RILLO BLOG

darò la colpa a qualcuno, per questo sorrido

venerdì, dicembre 28

 
Serata fuori. Serata fuori con fraps, prima un caffe' da riky, poi a Pavia per una e piu' birre, chiara, doppio malto, che la Guinesse mi ha sempre fatto impressione...
E si è parlato, ta-taaaa, dei blog. Lui ne ha uno, lo renderà pubblico quando esisterà davvero. Tu cosa ci scrivi? E' un circolo chiuso, sembra che qualcuno lo voglia cosi', ammiro la costanza, etc etc...
Tu cosa ci scrivi? Nel momento in cui so che il mio blog vien letto da chissà chi, la mia libertà e' circoscritta, ecco il perché del nick, dell'imbosco, questo è certo.
Di sicuro, nonostante sia un Rilletti, mi sento libero di scrivere di me per come io sono in questo momento, dei miei bimbi, di Eva degli amici.
E di fare gli auguri agli amici.
Oggi lei compie un tot di anni, credo 50 o 51 o giu' di li', per quel che posso ricordare.
Abita in una casetta stile hai presente quelle di Caserta alta? quelle con tutti i fiori fuori.. ed è tedesca, solo che un di venne in Italia e si innamoro' di un guaglione e lo sposo' ma poi lui se ne ando', ma siccome lei era innamorata non del guaglione ma dell'Italia rimase nella casetta...
Ecco, lei era cosi'.
Poi la conobbi di persona e scoprii che non solo non era sposata con un guaglione scappato di casa, ma che aveva la metà degli anni che credevo e che casa sua non aveva fiori fuori, ma dentro, toh! e tante altre cose curiose che ora noncontano tanto...
Beh, tanti auguri, buon compleanno da lontano, ancora una volta da lontano.
 

 

giovedì, dicembre 27

 
Partenza. Ecco, ora ci risono, puoi partire da me, se vorrai...
 

 

venerdì, dicembre 21

 
GIADA. Ieri è nata Giada!!!!!!! Pesa 2,910, è tutta nira nira........ caspita, sono in ferie, credeveo di avere tutto il tempo del mondo e invece non riesco manco a respirare...
 

 

mercoledì, dicembre 19

 
Risse e risate. Ieri sono uscito con uno dei miei migliori amici. E' stata un po' un'improvvisata, a dire il vero, nata piu' da me che da lui, perché lui in genere tende a essere casalingo e pantofolone. Avevo bisogno di farmi un giro prenatalizio in un centro commerciale e gli ho chiesto se avesse voglia: perché no? ho bisogno di un paio di guanti nuovi, questi mi vanno stretti...
E cosi' siamo andati a Pavia, in un grosso centro commerciale, e già in macchina abbiamo cominciato a spararne e a cantare come due bambini in gita.
Centro commerciale, guanti, altre cosette e poi, e poi, era tardi, perché non telefoniamo a casa e diciamo che restiamo fuori?
McDonald's ovviamente, mesi che non ci vado, anche se non è il massimo.
E poi giocare, era pieno di gente, di ragazze. E' bastato poco ed e' scoppiata la rissa: spintoni, pugni, sputi. Sono intervenuto a dividerli, perché mentre si menavano piangevano, forse era troppo tardi, troppo stanchi e tesi per noi abituati ad andare a letto presto...
Ma io l'avevo detto, tra le regole c'era non attaccar briga: si va a casa, Samuele, serata finita.
 

 

lunedì, dicembre 17

 
Da Ricky. Ho comprato il Corriere e sono passato da Ricky, a leggerlo. Caffé, qualche chiacchiera in attesa di carburare e un occhio a un articolo: un agente della polizia e due passanti si sono gettati nel naviglio, due notti fa, per salvare una donna che era finita con la macchina nel canale, in via Ludovico il Moro. Era l'una e mezza di notte, -8 gradi.
Mi chiedo, davvero, se avrei il coraggio di farlo. Non ho lo spirito del soccorritore, a differenza di Eva.
Come quella sera che una donna si sfracello' in moto e nessuno voleva avvicinarsi, lo spettacolo non era bello, ma Eva non ha esitato un solo istante.
Non è questione di avere o meno fatto il corso. E' questione di analisi della situazione e razionalità.
Fu strano il colloquio tra lei e la donna. Aveva il casco jet (mettetevi l'integrale, cazzo, il jet non è un casco!), la mascella spostata di qualche centimetro, denti via, naso anche, pancia a terra.
Eva: ciao, io sono Eva... sei caduta in moto, ora siamo davanti alla fiera. Ti esce sangue dal naso e dalla bocca, dimmi come ti senti...
Donna (impercettibilmente): uhm... mi fa male dappertutto. Come sono messe le gambe?
Eva (dopo averle palpate): sembrano intere, senti i pizzicotti? Muovi le dita?
E tutte le solite domande per tenere cosciente e verificare stati gravi... ma sembrava prendessero il te insieme, solo in una situazione un po' fuori dal comune.
Io, poco piu' in la', più che altro badavo a non vomitare.
 

