RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

martedì, dicembre 23

 
Quest'anno
Ho avuto molto. Auguri a tutti e buone feste. Ci si legge nel 2004! :)
 

 

venerdì, dicembre 19

 
Presidente Operaio
Il solidale sindacalismo di Berlusconi è davvero commovente.
Se non è satira questa.
 

 

mercoledì, dicembre 17

 
Etico Gigi
Dal sito dell'uomo capace di spaccare i bit in 4 (utile la sezione dedicata a Java in cui rende disponibili librerie e altri ammennicoli), scopro il link al manifesto etico.
Non so se preoccuparmi del fatto che cose del genere richiedano un manifesto, oggi come oggi. E neppure se aderire.
 

 

martedì, dicembre 16

 
Anniversario
Il caso Pinelli.
 

 

lunedì, dicembre 15

 
The Others - Una famiglia in delirio
Le prime volte che Mario si è presentato a casa nostra non ci abbiamo fatto molto caso, capita spesso di avere con noi gli amici di Beatrice e Samuele. Ma direi che questo ora esagera.
Mario ha tre anni, due cagnoloni e dopo nemmeno un mese di frequentazione non c'è modo di liberarsi di lui. Quando usciamo insieme a Beatrice, lui rimane in cameretta ad aspettarla. Dei suoi due cagnoloni non ci occupiamo un granché e per Beatrice è del tutto normale che Mario stia con lei a giocare e non con la sua mamma.
Mario è uno che nonostante la giovane età ha girato il mondo prima di incontrare nostra figlia: le racconta un sacco di cose, alcune vere altre di totale fantasia, in fondo è un bambino. Di preciso non sappiamo bene se sia sempre presente o se si faccia vivo solo a tratti nell'arco della giornata.
Quando Beatrice racconta di lui, Samuele ci fa l'occhiolino e bisbigliando ridacchia "Ancora Mario! Ma non esiste, è solo nel suo cervello!", ma lo fa senza farsi sentire da sua sorella perché grande è il rispetto per questa buffa amicizia che è ormai compagnia quotidiana; non passa giorno, infatti, che Beatrice non ci racconti qualcosa di lui: "Malio ha fatto quetto... Malio ha plovato a saltale sul letto" ecc.
Da parte nostra nessuna preoccupazione: conversiamo con lei come se Mario fosse reale. E lei, tutta contenta del suo amichetto immaginario, volta i tacchi e se ne va. Mario, in definitiva, è una presenza bene accetta in casa Rilletti, nuova succursale dell'ex-Paolo Pini. Beatrice se lo è coltivato piano piano e, almeno per ora, non pretende neppure che si apparecchi tavola anche per lui.
Ma Mario non è solo. Dice Eva che la piccola, ultimamente, scende dalla sua stanzetta tutta incazzata e sbotta, mani sui fianchi e sguardo torvo, che "di sopla c'è una bambina che mi luba tutti i giochi". Fantasie, penso io. Ma lei insiste senza alcuna pretesa di essere creduta e se ne lamenta come se fosse una reale e dispettosa compagna di giochi: quella bambina, peraltro senza nome, c'è e le tocca i giocattoli. "Insoppoltabile!", dice sbuffando e se ne torna di sopra smoccolando come un alpino "... ola le tilo una pugnazzo sul naso!".
Stando in cucina la sentiamo ciacolare tramite l'interfono, certamente Beatrice ha il suo daffare per intrattenere gli ospiti. E quando entriamo in stanza, si zittisce e gonfia le guance come se Mario e quella bambina invadente ordinassero 'l'acqua in bocca'. Così improvvisa un gioco solitario e ci cura con occhi inquisitori.
 

