisco il tuo servizio con il solito pippone sulle diete post-Pasqua
- ...post-Pasqua... sì, ma la gente di qui? la rivolta? la volontà di autodeterminazione di ogni tribù? I combattimenti, le imboscate e i nostri soldati? (serie di colpi di mortaio)
- Che "soldati"?. Forze di pace. Perché noi andiamo in pace, come gli apostoli. Ma non puoi spostarti in un posto più silenzioso?
(ancora colpi violenti e una forte esplosione, vicina)
- ...Lamberto
- dimmi
- ...e riguardo gli ostaggi?
- ci pensiamo qui da studio, abbiamo già un plastico, quattro biografie e altrettanti coccodrilli.
- ...(silenzio)
- In fondo non li abbiamo mandati noi.
- ...non li abbamo mandati noi
- Già. Un po' se la sono cercata. Riguardati Tony.
(sigla)
 

 

 
"Hai visto il telecomando?"
Caro Leo, non discuto neppure la tua scelta di eliminare la colonnina dei link agli altri blog, il rischio sarebbe quello di ricevere un altro pippone da 6.500 battute come quello che hai postato per spiegare a non so chi la tua decisione: non ce la farei. :)
Però, sappi una cosa: oltre a stimarti perché sei in grado di scrivere 6.500 battute comunque interessanti su una cosa tanto insulsa come una colonnina di link (la tua l'hai definita un rottame), per me eri anche un ottimo telecomando, una specie di Meliconi dei blog o un porto dal quale, seduto in poltrona, prendere il mare (anche incespicando in qualche link cieco) ed esplorare altre mete che avevo scelto di non linkare proprio perché cazzeggiare a zonzo la trovo l'attività più insulsa, infruttifera e proprio per questo affascinante da svolgere in Rete: il fare niente virtuale, quindi il fare niente all'ennesima potenza.
Insomma, sono un po' in difficoltà, ora, perché avrei voluto linkare un post su BrodoPrimordiale (al quale giungevo passando da te) che parla dei blog senza feed, giusto per dimostrare che c'è chi invece, avendo poco tempo come tutti, trova il cazzeggio irrealizzabile o poco fruttuoso. Proprio come questo post.
 

 

mercoledì, aprile 14

 
BLOGRODEO 1.0
E' arrivato! Spòstati!
 

 

 
"Quante cose si possono osservare in 40 metri quadrati?"
Ieri ho visto qualche scatto in anteprima e devo dire che Paola e Chiara hanno lavorato con passione.
Stasera le vedrò esposte al Rita, foto e fotografe.
Poi, però, pattini. E domani un occhio ai commenti fuori uso.
 

 

martedì, aprile 13

 
Ci vediamo al Rita...
 

 

 
BLOGRODEO 1.0

Siete pronti? Siete caldi?
 

 

sabato, aprile 10

 
Al Rita
A volte vorrei condividere la mia musica e oggi sarebbe come di fisarmonica indiavolata in un vortice diatonico senza soluzione, un affanno di cuore impazzito e a tratti dolce e di velluto come la schiena di una danzatrice del ventre.
Si azzittirebbe all'improvviso e mostrerebbe il suo ventre in un soffio in la minore: la credevo muta ed è tutt'altro.
Ma è nell'atmosfera del locale che mai si fa, che mai è tardi, che mai si cena che due occhi serbi accecano un fungo incandescente e brilla la mano del ballerino. Maschio.
Il sorriso paonazzo racconta per noi il gineceo di essenze alcoliche, capelli di fuoco e poco altro. Se ben ricordo.
(Soundtrack: "Il viaggio", int. Rava/Piazzolla. Location: Rita, via Fumagalli 1, Milano.)
 

 

venerdì, aprile 9

 
Ecco perché non parlo mai di politica.
Perché sono in difetto.

