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RILLO BLOG darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido |
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martedì, dicembre 23
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venerdì, dicembre 19
Presidente Operaio
Il solidale sindacalismo di Berlusconi è davvero commovente. Se non è satira questa.
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mercoledì, dicembre 17
Etico Gigi
Dal sito dell'uomo capace di spaccare i bit in 4 (utile la sezione dedicata a Java in cui rende disponibili librerie e altri ammennicoli), scopro il link al manifesto etico. Non so se preoccuparmi del fatto che cose del genere richiedano un manifesto, oggi come oggi. E neppure se aderire.
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martedì, dicembre 16
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giovedì, dicembre 11 tra quanto sarò una persona diversa tra paure e divertimenti tra cieli bassi e freddo giorni che scivolano via, tra poco sarà già estate, e farà caldo, cambieremo di nuovo e di nuovo rimarremo gli stessi farà caldo e non aspetteremo il freddo, l'estate rimarrà stampata indelebile sulla pelle Blotite Acuta
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giovedì, dicembre 4
Va a saperlo...
Ma perché mi guardate? Perché mi fissate? Sono sul treno, seduta, struccata, capelli arruffati, infagottata, anonima e voi uomini mi guardate, quasi sempre. Cosa vedete? Cosa vi attira? Sai, Occhivispi, al momento ho azzardato una risposta scontata: sarai o molto brutta o bella assai, così tanto che uno ti fissa per tenerti a mente e descriverti più tardi, ad esempio, su un blog. Poi, invece, ho pensato che io faccio parte della categoria di persone che, sebbene solo di rado, vanno in fissa su qualcosa. Potrebbe essere su un'obliteratrice di un tram, piuttosto che su una campana per la raccolta differenziata del vetro oppure su una persona, uomo, bimba, bimbo o donna indifferentemente. Ma non faccio grandi cose, non mi agito, non parlo, non smanetto il cellulare, guardo fuori dal finestrino, leggo un libro, scrivo su di un blocchetto, potrebbe essere anche la lista della spesa, volete vedere? Siete curiosi? In realtà di ciò che combina la mia obliteratrice non mi importa molto. Più spesso mi sorprendo a guardare così tanto una cosa o una persona così come mi capita di ripetermi a noia una stessa parola, ad esempio 'pettine' (provate anche voi: pettine, pettine, pettine, pettine, pettine, pettine pettine, pettine), tanto a lungo da svuotarla di senso e avere tra le mani, mentalmente, una semplice forma, un significante allo stato puro. Eppure ogni tanto vi sbircio di sfuggita e voi siete ancora li che mi guardate, l?espressione indecifrabile In realtà quando mi cogli con l'espressione indecifrabile sono passato all'ultima fase, quella in cui non ti sto guardando ma ti sto passando attraverso. 'Pettine' ormai per me è solo una sequenza di segni facente parte di un passato assai remoto e alfabetizzato e tu sei solo un punto sul quale inchiodare i bulbi oculari per non farli sbalzellare in giro per l'orbita. La mia mente, invece, è già altrove, chissà su quale pianeta o dietro quale ragionamento. Spesso sono così annegato in altra realtà che mi coglie l'impulso di parlare ad alta voce, nel senso che magari mi sto immaginando scene di dialoghi che dovrò sostenere durante la giornata (presentazioni di lavoro o discussioni di altro genere) e che mi figuro con tale foga da concretizzarli lì in quel preciso momento. Fortuna e presenza di spirito vogliono che io riesca a fermarmi prima. Cosa vedete che io non vedo? E' lì che mi disimbambolo e scopro di aver fissato per mezz'ora la zona inguinale del tamarro da 120kg in pelle nera che mi sta di fronte sull'autobus, tamarro che ovviamente si dimostra offeso nella sua virilità e al quale io non resto a dare inutili spiegazioni visto che lui mostra segno di volermele dare... Un giorno accadde anche che ero in piedi sul tram numero 15 e che per chissà quante fermate cantai tra me e me Mrs Robinson tenendone il tempo con il piede destro, continuando così a dare involontarie e leggere ginocchiate sulla gamba di Arianna, una ragazza che abitava nel mio quartiere e che stava seduta davanti a me e che, visto lo sgambettamento, pensò che fossi lì per romperle le palle. Si alzò, mi guardò male stringendo a sé la borsetta e se ne andò più in là. Io ci rimasi di sasso perché lì per lì non compresi la situazione ma poi feci spallucce poiché in fondo si era liberato un posto a sedere. Poco male se ci feci la figura del matto, con tutti i pazzi che fanno la figura dei sani.
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A questo serve leggere,
a vivere qualcosa e non saperlo descrivere senza per questo sentirsi inadeguati o allucinati sognatori di una vita che pare perfetta. Come un tramonto africano, lo sguardo di chi ci ama risveglia dolcezza e prepara una sorta di amniotica sospensione della coscienza. A questo siamo sospinti sempre e solo da un fiducioso abbandono. E di questo siamo grati agli occhi nei quali naufragano le nostre difese. Penso sia cosi' che nascono e si alimentano gli amori duraturi: attraverso questo scambio docile e setoso tra lo spettacolo d?una meraviglia al di fuori di noi e lo stato di grazia che in noi esso genera invariabilmente
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