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darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

domenica, dicembre 19

 
E voi, come vi sentite?
Sempre a proposito di pubblicità stronze, sarò pignolo, ma fate caso allo spot Vodafone, quello natalizio. Non l'avete visto? Ve lo descrivo, è un ottimo spunto di riflessione.
Esterno notte: una cittadina addobbata a festa con luminarie intermittenti e alberi di Natale quasi ovunque, è testimone dello shopping di quella gran paraculo di Megan Gale. Tutti sono sorridenti e nessuno va di fretta. Tutti, immagino, hanno trovato parcheggio o, in pochi minuti, un mezzo pubblico sul quale sedersi comodamente per raggiungere le vie del centro. Un nonno, un bambino, ragazzi sparsi, si conoscono tutti.
L'atmosfera ricorda, per chi ne fu testimone, quella della Milano di metà anni '80 in cui in molti potevano disporre di un reddito che gli permetteva di fare regali futili o utili a quasi tutti i propri parenti e amici. E magari di comprarsi qualcosa per sé.
Confrontata all'attuale atmosfera natalizia di Milano, l'immagine è impietosa e sottolinea ancora di più quello che è in realtà il clima attuale vicino al Natale sì degli anni '80, ma polacco. Gente vestita pesante ma poco elegante scruta le vetrine ben sapendo, ancora prima di avvicinarcisi, che non potrà acquistare un bel nulla. Qualcuno osa e fa lo sborone perché Natale è Natale, ma la pagherà in seguito. Altri vagano per i centri comerciali senza acquistare nulla perché sono ormai incapaci di immaginare una meta alternativa di maggiore stimolo intellettivo.
Megane, dicevo, sorride e, lo capiamo, acquista e, ovviamente, ha un cellulare attaccato all'orecchio. Vaga sorridente per le vie e incrocia un amico che la saluta passando. Lei è al telefono. Poi incontra altra gente e la saluta. Sempre sta attaccata al telefono. Infine si avvicina a una bambina, si abbassa per abbracciarla e le sorride. Sempre al telefono.
Ora. Capisco che il termine teledipendente negli spot di Tre possa avere un'accezione goliardica. Capisco anche che il jingle dello spot del SuperMag, per amore di rima, abbia sdoganato la parola figata come un comune aggettivo qualificativo ("...che figata la barretta filettata!" avete presente, no?).
Ma posso dire di come mi sento vedendo una che sta tutto il tempo attaccata al telefono, senza il minimo senso dell'educazione per chi non aveva la minima intenzione di avvicinarla ma che si è visto avvicinare da una che imperterrita gli parla mentre si intrattiene con qualcun altro al telefono?
Posso dire come mi sento?
Mi sento migliore.
E anche contento che non esista solo negli spot, gente simile. Proprio perché senza alcuna fatica, solo sposando dei basilari principi di educazione, io ne esco migliore. Potrei scorreggiare a tavola, ruttare in faccia ai miei commensali e ancora avrei punti da dare a Megane in quanto a galateo, perché rutti e scorregge sono fenomeni quasi incontrollabili del nostro corpo.
Mi diceva Pecio, quando stavamo fuori dal bar a fianco della compagnia dei tossici che era giusto che ci fossero anche loro "perché se no saremo noi gli ultimi".
Non voglio dire che chi usa Vodafone si debba sentire cafone come la Megane, per fortuna l'immedesimazione nel testimonial è cosa rara. Ma chiedo un favore: alla prossima telefonata che fate al centro assistenza Vodafone, potete iniziare la chiacchierata con un sonoro ruttone? Giusto per far capire loro che avete capito il messaggio.
 
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