Sull'iniziativa che presi giorni fa di chiedere al comitato di controllo di verificare onestà e trasparenza della campagna di Forza Italia, soggetto "93mila miliardi di lire", fisso tre cose:
- ringrazio per le adesioni ricevute, tutte notoriamente antiberlusconiane e rivoluzionarie. Una milizia antiIap, infatti, già sosta nella sede dell'associazione grafici pubblicitari brianzoli, tipometro di fabbricazione russa in pugno, decisa a tutto pur di non mollare. Nonostante ciò, con il vino ronco andò meglio, in un certo senso. Quindi giù le armi, copy e art, il nemico non è Forza Italia e nemmeno Berlusconi. Io voglio solo capire chi diamine deve valutare le campagne politiche in caso di segnalazione (e non "delazione").
- ho chiesto via email a tutti gli enti e le imprese che costituiscono lo Iap quale sia l'istituto preposto a controlli sulle campagna poiltiche (sì, anche a Mediaset), dato che lo stesso Iap ha ignorato la mia domanda (qualcuno la chiama pernacchia, ma costui non sa cosa sia una vera pernacchia, deve viverne di vita, ancora); so già che quando vedranno la mia email diranno 'NO! ancora sti rompiballe, fai un reply a caso che poi smettono'. Nessuna risposta, ancora. Ma è venerdì ed è quasi Pasqua.
- ho scritto, e qui riporto, tra i commenti di Massimo una cosa che non cerca repliche ma che spero chiarisca le motivazioni che mi spingono a fare cose terribili, colpevolmente illiberali e, per diretta e logica conseguenza, rivoluzionarie, tipo riprendere il
cafone che butta la sigaretta dal finestrino o accorrere in aiuto di una persona in difficoltà. Son fatto così, sono un mostro. Poi magari mi faccio le seghe pensando a voi in bagno, ma questo è affar mio, voi ne uscite comunque puliti. Quà la mano, vi direi, dopo.
Dai commenti di dotcoma:
"Ciò che si perde di vista nel rumore dell'etichettatrice politica all'opera sull'iniziativa (che, sottolineo, non è occasionale, lo faccio spesso di segnalare pubblicità a mio avviso poco osservanti il codice Iap e per questo non mi sento un rivoluzionario, caro giobbi), è che ancora non si è capito quale sia l'organo che tutela il cittadino, pure te giobbi, dalle propagande politiche inosservanti un qualunque codice di disciplina (se ve ne sia uno).
Al di là dell'appartenenza politica, la questione si pone per chiunque abbia a cuore la civiltà e il rispetto delle regole.
So che in tempi di condoni apparentemente liberali la tutela può essere apparentemente comunista, ma al di là dell'imbarbarimento politico, mediatico e affaristico, un minimo di senso civico dovremmo conservarlo tutti, quanto meno per amor proprio e dei nostri figli.
Ad esempio, non ci uccidiamo (non tutti) per strada *anche* perché c'è una normativa che nei secoli si è evoluta al fine di tutelare il diritto di non essere uccisi.
E quindi, tornando alle cose piccine: chi controlla, per me, per voi, le campagne politiche? Dobbiamo fare a cazzotti nei blog per decidere cosa sia giusto?
E allora eliminiamo lo Iap, eliminiamo i controllori (che fanno così comunista, che palle) e perché, estendendo nemmeno tanto il concetto, non aboliamo l'istituto della Magistratura e non togliamo tante stupide regole che bloccano lo sviluppo?
Perché, di abolizione in condono, non posso commettere un omicidio per il bene della mia attività imprenditoriale, che dà da vivere a mille persone? Perché non facciamo un bel regime anarcocapitalista? Sì dai, spariamoci tutti per strada, ma che cazzo ce ne frega, no? Siamo capitalisti, noi, mica possiamo perderci dietro le leggi.
Giobbi, non so tu, ma i miei figli li vorrei fare crescere con l'idea che anche il potente e il ricco abbiano per primi, in quanto esempio per gli altri, il dovere di rispettare delle regole condivise dalla comunità tutta.
E questi insegnamenti non hanno colore politico, per come io vedo le cose."
...
Tutto qui, mi sembra chiaro, no? O mi si deve appicciccare una cazzo di banderuola azzurra o rossa perché credo nel rispetto delle regole? Sentite bene, le bandiere arrotolatele e riponetevele dove più vi gode. Io voglio solo capire se c'è chi verifica l'onesta di una campagna politica e se c'è, chi è. Se non c'è, a posto: tutti potranno sparare le più grosse cazzate metriseipertre senza contraddittorio, in perfetto stile Porta a Porta.
Ma se proprio serve un appiglio per darmi del pirla, mi si può rinfacciare la pila di certificati elettorali intonsi, a partire dal 1989.
Solo di questo mi rammarico, di essere arrivato fino a 33 anni per capire che in fondo ingoiar la merda meno fetente non è poi il peggio che possa capitare.
 

