Se potessi postare con il pensiero (già pensato, già scritto mille volte, ma non si è mai realizzato). Se il mio pezzo sui genocidi l'avessi mai terminato. Se potessi ricopiare quel libro e renderlo pubblico. Se le rime che mi si formano in testa, magari mentre vivo, magari mentre scrivo, magari mentre palpo mia moglie, le ritrovassi qui a ogni mia nuova visita. Se avessi un block-notes collegato con i miei pensieri.
Se avessi, in alternativa sei mani: con due vivrei la vita, con due scriverei, con altre due palperei mia moglie. Se potessi scrivere in un lampo la mia vita, la mia esperienza, i miei segreti, i miei piccoli pensieri. Guardando te, guardando loro, inciampando o mordendo un panino, potrei immagazzinare la mia esistenza e sperare che quando non ci sarò più qualcuno potrà replicarmi solo premendo play, me e i miei pensieri e le mie espressioni e gli odori per tutto il tempo che vorrà.
Capitolo 1
Si svegliò con la morte addosso, fece una doccia e prese un caffé al bar sotto casa. Il barista, solitamente gentile, porgendole la tazzina le fece bruscamente notare la morte addosso e lei rispose non posso farci niente, mi sono lavata e questo che bevo è già il secondo caffé, cos'altro posso fare?
Imbarazzato, il barista si voltò senza dire nulla come fa il lavandaio di fronte alla macchia di ruggine. Sbatté lo strofinaccio sul bancone -splaf! splaf!-, il motivo non lo sapeva, ma lo facevano tutti i baristi nei film anni '70 e lui non era certo da meno quel lunedì mattina: troppe mosche, sempre troppe mosche in quel bar e parevano pure moltiplicarsi ad ogni nuovo tentativo di debellarle. Lei lasciò un euro alla cassa e venne espulsa dal locale, indossando l'afa milanese come fosse uno Chanel anni '50.
Una parentesi la merita il barista. Uomo ligio e timoroso di Dio, Fernando, questo il suo nome, appena undicenne valutò i vantaggi versus impegno nell'affrontare una vita di preghiera in cui questa non fosse solo ascolto ma anche desiderio.
Fu così che passarono decenni dalla quella sua prima preghiera, la stessa che poi avrebbe ripetuto immutata ogni giorno più volte al giorno fino a farne litania esistenziale. La richiesta: acquisire il dono dell'ubiquità. Il suo Dio, passato che fu quel periodo, per Lui bruscolini, per l'altro una vita, valutò positiva la scelta che fece all'inizio dei tempi di dare un termine alla storia personale di ogni essere umano. Fernando vivrà, pregherà della stessa speranza, questo è concesso ma, Io lo voglia, morirà. Nel dubbio divino che l'eventualità contraria possa sempre verificarsi, però, l'Altissimo stimò di avverare il desiderio del mortale questuante e lo trasformò in un barista stracciomunito in un bar pieno di mosche noiose: servire i clienti dietro il bancone e contemporaneamente scacciare le mosche sopra il flipper con uno strofinaccio era condizione necessaria e allo stesso tempo impietosa conseguenza del suo stesso esistere.
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