RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

martedì, dicembre 2

 
Strade
Ci sono strade che le riconosci per l'odore dell'asfalto, come via Laghetto, la via del nulla, la via di quando a 18 anni vai a zonzo per la città e, magari innamorato, magari ubriaco ci ritorni non sai come ed ogni volta è un incanto per il nulla che ti trasmette, per la sensazione di pace di cui ti investe.
La prima volta che ci passai ero già innamorato di Eva ed ero insieme a Paolo, un compagno di classe esile, introverso e pieno di complessi con il quale avevo un buon feeling. Avevamo fatto sega a scuola e, una Ceres a testa, vagheggiavamo su quanto doveva essere bello abitare in una di quelle vecchie case che da fuori riflettevano la tranquilla ricchezza che noi potevamo solo immaginare.
Così, naso al cielo, barcollavamo guardando tra le cimase e sperando in un cielo ancora più azzurro per andare al parco Sempione. In realtà Paolo guardava me ma io non me ne accorgevo, troppa birra per Paolo, troppo azzurro per me quella mattina.
Fu Luca, giorni dopo, a chiedermi maliziosamente come mai Paolo se ne stesse sempre appiccicato a me cercando il contatto, le occasioni per isolarci. Io mi risposi che probabilmente lui era un po' come me allora e come sono spesso gli adolescenti, esclusivi e morbosi nelle amicizie.
Ma verso la fine dell'anno in mezzo a uno spogliatoio deserto chiesi a Paolo se era omosessuale: mi fece un sorriso di quelli grandi così, liberatorio, immagino. Mi disse di non dirlo a nessuno, che preferiva così. Mi disse anche che gli piacevo ma che sapeva che il sentimento non era ricambiato e, quindi, di non preoccuparmi, che avrebbe solo giocato di tanto in tanto. La confidenza fu apprezzata e tra me e lui nulla cambiò, se non in meglio.
Finì la scuola e persi di vista Luca, Paolo e pure Remo, un simpatico ragazzone di Liverpool al quale regalai in segno di stima il mio unico paio di polacchini Timberland.
Pochi anni dopo mi ritrovai ancora a passare per via Laghetto abbracciato a Eva e chissà perchè pure a lei piacque quell'inutile strada. Proseguimmo fino a Corso Vittorio Emanuele e nella fauna che popola il corso al sabato pomeriggio notammo un trio colorato e chiassoso: un ragazzo con cresta verde-gialla e con un vestito nero aderente stava vendendo biancheria intima sexy ai passanti. Era Paolo, in mezzo a un travestito e a una ragazza vestita in maniera molto originale per quei tempi.
il trio ci venne incontro e Paolo fece segno di avermi riconosciuto senza svelarlo alla sua e alla mia compagnia. Cominciò a propormi della biancheria stranissima e io sicuramente arrossii, Eva era divertita. Guardammo per qualche minuto il loro campionario e poi ci salutammo, ognuno per la sua via.
Mi voltai subito dopo a guardare Paolo e pure lui si voltò. Mi fece l'occhiolino e io gli sorrisi, quasi un segno di approvazione reciproca per ciò che eravamo diventati a distanza di pochi anni, il riconoscimento di un azzurro finalmente condiviso.
 
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