 

 
Dal collo in su
Ci sono pochi blogger maschi che mi scoperei dal collo in su, metaforicamente parlando.
Uno di questi è Broono quando scrive sotto l'effetto psicotropo dell'astinenza.
 

 

 
Più che un rodeo...
A causa della pizza funghi e salsiccia, l'altroieri notte mi son sognato in un locale di periferia a bere insieme a una ganga di cowboy letterati.
A un certo punto qualcuno mi lanciava su un tavolo e una big-band capitanata da Zu intonava un indiavolato you can leave your pizz' on.
La gente rideva, mentre Auro mi si parava davanti con un tosatore elettrico in mano, istigata da Mike con una serie di "pota!" a metà tra un intercalare bergamasco e un'ordine perentorio.
Il belato del tosatore si trasmutava nel vibrare del mio cellulare: nella realtà crepuscolare delle 6.37, erano già iniziate le prese per il culo via sms.
 

 

giovedì, aprile 8

 

Mercoledì, ore 21, P.zza San Babila.
Si ricomincia.
 

 

mercoledì, aprile 7

 
Per me non esisti più.
A chi non conosca mia figlia, voglio precisare che Mario, il suo "fidanzatino" immaginario, l'ha lasciata poco tempo fa per diventare un bambino vero e vivere con una famiglia vera.
Dopo la negativa esperienza di cui al post precedente, oggi pomeriggio Eva ha accompagnato Beatrice sul set di uno spot per un provino, che magari ci si tira su due euri per il fondo pro "facciquelchetiparedagrande".
Per chi non sia avvezzo alle produzioni video con i bambini, funziona che dopo aver preselezionato dei volti, si fa una prova sul vero per verificare la compatibilità dei potenziali babyattori con il resto dello staff.
Mettono la bimba sotto le luci in un ambiente arredato, le fanno delle domande, la stimolano a fare delle cose. E le chiedono cose anche molto personali, tanto per metterla a suo agio e creare un clima allegro e gioviale sul set.
- Beatrice, quanti anni hai?
- Treeee?!? Bravaaaaa! Vai all'asilo?
- Davveeeero???? Già all'asiloooo?
- E senti, ce l'hai già un fidanzatoooo?
...
- Come "Sì, ma è morto"?
 

 

 
Fashion
Le cose vanno più o meno così: tu dai uno scatto di tua figlia a un'agenzia di modelli e loro la mettono a catalogo.
Dopo un po' di tempo l'addetto al casting di un'agenzia pubblicitaria sfoglia questo catalogo e pensa: "maddaaaaaaai, quest'angioletto con i boccoli, che dolce" e si annota il codice. Probabilmente condivide anche le scelte con art director e product manager che in coro alla macchinetta del caffé fanno: "maddaaaaaaaaaaaai che occhioni dolci".
Telefonano all'agenzia di modelli e dicono: "senti, il codice 525, quel puffetto boccoloso, come si chiama? maddaaaaaaaaaaaai che nome dolce, la opzioniamo dai... il cliente impazzirà" .
E così opzionano tua figlia per farla conoscere al fotografo, il quale guarda i minimali nel suo studio e pensa: "maddaaaaaaai che dolce" e i suoi assistenti pensano "maddaaaaaaaaaaaai" e ti chiamano e dicono "maddaaaaaaaai, che dolce, vieni qui giovedì con tua figlia in via giaculli al numero 8 alle 16,30".
Così giovedì tua moglie e tua figlia vanno in via giaculli all'otto e scoprono che l'indirizzo non era quello, fanno duemila telefonate e finalmente si sentono dire "maddaaaaaaaaaaaai, che dolce, l'indirizzo era un altro, scusaaaaaaaaa".
Piove. Dopo due ore a zonzo per Milano le due arrivano nello studio del fotografo che le accoglie sorridendo e dice "maddaaaaaaaaaaaai che dolce".
Passa mezz'ora d'attesa in cui tua figlia non dice una parola, non accadeva da prima del parto.
Poi la chiamano. In silenzio sale sul set, aspetta che gli assistenti posizionino le luci, attende il fotografo e quando questi le dice "maddaaaaaaaaaaaai sorridi, dooooooolce", gli dà del pirla a lui, agli assistenti, all'art, al pm e al cliente.
A tre anni esce definitivamente dalla scena a testa alta, ciacolando con sua madre di dignità e di altre fiabe.
 

 

 
BLOGRODEO 1.0

Perché i blogger sognano parole elettriche?
 