 

 
Giorni piacevoli. Sabato, Fabrizio e Elisa si sono sposati. Già, loro hanno scelto di farlo a dicembre, un freddo cane. Loro hanno scelto di farlo a Milano, fredda Milano, grigia Milano, ma c'era il sole.
Lui ha sempre troppo caldo, e c'era freddo. Lei, invece, è freddolosa, era bella, vestita di bianco, le braccia nude, rosa prima, viola poi, ma c'era il sole, che sole!
Ancora una messa, stavolta attento a quel che diceva il prete, uno strano prete. Me lo ha fatto notare Il primo commento di Eva, quell'omino vestito di bianco sull'altare: sembrava Benny Hill piuttosto che un americano anni '50...
Ma è uno di quei preti che, ne sono sicuro, tengono unita una comunità, a dispetto di tutte le discussioni teologiche del mondo, semplicemente perché lui per primo ci crede e crede che la comunità sia fatta dalle persone, non da Dio, non dal prete. Uno di quei preti che se te lo trovassi su un tappetino etnico, ci passeresti le ore a discutere, salvo non partire con i soliti pregiudizi che spesso ci si riserva nei confronti della Chiesa. Perché un prete non è la Chiesa.
Devo essere sincero, non ho mai visto un prete cosi' vicino a chi stava seduto di fronte a lui. Mi aspettavo che scendesse e invitasse qualcuno a caso a dire la sua sul pulpito. Ma non c'era pulpito, non parlava da un pulpito, era seduto su un tappetino etnico, questa la differenza.
Poi ricevimento alla Quintana, a Vidigulfo, tavolata con buffet, con Eva e me anche Matteo, Luca (Cozzolino), Stefano (che ha aperto il Soho in via Tortona, dovro' passare a trovarlo) e una coppia che prima non conoscevo...
Carbonari. E poi, ieri, una scappata veloce a casa di due amici che ancora continuano ad agire come due carbonari. Sono forti quei due, che riescono ancora, dopo un anno e mezzo, a tenere segreta la loro relazione, salvo averla ufficializzata agli amici piu' stretti, che ieri erano tutti li' e tutti con lo stesso pensiero: siamo depositari della loro fiducia, non la tradiremo.
Ma, solo una domanda, quando e se vi sposerete, dovrete pur fare le pubblicazioni? Come farete quel giorno? Solito matrimonio d'imbosco a Las Vegas ;-) ?
 

 

domenica, dicembre 16

 
A casa. Veloce post per riportare l'inizio delle mie lunghissime ferie. Spento il cellulare aziendale, vedro' di rendermi il piu' invisibile possibile. Gli amici il mio vecchio numero ce l'hanno, conoscono la mia email personale (è qui sotto, al limite), sanno il mio numero di casa, sanno dove abito.
Accetterò inviti a pranzo solo se estesi anche alla gonfia (e, di conseguenza, attrezzati a dovere in quanto a portate), non accetterò telefonate di lavoro, salvo non si trattino di offerte di quelle che non si possono rifiutare.. e poi... e poi piano piano rimetterò a posto le cose messe in disordine...
 

 

giovedì, dicembre 13

 
Tanto che son qui. Per chi ha paura dei bambini una terrificante novità: mia sorella il 18 pv metterà al mondo una bimba nuova nuova, di quelle che bisogna curare, cambiare, lavare, che non ti fanno dormire, che bisogna nutrire...... insomma, quelle cose inumane che qualche pazzo (come il sottoscritto, d'altronde) ancora si ostina a fare, convinto che in fondo, quando sara' vecchio e coglione, beh, qualcuno che gli scodelli della sbobba in una scodella dovra' trovarlo. E se non sarà un roboto idiota, o un vecchio rimbambito come me, lo preferiro'. Se poi sarà una bella figliola, beh, saro' vecchio, coglione, ma con qualcosa da guardare. Giusto per parlarne poi con il camerata di turno, sapete, rivangare i tempi andati. Sesso orale, direbbe cavamax.
Certo che nevica duro..... ne ho piene le palle di questo ufficio, ma sono in trappola.
 

 

 
Tanto per spiegare il vento che c'è: solleva la neve da terra e la rimischia per aria insieme a quella che ancora deve scendere.... una confusione, tutti 'sti fiocchi: "lei dove va? sale o scende?". Sembra questo edificio alle nove del mattino davanti all'ascensore: una tempesta di sabbia.
 

 

 
Madonna, se nevica... E sono ancora in ufficio, con Eva ormai dispersa per le (suppongo), impraticabili vie di Milano.... cellulari fuori uso..... e fuori il silenzio irreale di quando nevica.... ma sto vento.... che vento....
 

 

 
Tormenta. Non avevo mai visto una tormenta di neve. Qui fuori c'è un vento incredibile, ma tanto piu' incredibilmente nevica. Solo che è tanto il vento che la neve, quasi, sembra non toccare terra. Lo scooter lo parcheggerò nel cortile dell'ufficio, era già previsto, visto che stasera si va in giro in macchina. Pero' sarà divertente domani, se continuerà a nevicare cosi', farsi 25 chilometri nella bassa sulle strade innevate.
Sara' il mio piccolo Elefantentreffen...
 

 

 
Piccole formiche dovevano crescere... Ebbene si, credo che tornerò a fare la assistant a qualche art...mi avevano promossa e io mi auto retrocedo al lavoro...insomma, faccio una proposta di un sito di finanza tutta da sola in un giorno appena, senza uno storyboard, senza uno straccio di content designer che mi spieghi di che cavolo parla questo sito e che succede? "la proposta è fredda"... ma che vor dì???? Mica si parla di arance!!!!! Beh, mi dico, più calda io non la posso trasformare in mezza giornata, ci vuole un altro grafico perché io un restyling "di me stessa" non lo posso fare a distanza di un giorno...e allora ecco che spunta l'art!!!! E che fa? Prende tutti i miei elementi del sito , ci mette due curve e si prende i complimentoni di tutti. Ragazzi se avessi avuto una telecamera avrei filmato la riunione che ho finito un'ora fa...
il mondo è crudele...io l'art non lo voglio fare!!!!!!!!!!!
 

