Certe notti.
La bambina lo osservò a lungo, come se fosse sulla soglia di un tunnel la cui luce consisteva di nebbia e lampioni e sirene newyorchesi dissolte dall'umidità estiva. Quella figura esile e immatura trovava la sua naturale continuazione nell'orsacchiotto di peluche sgonfiato dagli anni che le pendeva da una mano.
Boccoli biondi, occhi grandi, il suo viso tradiva paura di ombre allungate.
Era notte.
ll padre, occhi di sua figlia e pigiama scuro, valutò l'attimo.
Dietro di lui un'agente della polizia, sua moglie, in astinenza da sonno.
Sopra, il potapota di un elicottero nero opaco: il ventilatore. L'immagine che si fece spazio nella sua mente ricordava in qualche modo la locandina di Apocalypse Now, ma con filtro->disturbo = 400%.
Risoluto, prese in braccio la piccola e la riaddormentò con una fiatata al carciofo in pinzimonio.
L'agente si congedò da loro con una smorfia che poteva sembrare un sorriso e fece roteare il biberon prima di riporlo nella fondina.
Di quella notte non rimasero che pochi miagolii di gatto in calore e la sagoma di un uomo in pigiama scolpita dalla luce del frigor.
Posta un commento