 

 
Update Campagna F.I.-IAP
Da: iap@iap.it
Oggetto: Re: Segnalazione affissione Forza Italia "93mila miliardi"
Data: 07 aprile 2004 11:19:14 CET
A: roberto@rilletti.it

Segnalazione affissioni "Grandi opere avviate per 93.000 miliardi di lire....."
Con riferimento alla Sua segnalazione, siamo spiacenti di informarLa che, stante la natura non pubblicitaria ma politica in senso ampio della comunicazione segnalata, il caso rappresenta una situazione per la quale non sussistono gli elementi che determinano la nostra legittimazione ad agire.

Voglia gradire, con i ringraziamenti per la considerazione dimostrataci, i nostri migliori saluti.
La Segreteria


Questa è la risposta che, immagino, stiano inviando a tutti coloro i quali abbiano gentilmente seguito la mia iniziativa.
Effettivamente ieri sera, ripensando alle vecchie lezioni di tecnica pubblicitaria, mi ero fatto delle domande in proposito.
Augurandomi che esistano organi preposti a valutare l'onestà di campagne di natura politica, e non avendo tempo per informarmi in proposito, spero che qualcuno me lo possa indicare.
In caso contrario, nel caso, cioè, non esistesse alcun organo di tutela, beh, vuol dire che c'è una bella falla in materia e c'è chi, a questo punto a buon diritto, ci ravana e ci sguazza.
 

 

martedì, aprile 6

 
Ri-riproviamoci



Spett.le Iap,

in riferimento alle affissioni mt 6x3 in questi giorni esposte per le strade di Milano, chiedo di fare verificare al vostro Comitato di Controllo l'onestà e la correttezza della campagna:
"Grandi opere avviate per 93.000 miliardi di lire, fonte Ministero delle infrastrutture e dei trasporti" (riferimento online) promossa da Forza Italia.
Credo sia in contrasto con il codice di autodisciplina pubblicitaria ne:
- l'art. 2 (Pubblicità ingannevole): la trasparenza obbliga a riportare i prezzi in euro. Le lire sono fuori conio da anni, in Italia. Perché non in sesterzi, allora?
- l'art 6 (Dimostrazione della verità dei messaggi): dal momento che su un giornale ho trovato riportati altri dati, anche questi attribuiti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (riferimento online ), vorrei sapere chi mente.
- potendo fare dell'ironia, pure con l'art 8 (Superstizione, credulità, paura).

Resto in attesa di un vostro cortese cenno di riscontro e vi auguro una buona giornata.

Cordialmente,

Roberto Rilletti

Se ritieni anche tu che la campagna "93.000 miliardi di lire" non osservi gli articoli del codice di autodisciplina pubblicitaria e vuoi segnalarlo a tua volta allo Iap, copia pure il testo, i riferimenti online a parte e spedisci qui, magari cambiando la firma :). È un servizio per il cittadino.
 

 

 
C'è bisogno di chiedere?
Il premier solo a "Porta a porta". Vespa: "Lo ha chiesto lui"
(da "Il mondo immaginario del Rillo)
 

 

 
Se vuoi vivere felice
Se vuoi vivere felice un giorno: ubriacati
Se vuoi vivere felice un mese: ammazza il maiale
Se vuoi vivere felice un anno: sposati
Se vuoi vivere felice un'intera vita: coltiva il tuo giardino

...
(reprise dai commenti di Occhivispi)
O che forse coltivare il proprio giardino sia *anche* tutto il resto?
Ubriacarsi, ammazzare il maiale, sposarsi. La somma di un giorno, di un mese, di un anno, moltiplicata per mille.
Che a stare a riccio solamente sulla nostra animaccia inquieta, quando questa andrà a svernare altrove da noi, dovremo averla da qualche parte una barbera da scolare d'un fiato, una salsiccia da azzannare avidamente e una donna da cui tornare.
Chiudiamo gli occhi, ogni tanto, e chiediamoci se lo stiamo coltivando davvero, questo giardino.
 

 

lunedì, aprile 5

 
Ho scommesso di tagliarmi il pizzo
Sto cercando un modo dignitoso per onorare la scommessa persa, sviando l'attenzione dal pizzo sul mio volto per portarla su un eventuale reggiseno di *pizzo* che indosserò per l'occasione. Ma mi sembra ancora peggio.
 

