RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

lunedì, giugno 21

 
Se mi leggi
Se mi leggi è perché, probabilmente, te la passi bene: hai la vista, che non è poco, hai le mani per digitare un url e la fortuna di avere frequentato una scuola. E comunque sai leggere.
In più, hai un pc davanti a te, hai accesso alla Rete e quindi, in potenza, a una mole di informazioni e di dati la più vasta possibile e mai realizzatasi nella storia dell'umanità.
E allora, perché mi leggi, con tutto il meglio c'è in giro?
Probabilmente, lo fai per gli stessi motivi per cui io leggo te: per curiosità, interesse o per altri motivi che ancora ignoro, magari per trovare spunti anche di vita da condividere o da raccontare ad un amico, a un'amore o ai tuoi figli, se ne hai.

"assomigli sì a un giocoliere che butta verso il cielo le idee e poi le fa girare. però sei un giocoliere particolare: butti al cielo e lasci in balia delle correnti ascensionali e dei vortici d'aria. confidi proprio nell'aria che gira e che respira. e ogni tanto poi torni ad aprire la mano proprio quando magicamente uno degli oggetti del tuo lancio iniziale sta ritornando a te, trasformato dal viaggio e dal vento, e dalle altre mani che lo hanno rilanciato, e tu allora lo accogli e lo ribalti di nuovo verso il cielo, immancabilmente imprimendogli una rotazione differente, tanto per scombinare le traiettorie che così lo porteranno a infrangere nuovi orizzonti e a solleticare nuove mani. e nel contempo pattini, sorridi, ti incazzi, lavori e ami. ogni tanto qualcuno degli oggetti volanti casca per terra e si rompe. vabbè. fa parte del gioco. e può essere che i pezzi a terra mettano radici in cespugli di rose rampicanti o in allevamenti di lombrichi. o che attirino l'attenzione di una principessina bionda che li userà come monili. o che finiscano nelle mani di un folletto indagatore che li farà volare di nuovo, diversi ma uguali, di padre in figlio."

Si chiama open source del vivere quotidiano, le mie, le tue parole, i miei, i tuoi, i loro gesti.
È vero, ci si moltiplica vivendo negli altri, degli altri, e sarebbe triste non avere anche questa fortuna (e scusami se ogni tanto violo l'intimità).
Così, allo stesso modo Eva, Fraps e io, del tutto incapaci a costruire un soppalco e a controsoffittare una scala alta quasi sei metri, lo stiamo facendo, pezzo dopo pezzo. Talvolta qualcosa va storto, è vero, ma si impara e si ripara quasi tutto, per noi che ci ostiniamo a vivere non da soli, non in coppia, ma nella moltitudine.
E mi fa sorridere pensare che a Beatrice, oggi ancora piccola, tra qualche anno sembrerà che la casa sia sempre stata così: un camino rosa, un soffitto basso e quell'enorme vano sospeso che ci entra tutta una mamma per il lungo.
Ma è l'essenza delle cose che rimane, nonostante i mutamenti: casa nostra conterrà per sempre questi fine settimana, il mio sudore dai gomiti, le foto di fraps, la birra di Ricky al momento giusto, la 'versatilità' di Eva e le viti spanate come la mia cocciutaggine.

Di fronte a casa dei miei, qualche anno fa, demolirono la cascina dove di sabato mio padre, mia sorella e io andavamo a prendere le uova fresche: in poco tempo costruirono palazzi, supermercati e parcheggi e oggi di quella realtà rurale rimane solo un albero di magnolia che ai tempi vantava una fronda strepitosa e che per la sua salvezza gli abitanti del quartiere firmarono una petizione che raccolse moltissime firme.
Eppure, quando guardo quell'area ormai del tutto cementificata, in trasparenza come su di un foglio di astralon vedo chiaramente campi coltivati e vecchie costruzioni di mattoni, vedo due grossi cani legati alla catena, strade polverose che portavano chissà dove e un cartoccio di carta di giornale ripiegato ad arte da tenere tra le mani, con attenzione, che le uova si possono rompere.
 
Commenti:

Posta un commento





<< Home page