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martedì, novembre 25
"Dì qualcosa di sionista!"
Povero Fini. Approda in Israele dopo innumerevoli pressioni da parte del suo entourage e della Santa Sede. Affronta una dura tappa del suo cammino purificatore. Rischia uno strappo mica da ridere con una parte della sua base. Si inchina sugli altari, indossa la kippà. Si lascia andare a dichiarazioni che immagino sincere e che mi auguro che ogni persona dotata di cervello, acceso o spento, sostenga. Ma non basta, cazzo non basta. Dopo essere riuscito a sdoganare quello che fino a qualche decennio fa era un partito di ispirazione fascista e figlio dei "valori" della Repubblica Sociale, dopo essersi affiancato a Berlusconi e aver goduto del fatto che di fianco a questo anche Goebbels figurerebbe un democratico angioletto, l'onorevole Gianfranco non riesce a far passare la nuova immagine del proprio partito in Israele e, vera mira, nella Roma ebraica, chiavistello per ottenere quei consensi che d'incanto si trasformerebbero in denaro per la prossima campagna e nella possibilità di trasformare, finalmente, AN in un partito di destra internazionalizzabile e credibile considerato anche che, al di fuori dei nostri confini, Forza Italia appare a molti come un "circolo di berlusconini", troppo simile ai tanti club di Cioé e dell'Esselunga, perciò degno di attenzione per il volume di elettori che muove, ma non certo per i contenuti ideologici insesistenti. Non basta, quindi. Fini deve essere più contrito, più costernato. Deve avere più cordoglio. Meglio sarebbe se si convertisse all'ebraismo, sempre che abbia un Dio. E se non lo avesse, che se ne procuri uno immediatamente. Meglio ancora sarebbero state alcune lacrime di sincera passione ma per queste ci sarà tempo. E un teatrino nostrano, a ben pensarci, sarebbe più adatto. Il mio primo pensiero, leggendo le dichiarazioni di un qualche rabbino capo (spiacente non averne preso nota nel momento in cui l'ho letta), è stato: "lo avrei detto anche io". Diceva, quest'uomo, che non era ancora tempo per una riappacificazione totale, per la fiducia incondizionata, che ci voleva altro tempo. E' giusto far passare dei decenni. A prescindere dai gesti e dalle parole che in fondo sono propri di un singolo uomo, pure leader che sia, gli Ottanta non sono poi così lontani. Quegli anni in cui proprio Fini celebrava l'eredità ideologica del Ventennio prospettando come orizzonte del Msi un fascismo del 2000", dai valori eterni, immodificabili e non storicizzabili E allora, come fanno i bugiardi che temono di essere scoperti, Fini esagera e per ingraziarsi il vecchio generale Sharon, in un eco che tanto assomiglia alle barzellette del suo socio di Arcore si fa scappare un'iperbole: "la virulenta polemica nei confronti del governo Sharon" altro non è che "un antisemitismo mascherato da antisionismo". Inequivocabile segnale che o non è così intelligente come si dice (e lo escluderei seduta stante) o non crede veramente in tutto ciò che dice. Ma quale dei due mali è il minore? E in cosa, di quanto ha detto, non crede realmente? Di questo passo, non solo Fini verrà promosso rabbino ma chi sarà contro An sarà accusato di antisemitismo. Tieni duro Gianfranco, costernati ancora un po'. Più passione. Ecco, così. E ora sorridi ai fotografi.
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martedì, novembre 18
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lunedì, novembre 17 Blogout a Modena!
E' definitivo: ci troveremo sabato 22 novembre (il prossimo) a parlare, ridere, bere e mangiare a Modena, protagonista Blogout. Se a qualcuno va di venire, contatti Leo per i dettagli. Io conto di muovermi in treno, forse di fermarmi per la notte o forse di tornare a fine serata. Di sicuro ci sarò. O anche no. Dipende. Da cosa non so. Ma la cosa più enigmatica è come mai pur non avendo pagato il dominio, rilletti.it stia ancora su... Io lo avrei pure rinnovato, ma la nuova carta di credito non arriva ancora e l'altra si è smagnetizzata. Che tempismo, però.
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Il cordoglio che non trovo.