 

mercoledì, dicembre 12

 
Vero è anche che. Vero è anche che, detto tra noi, ormai in tv piu' che le solite menate non sono in grado di proporre. Costretti a servire un pubblico eterogeneo in cui si convoglino persone esigenti, meno esigenti, sapienti e ignoranti, che vogliano divertirsi, non pensare o pensare... beh, insomma, il risultato sono trasmissioni come quella di Enzo Biagi o il Grande Fratello che non aggiungono nulla alla vita se non un senso di impotenza per non poter controbattere alla marea di cazzate (ops, ho detto cazzate) che senza contraddittorio si sentono dire...
Io, sinceramente, ho smesso di guardare la televisione proprio quando ho avuto bisogno di poter dire la mia (no, non voto, ho detto che non voto, le cose le voglio dire io, non farle dire!). Devo, infatti, ringraziare Santoro, che sarà egocentrico, supponente quanto volete, ma mi ha fatto capire, ormai anni fa (ora non so se fa ancora televisione, la fa? che fa?) che, davvero, chiunque avesse abbastanza conoscenze (di partito, intendo) per poter condurre un programma di opinione (la sua), poteva farlo, senza timore di essere contraddetto, visto che basta spegnere il microfono (il sogno di D'Alema) o imbottire le tribune di disturbatori gettonati all'uopo. Sul suo fulgido esempio una serie di trasmissioni hanno avuto vita e successo (?).
Considerato, poi, che nulla so e voglio sapere di calcio, e considerato che il 65% del totale dei palinsesti parla solo del gioco dei piedi come se fosse una cosa seria, ecco che la tv non la guardo: mi irrita.
 

 

 
La tv è finita. Pesa come un macigno, ma anche io ho avuto spesso questo pensiero. Non l'ho pensata cosi' cruda come lapizia, ma l'ho pensata.
A volte, pero', mi sono chiesto se non fossi io a essere tanto cambiato, a essere piu' esigente con quello che mi avrebbe occupato il tempo, con la tv, anche. Poi, pero', ripenso a quando di cose migliori da fare che guardare la tv ne avevo lo stesso. Pero' guardavo ugualmente la tv. Ora non piu', ora praticamente non piu'. Tendiamo a tenere la televisione accesa per il tempo utile di un cartone (avendo figli piccoli), in genere in videocassetta: riserva poche sorprese per noi che cerchiamo di essere sempre presenti con i bimbi quando siano davanti alla tv.
Vero è anche che non abbiamo alternative: Samuele dopo 5 minuti fermo e zitto comincia a saltare, arrampicarsi sui divani, sul camino, urlare, cantare, chiedere mille perché e percome di ogni cosa gli passi per la testa. In sostanza il cartone per lui potrebbe durare cinque minuti. Quindi si spegne, perché casino su casino fa male alla testa dopo un po'. Con dispiacere di Beatrice che, bambina-vaso se trova da fare, deve trovarsi un'attività alternativa (in genere smonta la lavastoviglie o legge).
Dicevo, dunque, che la televisione non attira piu'. Non so perché e non so se la cosa sia diffusa, ma quando ne accenno con amici, l'impressione pare essere la stessa... siamo maturati noi e la televisione no? O, semplicemente, è la tv a essere regredita? Sempre piu' programmi vengono cassati dal palinsesto dopo appena poche puntate, pur essendo presentati da conduttori sicuramente amati dal pubblico piu' vasto... ne guadagneranno le pay-tv? O le birrerie e i locali serali? Come si comporterà il governo, quali provvedimenti adotterà, quando il suo leader, che gestisce ben sei reti nazionali, se ne accorgerà?
 

 

 
Baci. Un Bacio Perugina si puo' anche riassumere in tre quote: diametro di base: mm 30; altezza: mm 3; diametro massimo (involto incluso): mm 32 (un bacio umano non è misurabile). La scritta riporta una frase di Giacomo Leopardi, in piu' lingue (per la precisione e nell'ordine: inglese; spagnolo; portoghese; greco; tedesco): "Non ti accorgi, Diavolo, di essere bella come un angelo?".
Ne avevo comprati due, ma la frase del primo l'ho buttata, completamente dimentico che i Baci si comprano anche per questo...
 

 

martedì, dicembre 11

 
Futile? Tempo fa Simona, mia collega e amica, mi disse che un suo amico si diverte a fare l'anagramma del nome e cognome dei suoi amici. Invidioso, ho trovato questo, ma devo riconoscere che non è perfetto. Non prevede, infatti, troppe combinazioni a due parole...
 

 

