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mercoledì, luglio 28
Le cose non succedono per caso
Agosto, doveva essere il 19, l'anno di sicuro il 1985, casa dai miei libera e gli amici quasi tutti partiti per le vacanze tranne due, uno dei quali aveva deciso che l'altra doveva diventare la sua ragazza, quell'estate. Ricordo Baglioni che cantava Notte di Note e la voce di lei che implorava di spegnere lo stereo: era venuta da me per il pranzo e aspettavamo che l'altro citofonasse per il solito pomeriggio a zonzo nelle vie assolate di Milano: tapparelle giù e chiacchiere e silenzi come solo quando hai quindici anni o sei innamorato sai sostenere. Di preciso non ricordo come successe, ricordo che ci fissammo negli occhi per lungo tempo e che poi ci ritrovammo avvinghiati sul grande sofà di pelle che ci accolse come fosse un rifugio. Ricordo labbra morbide e umide al punto giusto. Non avevo mai baciato una ragazza e nel giro di 10 minuti rimanemmo in mutande. Il citofono trillò una volta, non sentito, due volte, ignorato, poi tre, quattro. Alla quinta pensai, baciandola, che alla sesta avrei risposto ma rimandai alla settima. Che non arrivò: seguirono così cinque ore di baci ininterrotti, forse dovevo recuperare sugli amici che millantavano due anni di baci e anche altro, forse semplicemente si fermò il tempo. Fino ad oggi, direi, figlio più, figlio meno. (E tu, ricordi il tuo primo bacio?)
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