Non so se vergognarmi, tacerne o scriverne. Parlo del mio cordoglio consumato, ormai liso dalle troppe vittime di tante ingiustizie. Nel tempo, appena toccato dalla storia, e sono solo esempi, di Sacco e Vanzetti conosciuta grazie al film, scosso dalle vittime di Hiroshima e Nagasaki, inorridito dalla volontà genocida di Ariel Sharon, oggi finalmente al potere e libero di continuare il lavoro che lasciò a metà anni fa, addirittura agghiacciato dalle centinaia di vittime che automobili e strutture a loro dedicate provocano quotidianamente sulle strade, il mio cordoglio non trova spazio per le vittime militari della guerra. Mi hanno convinto che la guerra è normale e sinceramente lo credo, ora. Non già giusta o sbagliata, ma inevitabile: l'uomo fa la guerra e basta. Mi hanno anche convinto che i militari non fanno la guerra per eroismo, ma combattono senza farsi domande (che fanno, gli spengono il cervello?). Ma non mi hanno convinto che questa guerra non sia tale. E neppure, quando la chiamarono con il loro nome, che fosse finita. Perchè la guerra non finisce se non quando tutte le parti in lotta la dichiarino finita. Il risultato è che tanto rumore sulla strage del comando italiano in Iraq, rumore attenuato dalla mia attenzione dedicata a cose più importanti, ha avuto su di me lo stesso effetto che ha il maxi tamponamento sulla A4: tristezza per chi rimane a piangere.
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mercoledì, novembre 5
Eva mi ucciderà, ma...
Sapete cos'è l'Elefantentreffen? E' un raduno di malati di mente che annualmente si ritrovano con moto e scooter in località Thurmansbang-Solla, a una sessantina di chilometri a nord-ovest di Passau, sul confine tra Austria e Germania. Arrivati lì, in genere dopo avere percorso la maggiore parte dei chilometri in mezzo alla neve e a temperature al di sotto dei -5° Celsius (e c'è chi arriva persino dalla Sardegna), questi pazzi si accampano nella neve, chi con la tenda e chi no, e non fanno nulla se non bere, mangiare, chiacchierare e ridere, per poi infilarsi per poche ore nel sacco a pelo ghiacciato e tornare, il giorno dopo, ad affrontare lo stesso allucinante viaggio. E' evidente che il fine del viaggio non è solo la meta e neppure solamente il viaggio. Come tutte le imprese disperate, anche l'Elefantentreffen va vissuto come tale, senza motivazione razionale alcuna. Ed è per questo che, condizioni economiche e fisiche permettendo, tra il 30 gennaio e il primo febbraio prossimi sarò anche io della partita. Abituato ogni inverno a percorrere con ogni tempo la mia settantina di chilometri al giorno a temperature polari (il record fu lo scorso anno: -11°) mi sono detto che se lo faccio per lavoro lo posso fare pure per diletto. Vi dico ciò perchè non nascondo che se è vero che sono pazzo, mi farebbe piacere trovare un compagno di viaggio altrettanto disperato, motomunito o meno. Io partirò da Milano con uno scooter 150 quattrotempi, un monocilindrico monomarcia da narcolessia su cui il passeggero si addormenta invariabilmente dopo sette chilometri. L'eventuale compagno di viaggio, per proporsi dovrà avere un valido abbigliamento tecnico per l'inverno (non voglio tornare indietro per il freddo), parte dell'attrezzatura per campeggiare (nel caso si arrivasse a destinazione) e un trascorso tra acidi o psicofarmaci non inferiore ai tre anni. E tanto per dare un esempio di quali accrocchi si arrivino a inventare per evitare l'ipotermia, eccone uno ideato da Vikingo: Per scaldarsi le mani, invece di comprare i validi ma costosi scalda manopole, si può usufruire della resistenza di un phon attorcigliandola intorno alle manopole e collegandola ai fanali della moto, oppure alla batteria.
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martedì, novembre 4
Di tutto cuore, ma non solo
"...Dall'altra parte una precoce deriva dell?amore può deluderci. Noi avvertiamo nel nostro cuore un grande potenziale affettivo, eppure ci sembra che questa energia si spenga a contatto con la storia che stiamo vivendo. Perché? Perché una relazione affettiva diventa facilmente prigioniera della sue stesse pareti. Non è l?amore che ci abita, siamo noi che lo arrediamo nel modo che più ci rassicura. Ai quattro angoli mettiamo prima di tutto i mobili di famiglia, le icone fisiche della nostra educazione. Non sappiamo come far gemmare le nostre piccole foglie, e così ingombriamo di radici il cuore. Dovremmo volare e abbracciamo la zavorra. Poi passiamo alle finestre: voglio tanta luce!, abbiamo ripetuto al nostro partner, tranne poi ammantarle di tendaggi, perché ?da fuori non ci guardino in casa?. Volevamo farne un porto di mare, che accogliesse la diversità? Piano piano invece diventa il tempio della nostra religione, con i suoi riti, i suoi officianti, il suo ostinato catechismo. L?amore per l?altro diventa amore malgrado l?altro. E a quel punto già contiene i batteri che lo trasformeranno in un malato cronico." Signori, Macduff al timone.
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