lunedì, dicembre 10

 
P.S. Breve post scriptum sull'entusiasmo. Si', sono entusiasta di tante cose, in primis di vivere. Poi viene il resto, cio' che condisce la vita. Che non è tutto.
Non mi entusiasmo per tutto. In genere cio' per cui mi entusiasmo lo seguo per sempre, o fino a che serve (a lui, agli altri, a me). Che non si sa quando sarà, non è un calcolo. Trascinarsi una vita senza entusiasmi non sono capace neppure di immaginarmelo. O meglio, non credo esista, credo, piu' semplicemente, che ci si vergogni del proprio entusiasmo. Ma poi perché?
Non avere le palle, essere "senza palle", forse è proprio non ammettere se stessi, fare i tenebrosi ad ogni costo, i misteriosi.
Non avere le palle è nascondersi e non affrontare la realtà, è non accettarla per quella che è, in modo da poterla cambiare, al limite.
Essere senza palle è, ad esempio ma non solo, non accettare il fatto che siamo essere umani, che invecchiamo, si', si', anche noi trentenni un giorno saremo vecchi. Chissà quando, certo, ma lo diventeremo. I piu' fortunati, per come la penso io.
Essere senza palle è pensare che chi è diverso da noi sia senza palle. Cosi' la penso io.
Infine, mi rileggo e trovo di essere stato forse supponente con lo scritto che misi su willy-nilly, relativamente all'Amore del Padre. Senza palle, appunto.
C'e' chi, infatti, non sapra' mai cosa significa essere padre, per scelta o per sfiga o per fortuna, vedete voi.
Io, invece, non sapro' mai cosa significa NON essere padri. Un'esperienza, quella di padre, che non ha ritorno. Non puoi dire: non lo faccio piu'. Te ne puoi andare, ripudiare, dimenticare, negare, cancellare, ma, mi spiace davvero, padre lo sei e ci rimani.
Ma è un'esperienza anche non essere padri alla mia età. Insomma, sei sempre a tempo a diventarlo. Un abito che indossi e ti si incolla, fino a diventare la tua pelle... uhmmmmmm
Sto sparando stronzate, meglio alleggerire. Ora cercherò qualcosa di futile da postare.
 

 

 
Registro e (non) dimentico. Rileggiucchio broono e Paul Auster e penso a mio padre e non solo. Per poco, solo per poco. Inevitabile. Come quando penso di registrare tutti i ricordi di ogni vecchietto del mio paese, per non perdere le memorie inutilmente nel tempo, nel nulla, cosi' come pensavo di prendere il treno e andare giu' da mio nonno e piazzargli il registratore sotto al naso, chiedendogli di ricordare ad alta voce le origini della famiglia, la sua vita, la sua storia, come conobbe sua moglie, mia nonna.
Perché io sono anche quell'incontro. E sono anche mio padre congedato da militare che nemmeno rientra a casa e trova lavoro a Milano, che turna un posto letto, lui la notte, l'altro (chi? chi sei?) di giorno, via Boccaccio, via dei ricchi e di chi non lo era. Io sono i caffe' di mio padre bevuti al bar, mia madre cassiera, mia madre che studia al Verdi di Milano e lavora in un bar, lei che tempo prima non poté andare a studiare quando la chiamarono, ammirati da tanto estro. Lei che non aveva i soldi ma un padre con tanto orgoglio da non permettere che altri pagassero per lui, per gli studi di sua figlia.
I loro incontri, le loro parole, i loro sogni, perché tutti sognamo: un futuro, un tetto, l'amore, il successo, la pace o che altro... le frasi segrete, quelle che hanno un senso solo per loro.
Io sono le giornate passate sotto al pianoforte di mia madre, ore e ore a fischiare Frank, Chopin, Brahms, Scarlatti (come facevi a studiare cosi'?). Io sono la cassetta che a cinque anni mia madre ci fece incidere per fare gli auguri a mio padre. Ecco, io sono in quella cassetta, con me mia sorella, cantiamo, lei che suona, i suoi tentativi si avvicinarmi alla tastiera, la chitarra dimenticata da amici, violini, maracas, ogni strumento ho potuto suonare, provare, toccare. Io sono il diploma di mia madre, che suono' senza me sotto al pianoforte ma le ando' bene, le ando' bene. Ricordo il suo volto raggiante. Io fischiavo mentre lei era là. Ero a scuola e fischiavo. Con lei, perché sapevo il programma, sapevo ogni appoggio, ogni sfumatura, ogni cigolio di sgabello.
Io sono le serate passate ad ascoltare i miei genitori e i loro amici, infervorati di politica, urlare nel soggiorno, io sono in spalla a mio padre, in Duomo, a vedere sfilare le manifestazioni del '77. Mio padre, mio padre Padre, non spettatore ma centro del mondo.
Io sono i loro amici, loro che escono sempre meno, io sono tante cose. Le innumerevoli foto che mio padre scattava alle scritte sui muri.
Io sono questo. Sono anche questo. Il resto, cio' che venne poi, lo conosco, lo ricordo. Il resto sono i miei sentimenti, le mie emozioni, i miei pensieri, quelli di chi amo, quelli che conosco o non conosco ma che vorrei avere vicino. Sono tutti loro, sono tutte queste cose.
Io sono le scelte che feci, quelle che non feci, le parole non dette, quelle soffocate, le risate, le lacrime, le corse folli in moto per seguire l'amore sull'autobus, per sorprenderlo, Eva sull'autobus, lo schiaffo del proprietario della moto perché la presi senza permesso, ma dovevo farlo, dai: tanto era in dopa che nemmeno mi vide partire, io, piu' lucido di lui, speravo dormisse fino al mio ritorno. Morirà a furia di pere...
E poi.
La quiete, la nuova compagnia, altri amici, quelli che vedo ora, che chiamo ora, le serate a suonare, a cantare, a scrivere, a leggere, a far nulla, appunto. A far nulla, ma per sé.
Tornare a studiare, dopo tanto lavoro, dopo tanto far nulla per nulla.
Scoprire poi che tutto, tutto, anche la feccia, contribuisce a far di noi cio' che siamo ora.
Vedersi vivere, cosi', piacevolmente.
Che goduria esserci! Una VERA goduria!!!
 

