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mercoledì, marzo 17
Un po' di me (Mr. Sintesi colpisce ancora)
Quando parlo del mio lavoro, posso affermare con un sorrisino di fare ciò che mi piace. Non dico quello che più mi piace, ma quanto di più vicino a quello che vorrei fare. Lo posso dire, forse, perché, diciamocelo, è dal 1987 che non faccio lo stesso lavoro per più di due anni. Ho iniziato facendo il pinella a un decoratore, un bravo decoratore, imparando a filettare, fare finti marmi, decorare con oro in foglia, disegnare sui muri. Poi, non so che cosa mi è preso, ho voluto imparare a fare decori in gesso, per un anno. Finché, un bel giorno, tutta colpa di mia sorella che mi regalò un libro che mi aprì gli occhi, andai dal mio boss, il Carluccio, e gli dissi: "Uè Carlètt, mi voeri tornàa a studiàa". Lui mi guardò da dietro il suo bicchierone pieno di ghiaccio e bonarda e mi disse, in dialetto: "te fè ben,mi sun vech, smeti anca mi"(*). Così sono tornato a scuola, mi sono diplomato (decorando, ogni tanto, qualche soffitto qua e là per pagarmi gli studi) e mi sono iscritto a Lettere Moderne. Ma siccome figlio di Rockfeller non sono, mi sono trovato un posto di lavoro in una redazione del gruppo Class, lavorando la sera. Da lì, dopo pochi mesi, scappai in uno studio grafico a disegnare cartine stradali, poi cominciai a fare l'istruttore nelle aziende per conto di una società di non so bene cosa, ma che pagava con regolarità e pure bene. Il tempo per gli studi sparì non so dove e così mollai l'università ripromettendomi, con ironica precisione, di riprendere più tardi l'Università per la terza età. Da lì in poi cambiai una qualche decina di posti di lavoro tra case editrici, agenzie, gestii perfino un locale serale per qualche mese e via cantando. Questo fino a due anni fa, quando un paio dipersone mi proposero di aprire un'agenzia che fatturò a gonfie vele per un anno. Realizzavamo cataloghi, pubblicità, packaging, materiali per il punto vendita. Io ero l'art director, seguivo parte della creatività dei testi (la copy), creavo i visual per i fotografi e via cantando. Poi tutto finì, poco importa come. Ma fu improvviso. Passati che sono più di sei mesi, ancora continuo ad affermare che sì, dai, in fondo mi piace ciò che faccio, anche se talvolta mi viene la tentazione di riprendere spatoline, righe e legnole e andare a bussare presso una di quelle ville e dire: "Salve, si ricorda? Quel soffitto glielo feci io più di dieci anni fa. Serve qualcosa?". Uh, come ci penso, ogni tanto. Ma non lo farò, mi conosco. Non riuscirei a stare lontano da ambienti stimolanti per la testa come solo agenzie e redazioni sanno essere, lasciandoti anche un discreto margine di tempo per postare e commentare (ultimamente meno, ma va a cicli). Certo, farei quel lavoro manuale che tanto mi manca e che compenso costruendo camini per casa, decorandoli e brigandomi in ogni altra diavoleria ci venga in testa. Ma a sera, quando sarò sceso dal trabattello, il collo ritorto, le mani doloranti per il poco moto, guarderei l'opera della giornata e, oltre al mio giudizio, probabilmente cercherei, in basso a destra, il link ai commenti. Ebbene, allora posso davvero dire di fare il lavoro che più mi si confà? Non lo so, perché quando leggo il blog di McDuff un po' m'incazzo. Premetto che ciò che ha scritto qui va letto al volo, però, chissà perché, ogni volta che lo leggo, Mcduff fa vacillare in me la convinzione di fare un lavoro tutto sommato divertente, creativo e vario. Ma chi è McDuff e perché tanta amichevole invidia? Alcuni pensano che sia un agente segreto travestito da motocilista, altri un generale della Marina Britannica in licenza, altri ancora un cacciatore di cinghiali che si diverte a postare dal SudAfrica. Io, purtroppo, non posso svelarvi la sua vera identità. Quello che so, però, è che è lui a fare il lavoro più paraculo che si conosca, subito dopo l'assaggiatore di cioccolata per la Lindt e alla pari con il collaudatore di profilatici. Dovete sapere, infatti, che McDuff, pensate, va in giro, PAGATO!, a sprimacciare cuscini nei più begli alberghi del mondo. Scherzi a parte. tra una sprimacciata e l'altra, comunque consumata in solitaria (così afferma, ma credo che lo dica per non farci montare la bile), talvolta ci regala pensieri di una delicatezza inaudita, senza nemmeno cercare il link ai commenti. (*)detta dal Papa farebbe altro effetto.
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