 

giovedì, dicembre 11

 

tra quanto sarò una persona diversa
tra paure e divertimenti
tra cieli bassi e freddo
giorni che scivolano via,
tra poco sarà già estate, e farà caldo,
cambieremo di nuovo
e di nuovo rimarremo gli stessi
farà caldo
e non aspetteremo il freddo,
l'estate rimarrà stampata
indelebile
sulla pelle
Blotite Acuta
 

 

giovedì, dicembre 4

 
Va a saperlo...
Ma perché mi guardate? Perché mi fissate? Sono sul treno, seduta, struccata, capelli arruffati, infagottata, anonima e voi uomini mi guardate, quasi sempre. Cosa vedete? Cosa vi attira?
Sai, Occhivispi, al momento ho azzardato una risposta scontata: sarai o molto brutta o bella assai, così tanto che uno ti fissa per tenerti a mente e descriverti più tardi, ad esempio, su un blog.
Poi, invece, ho pensato che io faccio parte della categoria di persone che, sebbene solo di rado, vanno in fissa su qualcosa. Potrebbe essere su un'obliteratrice di un tram, piuttosto che su una campana per la raccolta differenziata del vetro oppure su una persona, uomo, bimba, bimbo o donna indifferentemente.

Ma non faccio grandi cose, non mi agito, non parlo, non smanetto il cellulare, guardo fuori dal finestrino, leggo un libro, scrivo su di un blocchetto, potrebbe essere anche la lista della spesa, volete vedere? Siete curiosi?
In realtà di ciò che combina la mia obliteratrice non mi importa molto. Più spesso mi sorprendo a guardare così tanto una cosa o una persona così come mi capita di ripetermi a noia una stessa parola, ad esempio 'pettine' (provate anche voi: pettine, pettine, pettine, pettine, pettine, pettine pettine, pettine), tanto a lungo da svuotarla di senso e avere tra le mani, mentalmente, una semplice forma, un significante allo stato puro.

Eppure ogni tanto vi sbircio di sfuggita e voi siete ancora li che mi guardate, l?espressione indecifrabile
In realtà quando mi cogli con l'espressione indecifrabile sono passato all'ultima fase, quella in cui non ti sto guardando ma ti sto passando attraverso. 'Pettine' ormai per me è solo una sequenza di segni facente parte di un passato assai remoto e alfabetizzato e tu sei solo un punto sul quale inchiodare i bulbi oculari per non farli sbalzellare in giro per l'orbita. La mia mente, invece, è già altrove, chissà su quale pianeta o dietro quale ragionamento. Spesso sono così annegato in altra realtà che mi coglie l'impulso di parlare ad alta voce, nel senso che magari mi sto immaginando scene di dialoghi che dovrò sostenere durante la giornata (presentazioni di lavoro o discussioni di altro genere) e che mi figuro con tale foga da concretizzarli lì in quel preciso momento.
Fortuna e presenza di spirito vogliono che io riesca a fermarmi prima.

Cosa vedete che io non vedo?
E' lì che mi disimbambolo e scopro di aver fissato per mezz'ora la zona inguinale del tamarro da 120kg in pelle nera che mi sta di fronte sull'autobus, tamarro che ovviamente si dimostra offeso nella sua virilità e al quale io non resto a dare inutili spiegazioni visto che lui mostra segno di volermele dare...
Un giorno accadde anche che ero in piedi sul tram numero 15 e che per chissà quante fermate cantai tra me e me Mrs Robinson tenendone il tempo con il piede destro, continuando così a dare involontarie e leggere ginocchiate sulla gamba di Arianna, una ragazza che abitava nel mio quartiere e che stava seduta davanti a me e che, visto lo sgambettamento, pensò che fossi lì per romperle le palle. Si alzò, mi guardò male stringendo a sé la borsetta e se ne andò più in là. Io ci rimasi di sasso perché lì per lì non compresi la situazione ma poi feci spallucce poiché in fondo si era liberato un posto a sedere. Poco male se ci feci la figura del matto, con tutti i pazzi che fanno la figura dei sani.
 