 

 
Meno tre, meno quattro. Stamattina uscito da casa ho letto i meno tre sul termometro. Non sono in moto, quindi basta lastre di ghiaccio su spalle e ginocchia, ora ho lo scooter, ho pensato. E infatti le lastre si sono formate anche sul parabrezza, per poi sciogliersi a Milano, dove la temperatura drogata dall'inquinamento, dal riscaldamento di case, industrie, auto etc etc, è superiore di quattro gradi: in piazza Cavour segnava +1°C. Sarà anche inquinata, ma davvero è piu' calda la città...
Meno quattro invece i giorni che mi rimangono da passare in ufficio. Da venerdi' sera, infatti, potro' dedicarmi a tutt'altro, visto che saro' libero da impegni di lavoro per un mese intero. Ogni tanto, in macchina, accompagneremo Eva al lavoro e poi io e Beatrice andremo in giro: spesso mi chiedono di lei, la vogliono conoscere e poi stare sempre a casa si ingrassa, vero Beatrice?
Terminero' le cose mai terminate (no, Eva, le ante no, non le vernicio! :); leggero', leggero' se Beatrice lo vorrà. Perché non ci si puo' impiegare piu' di tre mesi per terminare un romanzo che una volta avrei finito in una settimana e anche meno. Mi inventero' di andare all'Elefantentreffen con lo scooter, perché davvero mi piacerebbe, ma so che è una follia, meglio un giro nel sud Italia... Scrivero', disegnero', che ieri mi sono divertito a ricopiare una pagina da un codice miniato... suonero'... cantero'... dormiro'... sicuramente lavero' casa, vestiti, piatti, stirero', "casalinguo" modello, o semplicemente, con Beatrice nel mondo dei sogni, mi siedero' e guardero' dritto davanti a me, senza far nulla. Semplicemente, cosi', davanti a me, senza far nulla.
 

 

sabato, dicembre 8

 
Arance in fiera. Venerdì scorso, non so piu' come, Eva e io ci siamo ritrovati insieme senza bimbi. Non capitava da... non ricordo, ma è parecchio che non capita di stare insieme da soli fin dal mattino. Non mi sembrava vero, ma ci siamo abituati all'idea in meno di un minuto. Rapido sguardo e meta certa della mattinata: Artigiano in Fiera. Tralascio quanto abbiamo visto, ma riporto l'evento per un dettaglio. Dopo un paio d'ore di cammino tra le bancarelle, approdiamo al Salone dei Sapori dalla parte della Sicilia. Avevo sete e davanti a me bancarelle piene di arance. Mi avvicino a una di queste e trovo di fronte a me un signore al quale chiedo di poter avere UNA arancia. Cordialmente mi guarda e mi dice: guardi, le vendiamo a retine, se vuole, prenda una retina. Rifiuto (voglio UNA arancia, non due chili da trascinarmi per tutta la fiera) e vado oltre, pensando: questo è milanese come minimo. Mi avvicino a un'altra bancarella, stessa richiesta. Il tizio si alza, prende UNA arancia e me la porge. Io chiedo (da milanese, prima di consumare) quant'è. Il tizio si fa pallido, si rattrista, offeso, quasi oltraggiato, si volta e torna a sedere svilito da tanto ardire. Sbuccio l'arancia davanti a lui, la mangio, la divoro, la amo, succosa, polposa, ne brusca, ne dolce. Perfetta... Mi dia una retina.
Chiamatela cordialità, chiamatela come volete, ma non chiamatela promozione, vi prego, non stavolta.
 

 

 
Entusiasmo. "Seeee, e quando mai?". Questa è la possibile risposta scettica di chi di positivo dal mondo non si aspetta nulla, per motivi che sono i piu' diversi (sfiga, fatti regressi, carattere innato, propensione al pessimismo, sfiducia nel prossimo piuttosto che un atteggiamento che fa tanto Marlon Brandon).
"Parliamone", questa, in estrema sintesi, la probabile risposta che chi dal mondo sa di potersi aspettare di meglio, a costo di volerlo.
Non è una questione di palle o meno. E' una questione di parlare e agire. Di non dividere il mondo in due categorie, perché semplicemente si è troppo pigri per andare oltre il proprio naso.
Perché sì, c'è chi ancora riesce a dividere il mondo in due categorie, le donne in due categorie, gli uomini in due categorie. I cani no, troppe razze...
Perché c'è chi, non sapendo vivere una propria vita, preferisce vedere vivere quella degli altri, restare zitti o rumoreggiare ma sempre pronti a criticare il lavoro altrui.
Un po' come i pensionati che sostano ai margini dei cantierei stradali di Milano (ma credo sia diffusa dappertutto, l'usanza) e osservano gli operai. Commentano: "ué ti, te se minga chi a fa balaà la scimia, ué cicci... tira sü quel picon, lendenon!".
Tu, che sei l'operaio, beh, un po' i maroni ti girano. Cinque, dieci minuti sopporti, ma dopo l'ennesimo commento del pensionato con le mani in tasca, sbotti in un: "dem, nonett, va a dar na pasada alla dentiera che lé tuta smagiada".
Beh, l'esempio non calza affatto, ma mi piaceva...
 

 

venerdì, dicembre 7

 
S.Ambrogio...
Ma perché vi capita sempre di venerdì o di lunedì???? Stamattina ero in macchina e ascoltando la radio sento che oggi a Milano è festa...avete un ponte oggi??? Noi sfigati di Roma mai una volta che S.Pietro e Paolo ci capiti di venerdì...beh...rillo riposati..qui invece si sgobba!
un saluto a chi lavora oggi :-) e buon week per domani!
 

