RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

mercoledì, ottobre 27

 
Era un musical.
Ieri ho assistito all'anteprima di Cantando sotto la pioggia, messo in scena dalla Compagnia della Rancia nel tendone del Teatro della Luna di Assago.
Memore della grandiosità delle scene e delle luci di Pinocchio, con ancora nella testa i refrain di Sette spose per sette fratelli, mi dicevo che stavolta, porca vacca, doveva essere roba forte.
Appena entrato, a luci ancora accese, mi proponevo di farne una recensione colta, di quelle che argomentano come si conviene il successo o l'insuccesso di una rappresentazione di un classico del musical.
Ma stamattina, una volta giunto in ufficio, mi sono detto che è meglio raccontarla per come l'ho vissuta e così farò.
Allora: dieci minuti dopo l'inizio volevo alzarmi e dire a tutto il pubblico che no, non c'era da allarmarsi e che poteva rimanere seduto, che io avevo già visto all'opera quella compagnia e che sicuramente entro poco quel tendone di mediocrità scenica sarebbe stato squarciato dal solito incontenibile vorticare di risorse e professionalità tipica di quella Compagnia.
Ma passati altri 5 minuti, l'applauso gelido che in buona parte si è levato dall'area vip, ovvero dagli amici di chi stava sul palco (cfr. Paolo Limiti, ex di Justine Mattera, l'unica che si sia salvata dal naufragio), quell'applauso svogliato, dicevo, ha marchiato a fuoco l'intera serata.
Poco prima della fine del primo atto voci e bisbiglii si levavano sia dalla piccionaia, sia dalla platea, indicando come meta del secondo atto l'Autogrill del Forum di Assago e solo la pioggia incessante che si segnalava col tambureggiare sordo sul tendone ha scoraggiato la fuga.
Il secondo atto è andato meglio, forse perché è durato meno, forse perché in un'ascesi quasi mistica sai che è un castigo che ti meriti prima della fine, reo di aver sprecato una serata libera con tua moglie, serata che avresti potuto consumare altrimenti.
Sia chiaro, non è che sia proprio una porcheria, ma se vogliamo fare dei paragoni illustri, al teatro dell'Oratorio San Barnaba nel 1981 diedero una versione di Hair che ci si spellò le mani da tanto che era venuta bene. Per giunta gratis.
Ecco, questo è quello che direi agli amici, senza dire di un Paganini che ancora (e forse mai) ha trovato la voce per cantare, di un'orchestra inesistente (non c'era proprio), di singoli artisti comunque bravi e di sceneggiatori che hanno scordato che a vedere un musical ci si va per sognare e non per indagare l'antefatto dell'antefatto dell'antefatto del sogno stesso. Un intero primo atto in attesa di un musical che è arrivato solo nel secondo atto però compresso e messo in scena in maniera comprensibilmente eccessiva e disarticolata (lo comprendo, nel senso che se devi fare tutto nel secondo tempo, poi è un problema tirarla per le lunghe).
Insomma, ieri ci si è andati perché era un invito. Sconsiglio, quindi, di fare altrimenti, ovvero di pagare 40 e fischia euro per vederlo.
P.S. Al limite potete scaricare la suoneria di "Cantando sotto la pioggia", cliccando qui!.
 
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