 

 
A questo serve leggere,
a vivere qualcosa e non saperlo descrivere senza per questo sentirsi inadeguati o allucinati sognatori di una vita che pare perfetta.
Come un tramonto africano, lo sguardo di chi ci ama risveglia dolcezza e prepara una sorta di amniotica sospensione della coscienza. A questo siamo sospinti sempre e solo da un fiducioso abbandono. E di questo siamo grati agli occhi nei quali naufragano le nostre difese. Penso sia cosi' che nascono e si alimentano gli amori duraturi: attraverso questo scambio docile e setoso tra lo spettacolo d?una meraviglia al di fuori di noi e lo stato di grazia che in noi esso genera invariabilmente
 

 

martedì, dicembre 2

 
Strade
Ci sono strade che le riconosci per l'odore dell'asfalto, come via Laghetto, la via del nulla, la via di quando a 18 anni vai a zonzo per la città e, magari innamorato, magari ubriaco ci ritorni non sai come ed ogni volta è un incanto per il nulla che ti trasmette, per la sensazione di pace di cui ti investe.
La prima volta che ci passai ero già innamorato di Eva ed ero insieme a Paolo, un compagno di classe esile, introverso e pieno di complessi con il quale avevo un buon feeling. Avevamo fatto sega a scuola e, una Ceres a testa, vagheggiavamo su quanto doveva essere bello abitare in una di quelle vecchie case che da fuori riflettevano la tranquilla ricchezza che noi potevamo solo immaginare.
Così, naso al cielo, barcollavamo guardando tra le cimase e sperando in un cielo ancora più azzurro per andare al parco Sempione. In realtà Paolo guardava me ma io non me ne accorgevo, troppa birra per Paolo, troppo azzurro per me quella mattina.
Fu Luca, giorni dopo, a chiedermi maliziosamente come mai Paolo se ne stesse sempre appiccicato a me cercando il contatto, le occasioni per isolarci. Io mi risposi che probabilmente lui era un po' come me allora e come sono spesso gli adolescenti, esclusivi e morbosi nelle amicizie.
Ma verso la fine dell'anno in mezzo a uno spogliatoio deserto chiesi a Paolo se era omosessuale: mi fece un sorriso di quelli grandi così, liberatorio, immagino. Mi disse di non dirlo a nessuno, che preferiva così. Mi disse anche che gli piacevo ma che sapeva che il sentimento non era ricambiato e, quindi, di non preoccuparmi, che avrebbe solo giocato di tanto in tanto. La confidenza fu apprezzata e tra me e lui nulla cambiò, se non in meglio.
Finì la scuola e persi di vista Luca, Paolo e pure Remo, un simpatico ragazzone di Liverpool al quale regalai in segno di stima il mio unico paio di polacchini Timberland.
Pochi anni dopo mi ritrovai ancora a passare per via Laghetto abbracciato a Eva e chissà perchè pure a lei piacque quell'inutile strada. Proseguimmo fino a Corso Vittorio Emanuele e nella fauna che popola il corso al sabato pomeriggio notammo un trio colorato e chiassoso: un ragazzo con cresta verde-gialla e con un vestito nero aderente stava vendendo biancheria intima sexy ai passanti. Era Paolo, in mezzo a un travestito e a una ragazza vestita in maniera molto originale per quei tempi.
il trio ci venne incontro e Paolo fece segno di avermi riconosciuto senza svelarlo alla sua e alla mia compagnia. Cominciò a propormi della biancheria stranissima e io sicuramente arrossii, Eva era divertita. Guardammo per qualche minuto il loro campionario e poi ci salutammo, ognuno per la sua via.
Mi voltai subito dopo a guardare Paolo e pure lui si voltò. Mi fece l'occhiolino e io gli sorrisi, quasi un segno di approvazione reciproca per ciò che eravamo diventati a distanza di pochi anni, il riconoscimento di un azzurro finalmente condiviso.
 

 

 
L'Enigmista
Individuate e scrivete nei commenti la differenza tra:
1- un 'soldato' che da un elicottero spara un missile contro la popolazione inerme e un 'terrorista' che si fa saltare su un autobus pieno di gente innocente. Divisa a parte, intendo;
2- la moglie di un soldato che va ogni giorno con i figli da MCDonald e la moglie di un soldato che rischia di morire ogni giorno sotto un bombardamento.
3- un soldato che per soldi occupa un paese straniero con il suo esercito e un guerrigliero che in forza di un ideale cerca di cacciare lo straniero con i mezzi a sua disposizione. Sempre divisa a parte.