 

mercoledì, dicembre 5

 
Giochino. Stamattina ho avuto il master del giochino fatto da Ketty e Jimmy. Ora è perfetto. Mi vien voglia di nasconderlo e tenerlo solo per me... :-)
 

 

 
C'era una volta. Chissà se Samuele amerà ancora la lettura da grande. Di sicuro gli rimarrà per sempre la voglia di sentire storie. Torno a casa dal lavoro e mi chiede: mi racconti una storia? Mi racconti la storia del tuo lavoro? La storia della carota gigante (quando mai l'ho inventata...)... La storia...
Eccoti, Samuele, una storia per quando sarai grande, la storia di un amico, la storia di un uomo senza patria, senza religione, senza credo. Apparentemente felice, apparentemente libero. La storia di un anarchico. Anarchico dentro. Non ha una morale, se vorrai gliela darai tu.
C'era una volta un ragazzo, di nome Oscar. Aveva 18 anni e frequentava il quinto anno dell'accademia di Rio Cuarto di perito tecnico per la preparazione alla professione di pompiere. L'Argentina in quegli anni aveva conosciuto un boom economico non certo previsto, che aveva abituato in fretta i suoi abitanti agli agi del benessere.
Ebbene, Oscar un giorno parti' in gita scolastica per la Spagna. La solita gita e un gemellaggio con una scuola paritetica di Madrid, solo un po' piu' lunga del solito. Molto piu' lunga.
Parti' dunque, e immagina, Samuele, la gioia di un ragazzo che dalla sua citta' a quadretti del Sud America (laggiu' le città ricalcano tutte lo schema dell'accampamento militare romano) parte per un volo oltreoceano... i compagni, le compagne, la lingua comune ma la cultura cosi' diversa...
Arrivarono a Madrid che era il 1976, non ricordo il giorno. Entrarono nella hall dell'albergo e videro che in televisione si parlava dell'Argentina. Per un attimo si sentirono a casa. Ma le notizie che riportavano i telegiornali non erano belle. Colpo di stato. Cosi', dal nulla. Erano partiti che l'Argentina era il paese piu' libero del mondo e ora, dopo sole poche ore di volo, non lo era piu'.
Oscar telefono' immediatamente a sua madre, la quale gli disse solo: non chiamare, qui non c'è una bella situazione. Non chiamare, Oscar mio. Mai piu'.
Non chiamo', ma non per sempre.
Immagina ora un ragazzo di diciotto anni, che in piena democrazia compra ogni tipo di quotidiano, che si iscrive a piu' sedi di partito, di piu' partiti, che segue anche le cellule impazzite del normale anarchismo che gil spagnoli da sempre si portano nel sangue, anche quando emigrano per l'Argentina e la si stanziano. Cose normali per un paese democratico, no?
Immagina uomini in borghese che fanno irruzione nella casa di questo ragazzo, perché hanno trovato il suo nome negli elenchi di qualche partito ormai fuori legge. Immagina le percosse ai suoi famigliari, i cugini spariti nel nulla. Per sempre. DI loro mai piu' notizia. Mai piu'.
Oscar, esule in terra straniera, si tiro' su le maniche. Serviva un lavoro. Lo trovo', era persona zelante e curiosa, disillusa dall'idea che il mondo fosse solo buono.
Nella sua mente ripassava le prime ore del colpo di stato, cosi' come le riporto' un amico giunto da poco dal suo paese.
Stazione Centrale di Rio Cuarto, un manipolo di operai protesta come normalmente protestano da noi gi operai. Arriva una squadra di poliziotti. Si fa avanti il capitano e chiede agli operai:
- Voglio parlare con il vostro capo.
- Non abbiamo un capo, noi. Siamo operai, siamo tutti uguali, siamo compagni.
- Non mi interessano queste stronzate. Voglio parlare con un capo.
Gli operai si consultano con lo sguardo, non sanno che fare. Scelgono allora a caso uno nel mucchio: vai tu, gli dicono.
L'uomo si avvicina al capitano, il quale estrae la pistola e gli spara in faccia, dicendo: niente altro da dire?
Il resto è storia.
Oscar rinuncio' alla cittadinanza, maturo' un'ideale di anarchismo molto forte, che io non capii mai del tutto. Litigammo anche, una sera. Lui legittimava l'omicidio, non a torto, concettualmente parlando. Partiva da solide basi, basi di egoismo puro, legittimato da un Dio nel quale non credeva, ma che chiamava a supporto delle proprie teorie: se Dio ha dato la morte all'uomo, l'omicidio è di per se legittimo. Non faceva una grinza, con Nietsche dietro a dire: l'ho sempre detto io....
Ma fu il tono, forse il caldo torrido di Ibiza, quella sera, che mi fece dire NO, no, urlando, ad alta voce, e lui si incazzo'. Ero ospite in casa sua (si', abito' anche a Ibiza, oltre che a una ventina di altri stati del mondo) e per lui casa sua era casa mia. Ma l'idea che mi sbatteva in faccia di uno che potesse uscire la mattina di casa e uccidere cosi', senza colpa ne' pena, altri esseri umani, beh, mi sembrava assurda.
Mi è venuta in mente oggi quella serata con lui. C'era Eva che osservava non so da che pianeta i nostri discorsi. Non ricordo se intervenne. Io mi adombrai. Non potevo credere che Oscar pensasse cosi'.
Mi dissi: che razza di pene deve avere passato un uomo per arrivare a credere certe cose?
Sere dopo ce le racconto'. Sere dopo ci fece capire, attraverso i suoi racconti, il dramma di essere esiliati, sradicati, dalla propria realtà.
Ma io ancora non giustifico.
Ci si è scritto con Amabeth della pena di morte. Lei mi ha fatto un esempio, pur essendo contraria alla pena di morte. Mi ha detto: se un uomo violentasse i tuoi figli, non meriterebbe la morte?
Come mettere con le spalle al muro un uomo. Certo che la meriterebbero. Quell'uomo non avrebbe speranza di poter vivere molto. Morirebbe. Ma per mano mia. Io gli sparerei, dritto in faccia. Mai avrei giustizia se quell'uomo venisse ucciso da uno Stato. Poi mi meriterei l'ergastolo, e con rassegnzazione lo sconterei. Ma ucciso dallo Stato, no. A chi serve?
Se lo stato uccide, come in Usa o in Cina o in chissà quanti altri paesi del mondo, da l'esempio. Dice: se uccidi, vieni ucciso. E a te chi ti uccide? Stato...