 

 
La mia traccia, per non scordare:
I Ragazzi sono in giro?
«Sono uno smemorato, lo sapete, no? Dimentico tutto: scadenze, appuntamenti, anniversari. Faccio fatica a ricordare i compleanni dei miei figli, a volte scambio i loro nomi con quelli di altri parenti.
Non ho memoria del mio passato: ricordo qualche dettaglio, momenti felici della mia infanzia, ma solo per un breve attimo. Poi il nulla. Ogni giorno mi si prospetta come un buon giorno e quello precedente è ancora migliore: la mia memoria filtra per me.
Se, come diceva il filosofo, la vita è davvero un pendolo che oscilla inesorabile tra la noia e il dolore toccando per un solo attimo la felicità, proprio lì, a meta strada, ebbene, la mia memoria mi aiuta a dimenticare i percorsi tristi, il passaggio tra noia e felicità e quello tra felicità e dolore, lasciandomi la sensazione che la vita sia tutta lì, in quel breve attimo di felicità perpetrato nel tempo, un tempo infinito, interrotto, come quello di un pendolo guasto, appunto.»
 

 

giovedì, aprile 1

 
Lezioni di Mitologia - Il Golfista a Milano (1)
La figura mitologica del Golfista a Milano è giunta fino a noi sia grazie alla tradizione orale, sia grazie a numerosi scritti alcuni dei quali risalenti addirittura alla seconda metà degli anni '70 del secolo scorso.
Diverse sono le pecularità attribuite al Golfista a Milano che via via vengono rilevate, alcune delle quali così marcatamente contrastanti tra loro da fare in modo che si creassero distinte scuole di pensiero nella mitologia moderna e che l'argomento divenisse tra i più controversi, tanto da dedicare una branca specifica dedicata alla materia dei tipi automobilisitici detta "mitologia antromotive".
Mi proverei a mettere un po' d'ordine, nel mio piccolo e nella maniera più divulgativa possibile, cominciando da quei pochissimi tratti che vengono condivisi dalle due principali scuole di pensiero milanesi, quella del Gratosoglio e quella del Buonarroti.
Aspetto e linguaggio del Golfista a Milano.
Il Golfista a Milano è costituito per la parte interna di essere umano e per la parte esterna di un esoscheletro di lamiera d'acciaio finemente lavorata, di fattura teutonica, con alcuni componenti prodotti in estremo oriente ma di cui il Golfista a Milano non deve essere avvertito in alcun modo (per approfondimenti, vedi anche: Psicologia del Golfista a Milano).
L'interfaccia con cui il Golfista a Milano comunica con il mondo, oltre a una plancia fatta di pulsantoni che nemmeno i giochi della Chicco, è il clacson.
Il Golfista a Milano lo utilizza in ogni frangente fin da quando esce dal box, magari per dire alla propria morosa che abita al ventesimo piano di portargli giù le Camel che ha scordato di sopra.
Fuorviante, qui e ora, approfondire la figura della donna del Golfista a Milano. Sottolineiamo, solamente, come un solo colpo di clacson le basti per comprendere discorsi che altrimenti sarebbero ben più articolati, tipo:
- ué, bella topona, che fai stasera?
- miiii, che cosce
e il già citato
- mi porti giù le Camel?
Il clacson, lo desumiamo da poche e semplici osservazioni, viene altresì utilizzato dal Golfista a Milano per misurare la distanza tra sé e gli altri automobilisti e per segnalare che lui è dietro e vuole e deve passare, proprio in quanto Golfista a Milano.
Il Golfista a Milano, una volta smesso l'esoscheletro, lo si riconosce facilmente.
Di fronte ai distributori automatici di sigarette è l'unico che urla PE-PEEEEET! per avere una stecca di Camel.
(continua...?)
Riferimenti utili: Abietto.
 

 

 
Thomas
Penso che chiunque leggesse il suo blog, abbia trattenuto il fiato per un bel po'.
 

 

 
Spunti interessanti...
Tequila cerca fondi per acquistare il biglietto per Bangkok. Motivo? Un massaggio al cioccolato.
ghiiiiiiiiiii....
 

 

 
Sullla manipolazione (in)volontaria
Dedicategli qualche minuto.
Poi, pensate a quante ne dovete avere lette di palle, nella vostra vita.
 

 

 
BLOGRODEO 1.0
mancano 50 giorni.
 

 

 
Non vede l'ora
Titti ha perso l'orologio. Fa bala l'oec. (via b.georg)