E' come Dio. Se ha ucciso lui, lo puo' fare chiunque. Salvo riconoscere la propria contraddizione e cambiare la legge.
Non sono contro la pena di morte per principio. Trovo assurdo pensare di vietare l'omicidio e poi uccidere. Un esempio di totale antidemocraticità. Se ce n'era bisogno, tra l'altro.
Ma ho perso il filo della storia di Oscar, caro Samuele.
La storia di Oscar è lunga, una vita, forse molte di piu'. Oscar viaggio' di stato in stato, di città in città, lavorando e sapendo fare di tutto, diventando pilota, capitano di navi, pompiere, tecnico di pozzi petroliferi, lavorando sei mesi all'anno e passando i restanti sei a viaggiare con un amico. Amico che, dopo anni passati insieme, lo tradì. Una pugnalata alle spalle, a lui, Oscar, uomo libero, con migliaia di amici nel mondo e nessun amore che dicesse per sempre.
Ne so cosi' di Oscar. Ma so che il tradimento di Danilo lo segno'.
Tempo prima, nel 1978, in occasione dei mondiali in Argentina, alcuni conoscenti lo rassicurarono sull'ammorbidimento del Regime. Ma gli dissero: non ti fidare di nessuno, nemmeno di tua madre.
Torno', ma fu costretto a scappare dopo tre giorni, minacciato di morte e braccato dalla milizia segreta.
Giro' il mondo, e in una di queste girandole conobbe i miei genitori, sui navigli. Fu la scintilla.
Credo che mio padre vedesse in Oscar il prototipo dell'eroe moderno, del cane sciolto.
Da allora in poi Oscar abito' da noi. Non davvero. Ebbe un domicilio a casa nostra. Credo cercasse una cittadinanza per lavorare da qualche parte qui in Italia. Ma io di lui, in quegli anni (era il 79), non potevo dire nulla. Oscar era il segreto di casa... i ricordi si confondono, ora.
Partiva per periodi indefiniti, ogni tanto tornava, ma stava sempre fuori, era silenzioso, invisibile, discreto. Ma chiacchierone. Quando attaccava a raccontare delle sue avventure, erano ore che trascorrevano liscie come l'olio. Non erano avventure fantastiche e incredibili, le raccontava cosi' come io potrei dire: sono andato dal panettiere. E in casa nostra tutto tornava a funzionare quando arrivava lui: revisonava tutto, impianto elettrico, aggiustava elettrodomestici, la macchina, faceva ogni genere di lavoro, non so quando, visto che era sempre in giro. Una volta ci monto' anche il box doccia, una conquista sociale per noi abituati alla tenda.
Ero giovane, crebbi e lo vidi sempre piu' di rado. Poi ci ospito' appunto a Ibiza.
Non che fosse il mio idolo, Oscar. Ma anche io me lo immaginavo come se lo poteva immaginare mio padre.
Eppure, mai persona mi sembro' piu' sola di lui quando lo rividi.
Sembrava cercasse disperatamente qualcosa nel mondo che gli permettesse di dire senza vergogna: ho sbagliato. E' meglio uscire di casa e dire buongiorno che uscire e sapere di poter sparare liberamente.
Era effettivamente solo. Sapeva le lingue: catalano, castigliano, dialetto persiano, italiano, francese, un po' di inglese e un po' di tedesco. Leggeva la Divina Commedia, mica l'italiano da turista, insomma. Mi chiedeva di Verga, di Pirandello, di Foscolo... le poesie di D'Annunzio, l'Onda...
Era un curioso cronico. La prima volta che rientro' in Argentina dopo il 1978, lo fece in nave. Troppo scontato il viaggio in aereo. In aereo non viaggi, diceva, trasli da un luogo all'altro, senze percepire la distanza. In nave, come in treno o in macchina, viaggi. Il tuo corpo, la tua mente sanno di spostarsi sul globo. Ci sono le tappe, traguardi mentali necessari a ridefinire la geografia dei luoghi in cui transiti.
Ma era solo. E allora, siccome era un tecnico ed era curioso, entrava in plancia per chiedere una scemata e ci restava per tutto il viaggio. Ispezionava le sale macchina e chiedeva, chiedeva, chiedeva... anche per una semplice cosuccia chiedeva, incuriosito dal funzionamento, dal meccanismo, dalla fisica, dalla chimica. Mai avuto tante domande come da lui, te escluso, piccolo Samuele.
Beh, mi rendo conto che ormai ti avro' annoiato con Oscar, anche se mille ne avrei da raccontare.
Ma il finale, beh, il finale è dei piu' inaspettati da uno come lui, proprio perché assolutamente piatto, normale.
Oscar, ormai non piu' un giovane toro, fece sempre piu' fatica a trovare lavori istantaneamente, alla bisogna. Nei pozzi di trivellazione prendevano i piu' giovani, le norme di sicurezza e della qualità gli impedivano di fare il tecnico negli aeroporti.
Passo' quindi del tutto sulla nautica, aggiustando navi, facendo il capitano di una nave-galera francese... madagascar.. altra avventura.... beh... politica, ma senza partiti, vera anarchia, di quelle alla Pessoa... quella da dentro, quella bastarda.
L'ultima volta che lo vidi, si presento' a sorpresa sotto casa di mio padre. A momenti ci congelava li'. Era partito da Barcellona con uno di quei viaggi tipo 19 mila ma poi ti compri le pentole. Si mise d'accordo con l'organizzatore di non romprere le palle che lui non aveva una lira ma doveva assolutamente vederci... Faceva un freddo cane e lui era in camicia. Gli diedi un mio maglione che spero sia con lui in Argentina.
Sì, perché ora Oscar e' tornato in Argentina, l'ho sentito via messanger. Credo abbia fatto pace con il suo Paese. Credo abbia ritrovato una radice alla quale aggrapparsi, sulla quale costruire quel qualcosa che gli permetta, appunto, di dire senza vergogna: rifarei tutto esattamente come ho fatto, ma ora sono felice cosi'.
Lavora in un qualche ente statale, non so cosa faccia, ma non importa piu', ormai.
Me lo immagino, il suo animo irrequieto ormai pago, che dalla pace di una patria ritrovata sorride, sornione, seduto mollemente su una sedia di un qualche ufficio pubblico. E immagino qualcuno che passa, lo guarda e pensa al solito impiegato dalla vita squallida e monotona...
 

 

lunedì, dicembre 3

 
Ancora Fëdor. Leggo Umiliati e offesi stupendomi di come sono venuto a conoscenza di Dostoevskij, seguo i colloqui di Ivan Petrovic e Alesa e Natasa e Katja.. mi chiedo che fine avra' tutto questo apparente mistero... In qualche modo devo ringraziare Fraps, lui mi dette la mia prima lettura di Fëdor: Il Giocatore. Da lì rimasi stupefatto di come non avessi letto nulla di suo in tutto quel tempo...
 

 

domenica, dicembre 2

 
Lapizia. Ormai pensavo si fosse persa in chissà quali nebbie americane. Il suo sito non caricava più, il silenzio da Roma, nessuna amicizia in comune da consultare al volo. Ora una email: è qui.
 
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Invisibile, inesistente. Spartacus, love theme, avete presente? Fuori la nebbia, un freddo particolarmente ostinato, il natale alle porte e Broono che sembra volere a tutti i costi la neve. Io, invece, la neve non la voglio. Le due ruote sulla neve si comportano male, ci si cade, la neve a Milano fa schifo, diventa melma di cane grigia e puzzolente. Ma nevicherà: poco a Milano, tanto appena fuori. Ormai Milano ha il suo bravo microclima.
Sono nel portico, le note cascano e si rincorrono sotto le dita di quel genio di Bill, oggi più introspettivo che mai. Dovrei finire un lavoretto, ma è tutto il giorno che ci sono su e pur avendone già individuato le linee guida e la fine, so che questa è lontana. Scosto la tenda, il buio nemmeno si vede, sembriamo immersi in "una bottiglia d'orzata"...
Team. Domani mattina dovremmo riuscire a terminare un bel lavoretto. Il tutto è nato dall'esigenza di promuovere willy-nilly.org. Ci sono ben due operazioni in ballo, l'una sul territorio nazionale, l'altra delimitata al nord Italia e un pezzetto di svizzera. Della prima non so se posso parlare, non ne sono io l'artefice, pur avendo dato il mio supporto (solita ola da stadio più qualche coro organizzato, nulla di più :-), ma il target è davvero interessante e non vedo l'ora di avere un riscontro in termini di visibilità/apprezzamento. La seconda, invece, è partita da una mia ideuzza e dalle indubbie capacità di elementi di mia conoscenza. Mi riferisco a Ketty Pelati, Romeo Gentile e Jimmy R. Insieme e in pochissimo tempo hanno realizzato un vero e proprio videogioco che servirà di supporto alla comunicazione presso uno specifico target. Veicolo: una società di Milano che utilizzerà il videogioco come addendum regalizio per i propri clienti.
Io, personalmente, non solo mi sono divertito a metter giù il meccanismo iniziale, ma anche a osservare la nascita di questo piccolo gioiellino: concept del game di Romeo Gentile (detto tra noi, sprecato a programmare, vada a fare il creativo da qualche parte), che ha buttato la palla a Jimmy, il quale, credo nel giro di mezza telefonata si è tarato con Ketty per la fornitura dei characters. Lei, ovviamente, il mattino dopo aveva già pronti scene e personaggin... beh, insomma.. davvero non pensavo che riuscissero a capirsi così al volo. Piccolo confuso dettaglio nel finale, per via dei suoni ai quali io, davvero, non avevo pensato: troppe cose in ballo. Fortuna ha voluto che er Piga avesse tempo e disponibilità.... Beh, a me è rimasto da realizzare solo il mokeup del cd (rubacchiando tutto dal materiale inviatomi da Ketty). Già presentato al veicolo. Visto e piaciuto. Domani avrò il master e sarà tutto finito. Finito? Macché, è solo l'inizio...